Appendice alle spigolature sull’Occidente.
(note prese dalla “Pravda” n. 103 del 7 maggio 1913, e da Opere complete di Lenin, marzo-dicembre 1913 ).
Il risveglio dell’Asia
È forse trascorso molto tempo da quando la Cina veniva considerata il modello dei paesi di completo e secolare ristagno? Ora in Cina ferve la vita politica, un movimento sociale e uno slancio democratico si manifestano vigorosamente. Dopo il movimento russo del 1905, la rivoluzione democratica si è estesa a tutta l’Asia: la Turchia, la Persia, la Cina. Cresce il fermento nell’India inglese. Di grande interesse è il fatto che il movimento democratico rivoluzionario ha abbracciato ora anche le Indie olandesi, l’isola di Giava e altre colonie dell’Olanda, che hanno una popolazione di 40 milioni di abitanti. Portatrici di questo movimento democratico sono, in primo luogo, le masse popolari di Giava, tra le quali si è risvegliato il movimento nazionalista sotto la bandiera dell’Islam. In secondo luogo, il capitalismo, che ha creato una “intellettualità” locale, costituita da europei acclimatatisi che propugnano l’indipendenza delle Indie olandesi. In terzo luogo, la popolazione cinese, abbastanza notevole a Giava e nelle altre isole, che ha recato con sé il fenomeno rivoluzionario della patria.
Il marxista olandese van Ravesteijn, descrivendo questo risveglio delle Indie olandesi, nota che il dispotismo e l’arbitrio secolari del governo olandese incontrano ora una decisa resistenza e protesta tra le masse della popolazione indigena.
Cominciano i soliti fenomeni dei periodi che precedono la rivoluzione: sorgono con sorprendente rapidità sindacati e partiti. Il governo li vieta, provocando con ciò una esasperazione ancora più grande e un nuovo sviluppo del movimento. Così il governo olandese ha sciolto, poco tempo fa, il “partito indiano” perché nel suo statuto e nel suo programma si parlava dell’aspirazione all’indipendenza. Gli “sbirri” olandesi (a proposito, incoraggiati sia dai clericali che dai liberali: come si è putrefatto il liberalismo europeo!) hanno ravvisato in ciò la delittuosa tendenza a separarsi dall’Olanda! Il partito sciolto è naturalmente risorto con un altro nome.
A Giava è sorta l’unione nazionale indigena, che conta già 80.000 membri e che organizza comizi di massa.
Il capitalismo mondiale e il movimento russo del 1905 hanno definitivamente risvegliato l’Asia. Centinaia di milioni di uomini, umiliati, abbrutiti da una stagnazione medioevale, si sono destati a nuova vita e alla lotta per i diritti elementari dell’uomo, per la democrazia.
Nel mondo, gli operai dei paesi avanzati seguono con interesse ed entusiasmo questo possente sviluppo del movimento mondiale di liberazione in tutte le parti del globo e in tutte le forme. La borghesia europea, spaventata dalla forza del movimento operaio, si è gettata nelle braccia della reazione, del militarismo, del clericalismo e dell’oscurantismo. Ma il proletariato dei paesi europei e la giovane democrazia dei paesi asiatici, piena di fede nelle proprie forze e di fiducia nelle masse, viene a dare il cambio a questa borghesia che sta imputridendo prima di morire.
Il risveglio dell’Asia e l’inizio della lotta del proletariato d’avanguardia d’Europa per il potere segnano l’aprirsi di un nuovo capitolo della storia mondiale agli albori del XX secolo.
“I cambiamenti provocati nella vita dell’Asia dal contatto con gli europei – scrive Pannikar a conclusione del suo libro – sono cambiamenti radicali, di enorme portata, e non destinati a essere cancellati quando si affermerà un nuovo sentimento asiatico”. Sono cambiamenti che investono il campo del diritto pubblico e privato, le strutture economiche, sociali e politiche, la formazione di grandi stati nazionali, ogni aspetto della vita intellettuale e del costume. Dal contatto con l’Europa è nata e si va impetuosamente sviluppando una nuova Asia, che in una moderna organizzazione della propria vita ha potuto ristabilire più forti e vitali legami col proprio passato e le proprie tradizioni.
Siamo all’ultimo atto dell’Occidente.
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