L’idolatria del denaro la comune radice di mafie e guerre.
“ Ci sono dei momenti nella vita in cui tacere diventa una
colpa e parlare diventa un obbligo morale, una
responsabilità civile, un imperativo etico”.
È stato un appello alla partecipazione quello che don Luigi
Ciotti, fondatore di Libera, ha rivolto dal palco della Marcia
della Giustizia 2025. “C’è una diffusa stanchezza
democratica anche nel nostro Paese e sono convinto che il
fenomeno mafioso sarebbe già debellato se non ci fossero
coinvolgimenti tra mafia, corruzione e politica, massoneria
e poteri forti”. Nel ringraziare dunque magistrati, forze di
polizia e istituzioni impegnati alla lotta alle mafie, ha, da un
lato, esortato la cittadinanza a fare la propria parte, e
dall’altro, criticato alcune scelte governative: “Siamo
davanti a una politica che mette in campo leggi rigorose
nei confronti degli ultimi, ma dà armi spuntate contro la
criminalità mafiosa e dei colletti bianchi”. Ha poi parlato
della comune matrice delle mafie e delle guerre: “La radice
che le fa germogliare è la stessa: l’idolatria del denaro e
del potere. Se fossimo tutti più coscienti della nostra
fragilità legata alla nostra condizione di esseri mortali, non
sentiremmo l’impulso a farci del male e all’essere violenti;
sentiremmo invece il bisogno di volerci bene, di amarci e,
se necessario, soccorrerci. Nessuno sarebbe lasciato
solo”.
Sul riarmo don Ciotti ha detto: ”L’Europa parla di pace
stanziando 800 miliardi per armi e armamenti, quando nel
nostro Paese non ci sono soldi per affrontare fino in fondo
le politiche sociali. E negli ultimi provvedimenti sono stati
torli denari, già pochi, al mondo del terzo settore”. E
provocatoriamente, ha aggiunto: ”Mi auguro ci sia sempre
meno solidarietà e sempre più giustizia chi di dovere si
assuma la propria parte di responsabilità! Noi ce ne
occuperemo fino all’ultimo respiro della nostra vita, ma è la
giustizia sociale ad essere Fondamentale”.
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