La ‘ndrangheta, tra droga, affari e criptovalute.
Giovanni Bombardieri, calabrese, ha lavorato a lungo come magistrato nella sua terra d’origine, occupandosi di ‘ndrangheta, è stato sostituto procuratore alla Dda di Roma e oggi è procuratore capo a Torino.
“La ‘ndrangheta è stata sempre considerata una mafia di pastori, di agricoltori e proprio questa immagine le ha permesso di agire in sordina facendola diventare una delle mafie più pericolose al mondo.
A differenza di altre organizzazioni criminali ha sempre preferito agire nel silenzio, senza creare attenzione e oggi è una mafia di professionisti che in veste in criptovalute. Ricordo che nel 2015 – 2016 alcuni ‘ndranghetisti al telefono commentavano, ridendo, il fatto che loro avevano già la possibilità di pagare traffici di droga in bitcoin, mentre i trafficanti dei cartelli sudamericani li rifiutavano perché volevano moneta contante”.
Quella descritta da Bombardieri è mafia con ramificazioni e affari internazionali.
“Qualche anno fa, nel corso di una indagine su un omicidio verificatosi a Siderno, in Calabria, scoprimmo che il fratello ‘ndranghetista dell’assassinato andò fino a Toronto, in Canada, per ottenere spiegazioni su quel delitto”.
Nessun territorio può ritenersi indenne perché “la ‘ndrangheta c’è dove ci sono soldi e affari e ci sono tanti professionisti al suo servizio. In un’indagine che riguardava la cosca del Crotonese a Bologna, c’era una commercialista, poi arrestata, che era quasi lisingata di poter lavorare con un personaggio come Nicolino Grande Aracri, ‘ndranghetista di primo livello.
Era addirittura ammirata dal suo spessore criminale. Questo fa capire come la ‘ndrangheta non abbia sempre il volto della violenza, ma si presenti sotto varie forme. Quindi dobbiamo stare attenti perché siamo noi cittadini gli anticorpi che devono reagire ad ogni forma di illegalità”.
(Intervento svolto alla Marcia della Giustizia di Quarrata).
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