DISUGUAGLIANZE NELLA SOCIETA’ ITALIANA.
Dati anagrafici e sociali attinti dal rapporto pubblicato dalla Fondazione Leone Moressa (2022)
Non si tratta delle disparità fra Nord e Sud in Italia discusse per decenni e neppure fra zone ad alto e limitato sviluppo, ma delle discrepanze esistenti su tutto il territorio italiano, specialmente fra nati in Italia da un lato e, dall’altro, i nuovi arrivi e trapianti più o meno recenti che assommano a 5.193.669 (01.01.2022). Soprattutto per questa categoria, ma non solo, il miglioramento del livello occupazionale appare una sfida continua.
Non è che manchi la voglia di rimboccarsi le maniche. Tutt’altro. Soffermiamoci per alcuni istanti sui lavoratori e lavoratrici straniere (2.257.000). Non sono pochi: nel 2021 rappresentavano pressappoco il 10% del totale degli occupati, ma con il 2% tra le professioni qualificate e il 30% in professioni non qualificate, mentre tra gli italiani quest’ ultima percentuale si fermava all’ 8%.
Vien la voglia di supporre: gli immigrati sono o non sono dotati di una scolarizzazione e specializzazione riconosciuta e sfruttabile?! La parola “spreco” viene menzionata nel “Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione, edizione 2022” pubblicata dalla rinomata Fondazione Leone Moressa. Molti immigrati si trovano a dover svolgere lavori non qualificati o poco, pur essendo, a volte, in possesso di titoli di studio e varie competenze. Ci sono ragioni collaterali: tra queste menzioniamo la carenza o insufficienza linguistica, la necessità improrogabile di accedere al più presto ad un qualsiasi impiego per agevolare il rinnovo del permesso di soggiorno, la mancanza di reti familiari o di amicizie che facilitino il passaggio ad altri posti di lavoro più confacente alle proprie specializzazioni.
Negli ultimi anni sono aumentati gli arrivi “non programmati” (rotta balcanica e mediterranea), a cui occorre aggiungere i recenti flussi di profughi dall’Ucraina. Oltre alla sfida enorme del calo demografico in Italia, saranno sufficienti gli arrivi, sia programmati e no, a colmare i vuoti occupazionali? E, soprattutto, a impegnarsi per creare una società più giusta ed equa?
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