Lassù e laggiù.
La strada si fa sempre più stretta, mentre di tornante in tornante si arrampica verso il passo del Tourniol, a 1150 m. è una fresca giornata di novembre, e il sole gioca a nascondiglio con le nuvole. Una fitta foresta di pini è circondata al suolo da un tappeto di foglie rosse. A un certo momento, ecco un falco pellegrino al bordo della strada, che non si muove di un centimetro mentre passa la macchina. Maestoso.
Siamo nel massiccio del Vercors, tra Valence et Grenoble, nel dipartimento della Drome nel sud-est della Francia. Qui si organizzò nella seconda guerra mondiale uno dei più agguerriti corpi di partigiani francesi. Ci furono massacri dalle due parti.
Ma oggi, la natura selvatica ha ripreso la sontuosa tranquillità. Impressionanti strapiombi si alternano a pascoli verdi. L’aria quassù è pura. Purificatrice. Si passa il colle ed ecco una veduta mozzafiato su altre cime, altre foreste, altri paesaggi d’incanto. Il primo villaggio dopo venti chilometri sono tre fattorie e venti mucche che ruminano in un pascolo attaccato alla chiesa e il suo esile campanile.
Non passa una macchina, non si vede un essere umano. Si spegne il motore e uscendo sull’orlo della strada, intorno solo luce, aria, silenzio, e un gran senso di benessere fisico. Un gran senso di meraviglia e di pace mentale.
Nell’anticamera del cervello, si affollano le brutte notizie del mondo: guerre, ingiustizie, disgrazie, catastrofi. Ma per una volta, si erige un muro, li si lascia sull’uscio. Oggi, voglio sgomberare il pensiero da troppa confusione, da troppo pensieri cupi.
Quassù, accarezzando il cielo con gli occhi, sento il richiamo atavico dell’appartenenza a Madre Terra. che lusso questa lontananza dalla frenesia umana, dalle tante, troppe, attività laggiù nelle valli della modernità. Del cemento e del rumore. Lontano da questa folle di soldati ubbidienti della società dei consumi e dell’inquinamento.
Pensate, sono a solo una trentina di chilometri da quel mondo alla deriva. Per lunghi attimi, qui dove non si muove niente, tranne le foglie nel vento, lascio stare il pensiero, lascio che parlino tra di loro le mie viscere e l’energia della natura. È così semplice, no? Dai una calmata alla tua mente, leva i filtri della ragione e della razionalità, lasciati invadere da forze arcane che ti ricordano che veniamo da molto lontano, quando i cinque sensi non erano ancora schiavi dell’intelletto né del complesso di superiorità dell’uomo sulla vita.
Questo profumo d’autunno stuzzica le mie narici. Ed ecco che affiorano ricordi di un’infanzia lontana, vissuta in campagna su un altipiano austero, coperto di nevi sei mesi all’anno, schiaffeggiato da un vento ghiacciale. Ma incontaminato. Benedetta memoria che hai conservato l’essenziale di stagioni ormai sbiadite. Seduto su un sasso, mentre m’incanta il paesaggio, ecco la felicità di una età innocente che ritorna a galla. Mi sento bene.
Innocenza e felicità. Ricetta semplice troppo presto dimenticata. Come fa la vita a stroncare i sentimenti più semplici e puri? Come facciamo a complicarci la vita? Strato per strato, lasciamo che la nostra visione e i nostri sogni abdicano di fronte alla famosa realtà, fatta di convenzioni, costrizioni, comportamenti inflitti, conformismi imposti. Si parla di complessità e di complicazioni. Si dice che dobbiamo maturare, che diventare adulti è fondamentale. Un lavaggio di cervello dalla più tenera età. Un gregge di pecore attraversa la strada. Il pastore è una donna. il suo viso è marcato dal sole e dal vento. Mi sorride timidamente, poi via con gli animali verso pascoli più in alto. Avrei voluto fermarla e condividere questi miei pensieri con lei. Chissà se mi avrebbe detto che lei, la sua infanzia, se l’è tenuta stretta?
Le montagne intorno mi riportano alla stagione della giovinezza spensierata. Quante camminate, quante arrampicate, quanti valichi, quante cime innevate! L’uomo di fronte alla montagna. La purezza di un rapporto arcaico. Un sentimento che invade tutto il corpo e l’anima. In quei momenti lassù, senti che c’è qualcosa di potente intorno a te. Che ti dà forza.
Un mistero ti avvolge.
Capirai la fortuna di aver conosciuto quei sentimenti, più tardi nella vita, quando ti imbatterai in certezze, definizioni, spiegazioni, teorie e regole, tutte tese a rafforzare lo status quo e il dominio della mente su tutto il resto del nostro essere. E a imporre questa confusione esistenziale nella nostra vita.
Ma adesso, che si fa? Inevitabilmente, si deve tornare giù nella pianura. Laddove aspettano tutte le contraddizioni di questa vita schizofrenica. Come mi piacerebbe tornare tutto pulito dentro. Affrontare la vita come un bambino innocente. Aprire le braccia e il cuore senza calcoli, senza paure. Come quando mi buttavo all’indietro dal pontile della neve, e avevo cinque anni. E mi fidavo della vita.
Oggi, mi guardo intorno un po’ spaventato. So di fare parte di questo mondo alla deriva. Tanti gesti, tante abitudini contraddicono i miei ideali. Faccio parte del problema, ma vorrei tanto far parte di qualche soluzione. Contribuire ad invertire l’andazzo dominante. Rimettere al centro valori feriti con la fiducia, la curiosità, l’empatia, il dono, l’ascolto, il desiderio. Perché dobbiamo diventare così freddi e cinici mentre avanza la nostra età? Perché calcoliamo ogni nostra mossa, ogni paso che facciamo? Con questo timore permanente di rischiare, di buttarsi nella mischia, di accettare le nostre incertezze, i nostri dubbi, le nostre debolezze. Anni e anni a erigere muri e difese, a nasconderci dietro luoghi comuni e false sicurezze, a rimandare più in là gli appuntamenti con la gioia di vivere, con i misteri, con i voli pindarici dell’anima.
Allora mi rendo conto del pericolo di un pensiero egoistico. Che pensando solo a sé stessi, si rischia di sprofondare in un pozzo di infelicità. Guardo intorno e vedo tutti questi alberi che fanno una foresta, queste pecore che fanno una famiglia, queste nuvole che fanno un cielo, questi ciuffi d’erba che fanno un pascolo. La vita sta nei legami, negli intrecci, nella reciprocità. Guai a pensare di farcela da soli. Di credere che “l’inferno sono gli altri” …
Laggiù mi aspettano affetti e amicizie. Potrò di nuovo riscaldare il cuore e l’anima insieme ai miei compagni di strada. Mi tufferò di nuovo nelle acque calde della convivialità, della condivisione e della fiducia. Alla fine dei conti, questo è la vita, con tutte le contraddizioni che vuoi, con tutte le perplessità, tutte le angosce, tutte le sconfitte. Ma anche con tutte le gioie, tutti i piaceri, tutte le sorprese, tutte le meraviglie.
Quando mi prenderà lo sconforto, quando sentirò la stanchezza di vivere, quando dubiterò dei miei ideali, so che potrò sempre tornare quassù e riempire i polmoni, il cuore e l’anima della purezza gratuita di Madre Terra.
Dove sognare è sempre lecito…
(48)
![]()




