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Fratelli tutti: la politica come tenerezza e gentilezza.

La nuova enciclica di Papa Francesco, firmata sulla tomba di Francesco d’Assisi il 3 ottobre, sarà una pietra miliare nella dottrina sociale della Chiesa. È vasta e dettagliata nella sua tematica, cercando sempre di aggiungere valori (…) anche dal liberalismo che critica fortemente. Sarà certamente analizzata in dettaglio da cristiani e non cristiani poiché si rivolge a tutte le persone di buona volontà. Sottolineerò in questo spazio ciò che considero innovativo rispetto al precedente insegnamento dei Papi.

In primo luogo, deve essere chiaro che il Papa presenta un’alternativa paradigmatica al nostro modo di abitare la Casa Comune, che è soggetta a molte minacce. Fa una descrizione delle “ombre dense” che equivalgono, come lui stesso ha affermato in vari pronunciamenti, a “una terza guerra mondiale a pezzi”. Attualmente non esiste un progetto comune per l’umanità. Ma un filo conduttore attraversa tutta l’enciclica: “essere coscienti che o ci salviamo tutti o nessuno si salva”. Questo è il progetto nuovo, espresso con queste parole: ”Consegno questa enciclica sociale come un umile contributo alla riflessione perché di fronte ai vari modi di eliminare o ignorare gli altri, si sia capaci di reagire con un nuovo sogno di fraternità e amicizia sociale”.

Dobbiamo capire bene questa alternativa. Siamo arrivati e siamo ancora all’interno di un paradigma che sta alla base della modernità. È antropocentrico.è il regno del dominus: l’essere umano come signore e padrone della natura e della Terra che hanno senso solo nella misura in cui sono subordinate a lui. È un paradigma che ha cambiato la faccia della Terra, ha portato molti vantaggi ma ha anche creato un principio di autodistruzione. È l’attuale impasse delle “ombre dense”. Di fronte a questa visione del cosmo, l’enciclica Fratelli tutti propone un nuovo paradigma: quello del fratello, della fraternità universale e dell’amicizia sociale. Sposta il centro: da una civiltà tecno-industrialista e individualista a una civiltà solidale, della preservazione e cura di ogni vita. Questa è l’interpretazione originale del Papa. In questa svolta sta la nostra salvezza: supereremo la visione apocalittica della minaccia della fine della specie con una visione di speranza, che possiamo e dobbiamo cambiare rotta.

La mancanza di solidarietà ci impedisce di accorgersi che non esiste unicamente “il mio mondo”, ma che esistono anche gli “altri”. Abbiamo creato delle “barriere di autodifesa” per cui “molti non vengono più considerati esseri umani con una dignità inalienabile e diventano semplicemente “quelli”. Papa Francesco aggiunge che : ” passata la crisi sanitaria, la peggiore reazione sarebbe quella di cadere ancora di più in un febbrile consumismo e in nuove forme di auto-protezione egoistica”. E conclude con un grande desiderio: “Voglia il cielo che alla fine non ci siano più “gli altri” ma solo un “noi”. Alla fine rievoca la figura di Charles de Foucauld, “fratel Carlo di Gesù”, che nel deserto del Nord Africa insieme alla popolazione musulmana voleva essere “indefinitiva il fratello universale”. Facendo suo questo proposito, Papa Francesco osserva: “Solo identificandosi con gli ultimi arrivò ad essere fratello di tutti”.

Francesco ha fatto la sua parte. Sta a noi non permettere che il sogno sia solo un sogno, ma sia l’inizio seminale di un nuovo modo di vivere insieme, come fratelli e sorelle, più la natura, nella Casa Comune.

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