L’Europa è primizia di un mondo a venire

“Protezione del nostro stile di vita europeo”: questo è il titolo di una delle rinnovate Commissioni del Parlamento Europeo. Suo compito è occuparsi di flussi migratori e affari interni.
Dunque si da per certo che esista uno stile di vita europeo, così ben definito da poterlo proteggere. Cerco di intendere di cosa si tratti.
Questo continente ha la più alta concentrazione di democrazie formali. Non sono uno stile, ma la tappa raggiunta da una lunga storia di tirannie, nazionalismi, guerre.
Non è alla forma politica che si riferisce il titolo della Commissione. Non si riferisce all’economia, dove la moneta euro non è l’unica in circolazione. Neanche alla religione, suddivisa in vari culti sparsi tra le nazioni.
Che sia la cultura lo stile da proteggere? Ma è per costituzione meticcia, porosa, assorbente di influenze e impulsi provenienti dall’intero mondo. La protezione è in contraddizione con la cultura, che ha bisogno vitale di finestre aperte, di spifferi e ventate, non di aria condizionata.
Non esiste uno stile di vita europeo, che dovrebbe tenere insieme Malta e le Far Oer, Portogallo e Finlandia. Esiste la storia tragica del continente più bellicoso della storia umana, guerrafondaio all’interno, esportatore di conflitti al di fuori. Al culmine delle sue distruzioni è sorta la Comunità Europea, che per la prima volta ha sperimentato la fine dei suoi conflitti. Questo enorme risultato politico ha consolidato un’area di prosperità e di pace.
Non è uno stile, non è opera di stilisti, ma di profeti politici. Hanno sconfitto i nazionalismi, ricacciandoli nella zavorra della storia. Esistono ancora sotto la falsa definizione di sovranismi, ma le recenti elezioni europee le hanno relegate a fenomeno di retroguardia, capace di rallentare ma non arrestare l’unione del continente. Il pasticcio dell’uscita della Gran Bretagna dimostra l’autolesionismo dell’isolamento.
Esiste una gioventù nata e cresciuta in questa area senza frontiere e con titoli di studio condivisi. Esiste la prima generazione autenticamente Europea, che ha potuto viaggiare, farsi visita e conoscersi. Questa gioventù detiene il nuovo stile di vita europeo e non ha bisogno di una Commissione per proteggere i propri traguardi presenti e futuri.
Europa è primizia di un mondo a venire che regola i suoi conti dentro istituzioni comuni.
Anche lo scetticismo di chi magari sorride a queste mie constatazioni fa parte del nuovo ossigeno politico, nato dalle ceneri ancora calde della più grande distruzione di massa della storia umana.
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