La vita ha senso?
Hélio Pellegrino diceva che sarei diventato un buon psicoanalista. Gli ho risposto che la differenza tra noi era che lui riceveva su appuntamento mentre io no; lui si faceva pagare, io no…
Noi frati, sacerdoti e pastori siamo spesso ricercati da persone in difficoltà bisognosi di orecchie attente e parole di conforto. Suppongono che, per la nostra funzione, tutti noi siamo persone etiche e in grado di mantenere le confidenze perché tenuti al segreto della confessione.
Il pericolo è quando il religioso pensa di poter sostituire il terapeuta o si convince di essere, in effetti, un guru degno di discepoli che lo incensano con ammirazione. A volte questa dipendenza degenera nell’abuso sessuale. La prostituta consegna il proprio corpo, ma non l’anima. E chi consegna l’anima, rende il corpo vulnerabile.
Viktor Frankl (1905-1997), psichiatra austriaco fondatore della logoterapia, aveva l’abitudine, dopo aver raccolto lo sfogo dei suoi pazienti, di chiedere: “Perché non ti uccidi?” Sì, se la vita è così dolorosa e i problemi sembrano insormontabili, perché insistere nel continuare a vivere?
C’era sempre una scusa, una ragione che impediva alla persona di por fine all’esistenza: “Non mi uccido a causa di mia figlia”; “Perché ho fede”; “Perché voglio finire di pagare le rate della proprietà della mia famiglia”, ecc.
Ciò che differenziava Frankl da Freud era che questi considerava la frustrazione sessuale quale causa di molte angosce, mentre il primo indicava come causa la volontà intenzionale, cioè la mancanza di significato dell’esistenza.
Quanti giovani, oggi, sperimentano l’angoscia di fronte alla vita? Fanno terapia, assumono farmaci, passano da un’attività all’altra senza che nessuna di esse li soddisfino. Alcuni si rifugiano in alcool o droghe, come se la vita fosse un peso insopportabile tale da richiedere una stampella su cui appog-
giarsi. Altri, come gli assassini di Suzano (SP)’, trasformano il risentimento in violenza letale, sacrificando vite altrui e le proprie.
Non ricordo di aver visto così tanto sgomento giovanile negli anni ’60, all’epoca dei miei 20 anni. Forse perché la generazione degli “anni d’oro” era drogata di … utopia! Non volevamo cambiare solo il taglio dei capelli e la moda. Volevamo cambiare il Brasile e il mondo.
Quindi l’aggettivo nuovo caratterizzava l’ottimismo diffuso: la bossa uova (genere musicale nato alla fine degli anni ’50), il cinema novo (movimento di rinnovamento cinematografico, anch’esso sorto sul finire degli anni ’50), i Novos Baianos (gruppo musicale nato alla fine degli anni ’60, che mescolava rock, musica popolare brasiliana e vari ritmi musicali brasiliani), ecc. Consumare idee e cultura era più importante del comprare un’auto nuova.
Il neoliberismo, con dosi da cavallo di edonismo e consumismo, è ora in grado di narcotizzare una buona parte della gioventù tra i 15 e i 30 anni. Essi ancorano i propri sogni attorno a quattro presunti valori: ricchezza, bellezza, fama e potere. Anche se non tutti vogliono tutto. Le preferenze ricadono sul sogno di diventare ricchi e mantenere un aspetto fisico seducente come se si avesse scoperto l’elisir dell’eterna giovinezza. Ci sono, tuttavia, molti giovani che, nonostante le difficoltà affrontate (mancanza di reddito, disoccupazione, accesso a studi qualificati) sono felici di abbracciare un progetto di vita. Hanno trovato un senso per il quale la vita vale la pena.
Ci sono quelli per i quali il significato è semplicemente personale, come diventare un buon professionista o formare una famiglia. Molti, tuttavia, hanno un senso altruistico, fanno delle loro vite un servizio affinché altri abbino vita. È da questo terreno fertile che sorsero personalità come Betinho, Chico Mendes, Marielle Franco, Gandhi, Mandela e Luther King.
Tra i giovani che si impegnano in progetti sociali, ci sono quelli che, partendo da un’ideologia d’elite, si sforzano di migliorare i meccanismi istituzionali tesi a ridurre e combattere gli effetti nocivi della disuguaglianza sociale senza mai interrogarsi sulle cause di tali mali.
E ci sono coloro che, sensibilizzati dagli effetti, si mobilitano per attaccarne le cause. Costoro sono considerati nemici dal neoliberismo. Da qui nascono la “Scuola Senza Partito”2, la militarizzazione dell’educazione, gli attacchi a tutti coloro che osano denunciare che il re è nudo.
Il fatto è che c’è perseveranza solo laddove c’è speranza. E coloro che più temono la morte sono quelli che meno hanno saputo valorizzale la vita.
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