FASCISMO: E’ DAVVERO TORNATO?
Forse non era mai scomparso del tutto. Si era solo nascosto sotto la cenere
in attesa che qualcuno lo riportasse in superficie.
Alcune riprese televisive mostrano che i paladini della difesa dell’
italianita’ contemporanea vestono ancora di nero. Le temute
contaminazioni a sfondo razziale non sono una invenzione di oggi.
Oggi l’attenzione è rivolta specialmente agli Africani, nei decenni
precedenti erano “ gli Ebrei, i Mediterranei Orientali e, in generale, anche
gli Africani”.
Era il 1938 quando, con il Manifesto degli Scienziati razzisti, erano esplosi i
primi prodromi di rigurgito razziale. Il Manifesto era composto da dieci
scienziati, tra l’altro poco conosciuti, tra i quali spiccavano due di loro
(Sabato Visco e Nicola Pende) che protestarono per essere stati inclusi
controvoglia. Il movimento, sostenuto da Mussolini, aveva avuto in
concessione, leggasi regalato, una sede di tutto rispetto nella capitale, il
palazzo Wedekind, a mezza strada fra Montecitorio e Palazzo Chigi.
Tutti i mezzi di stampa si erano inchinati di fronte al volere del capo.
Evviva la liberta’ di stampa!
La conseguenza: gli Ebrei furono privati dei loro diritti civili, espulsi dalle
scuole e dagli impieghi pubblici. Ancora oggi, in alcuni ambienti, si fa fatica
ad ammettere l’opera preziosa svolta dal Vaticano per la protezione degli
Ebrei, soprattutto durante la Seconda Guerra Mondiale.
Era il 1938. Ma non dimentichiamo che da diversi anni Hitler, dalla
Germania, aveva piu’ volte manifestato e caldeggiato il desiderio che cio’
accadesse. Sottolineiamo, a tale riguardo, che ne’ la Spagna ne’ il
Portogallo, alleati di Hitler, si ritennero in dovere di promulgare leggi
razziali. Niente di nuovo sotto il sole, anche oggi la ripetizione di molti
stereotipi non manca sia nei titoli dei giornali che nei mass media in
generale e il dito viene puntato, di volta in volta, contro gli Albanesi, i
Rumeni, gli Arabi e gli immigrati in generale.
Quasi nessuno oggi parla o scrive di razzismo biologico: teoria sconfitta,
speriamo archiviata per sempre. Esistono modi più subdoli: gli articoli e le
prese di posizione avanzate da alcune formazioni politiche sono noti:
occorre difendere gli Italiani dalla minaccia costituita da altre etnie. “Dare
la colpa” agli altri, non importa se poveri e indifesi, e’ un meccanismo che
fa presa se trova il terreno adatto. Dei 2.652 episodi di discriminazione
rilevati dall’Unar nel 2016, il 69% – ovvero più di 1800 – riguarda fatti
discriminatori per motivi razziali, con una media di 5 al giorno. A questi si
aggiungono i dati sui crimini d’odio: secondo l’Odihr (Office for Democratic
Institutions and Human Rights) dell’Ocse, su 555 crimini d’odio rilevati
dalle Forze dell’Ordine in Italia nel 2015, 369 erano relativi a episodi di
razzismo e xenofobia. A cui si aggiungono altri 101 casi riportati da altre
organizzazioni. La relazione della commissione d’indagine del Parlamento
italiano su fenomeni di odio, intolleranza, xenofobia e razzismo (nota come
Commissione Jo Cox) dimostra infine l’esistenza di una piramide dell’odio
alla cui base si pongono stereotipi, rappresentazioni false o fuorvianti,
insulti, linguaggio ostile “normalizzato” o banalizzato e, ai livelli superiori,
le discriminazioni e quindi il linguaggio e i crimini di odio”.
L’informazione sui cittadini di origine straniera presenti in Italia va
normalizzata basandosi su dati precisi di realtà e con informazioni corrette.
Queste non mancano, fortunatamente. Solo vanno ascoltate. Altrimenti vale quel che diceva Primo Levi, ebreo con 11 mesi nell’inferno di Auschwitz: “e’ avvenuto ieri, puo’ accadere di nuovo”.
Tony Paganoni, scalabriniano
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