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Triste storia d’emigrazione

di Andrea Cantaluppi

Avanti c'è posto
Avanti c’è posto
Ecco come si presentano le bande dei narcos
Ecco come si presentano le bande dei narcos
Un militare della migrazione USA scova un passaggio notturno sul Rio Grande
Un militare della migrazione USA scova un passaggio notturno sul Rio Grande

 

 

 

 

 

 

 

 

Ecco come si "viaggia"
Ecco come si “viaggia”
Si scavalca l'infame muro
Si scavalca l’infame muro

 

 

 

 

 

 

 

 

Un giovedì pomeriggio come sempre aspettando i migranti, arriva un signore del Centro America, esattamente dell’Honduras. Suona il campanello e mi chiede assistenza. Quando vedo in che stato era lo faccio subito entrare. Era stato picchiato e riusciva appena a parlare. Gli chiedo di venire nel mio ufficio per parlare in privato. Prima di conoscere la storia già provavo rabbia immaginando quello che gli avevano fatto. Con un bicchiere d’acqua in mano e bevendo a piccoli sorsi, comincia a raccontare quello che gli era successo. Mi chiamo Arnoldo Alvaro Celaya, ho 47 anni, sono un contadino originario del Municipio di Arenal del Dipartimento Yoro, Honduras. Dopo aver preso una decisione molto difficile, dissi a mia moglie e ai miei figli che avrei provato ad andare negli Stati Uniti per cercare un lavoro e poter tirare avanti, visto che nel mio Paese la situazione economica non mi permette di dare alla mia famiglia una vita dignitosa. Ho 4 figli e voglio che  siano istruiti e che abbiano un buon livello di vita. Per questo ho dovuto lasciarli, ma li porto sempre nel mio cuore. Loro mi danno la forza per andare avanti, affrontando le umiliazioni e gli abusi di quelli che ho incontrato nel mio percorso. Ho viaggiato in treno, a volte in pullman o in bicicletta. Ho lasciato casa quattro mesi fa, mi sembra un’eternità. Mi mancano mia moglie, i miei figli e il mio cane che mi accompagnava quando andavo a coltivare.

Durante il viaggio ho conosciuto molti compaesani che vanno via lasciando tutto e altri che hanno già provato più volte a superare il confine, per questo conoscono la strada e i posti dove possono aiutarci, e naturalmente anche quelli che vogliono approfittare della situazione. Anche a me è successo: ho conosciuto un compagno in Terra Bianca, Veracruz, siamo diventati amici. Ci siamo spartiti il cibo e quello che guadagnavamo era per entrambi. Siamo arrivati insieme a Nuevo Laredo, viaggiando in treno. Verso le 3 del mattino siamo arrivati in città e lì è cominciato il mio incubo.   

Il mio amico spaventato mi grida di correre perché alcuni camion con uomini armati ci stavano aspettando. In treno eravamo in 70, e quando salto, siccome c’era poca luce, cado male e mi faccio male al piede. Non ho corso molto; dietro di me tre uomini mi bloccano e cominciano a picchiarmi lasciandomi in terra e privo di sensi. Quando mi sono risvegliato mi vedo legato mani e piedi, dentro una stanza con altre persone che erano state catturate come me. Verso le dieci di mattina mi hanno fatto alzare e mi hanno chiesto con chi stavo viaggiando e di dov’ero. Hanno frugato nelle mie tasche, mi hanno spogliato lasciandomi in mutande. In quel momento pensavo solo alla mia famiglia. Mi hanno chiesto come si chiamava la mia guida e io dissi che viaggiavo solo e che era la prima volta che vedevo quei posti. Che non volevo venire a Nuevo Laredo, che volevo andare a Reynosa. Avevo già sentito parlare degli Zeta, della loro spietatezza. Davanti ai nostri occhi hanno ammazzato 5 persone solo perché i loro familiari non avevano pagato il riscatto secondo scadenza. Mi spaventai ancor di più: io non ho una famiglia che mi può sostenere economicamente negli Stati Uniti. Non ho nessuno che possa rispondere per me. Molti gridavano, ma per loro siamo tutti uguali; uomini, donne e persino i bambini. Sono persone senza cuore che non rispettano la vita e a cui non importa la nostra situazione.       

Hanno continuato a picchiarmi fino a quando mi hanno lasciato così come mi vede, con gli occhi rossi per i colpi, pugni in faccia, nella schiena, allo stomaco. Non ci hanno mai dato da mangiare, solo acqua e a volte un po’ di zuppa Maruchan. Grazie a Dio è arrivato l’esercito in alcune case lì vicino e così alcuni di noi sono riusciti a scappare. La prima cosa che ho fatto è stata quella di cercarvi per aiutarmi a tornare a casa mia e dimenticare l’inferno che ho vissuto cercando il sogno americano. Magari nel mio villaggio non ho tutto, ma ho la mia famiglia e insieme riusciremo ad andare avanti. Ci sono persone che come me si avventurano cercando posti dove si trova solo la morte, come quelli che sono stati uccisi e altri di cui nessuno racconta.

Questi cenni di una sofferenza crudele, feroce, inumana, uguale a migliaia di altre, é stata raccolta da Costantino Velasquez, “Tino” per tutti noi volontari che abbiamo frequentato la Casa del Migrante gestita dagli scalabriniani a Nuevo Laredo. Messico. Sono anni che Tino assiste i migranti e di storie come queste ne ha viste ed ascoltate molte, ma la sua indignizione è sempre la stessa.

Con questa sofferta testimonianza diamo voce ai veri protagonisti di quanto andiamo raccontando sul nostro sito, sapendo che non riusciremo mai a far capire fino in fondo questa atroce realtà.


Un jueves en la tarde como siempre esperando a los migrantes, me llego un señor Centro Americano específicamente de Honduras tocando el timbre pidiendo el servicio de la casa, al verlo en la situación que estaba lo hice pasar inmediatamente llego muy golpeado y a penas podía hablar. Le pedí que pasara a mi oficina para hablar mas en privado y saber lo que le paso. Antes de saber la historia ya sentía una rabia de imaginar lo que le habían hecho. Con un vaso de agua en mano y tomando tragos pequeños empezó a contar lo que vivió.

 Mi nombre es Arnoldo Alvarado Celaya tengo 47 años soy campesino originario del Municipio de Arenal del Departamento Yoro Honduras. Tomando una difícil decisión hable con mi esposa e hijos y les plantee la idea de venir a los Estados Unidos para buscar un trabajo y poder salir adelante ya que en mi país la situación económica no me lo permite para dar una vida digna a mi familia, tengo 4 hijos y quiero que ellos tenga una educación y una calidad de vida pero para eso tuve que dejarlos teniéndolos siempre presente en mi corazón. Ellos son la motivación y las fuerzas para seguir adelante enfrentando humillaciones y abusos de diferentes personas en trayectoria. He viajado en tren ,a veces en combis y otras en raí o aventón, llevo ya cuatro meses que salí de mi casa y se me hace una eternidad extraño a mi esposa y a mis hijos y  a ese perro que me hacia compañía cuando iba a mi potrero a ver mi siembra.

En el camino he conocido muchos paisanos que salen dejando todo y algunos que ya han intentado cruzar varias veces conocen la ruta y lugares donde nos pueden ayudar y como en todos lados también hay personas que nos quieren hacer daño. Y en mi no seria la excepción conoci  a un compñaero en tierra blanca Veracruz y nos hicimos amigos compartiamos comida y lo que ganábamos era para los dos,fue asi que llegamos a nuevo laredo viajando en tren como a las 3 de la mañana arribamos a la entrada de esta ciudad y ahí empezó mi pesadilla.

Mi compañero asustado me grito que corriera porque unas camionetas con hombres armados nos estaban esperando, en total en el tren viajan como unas 70 personas a lo largo de los vagones, y yo al brincar como había poca luz cai mal y me lastime el pie no alcanse a correr mucho porque detrás de mi unos tres hombres me atraparon y me empezaron a golpear dejándome tirado e inconciente ,al recobrar la consiencia me di cuenta uqe estaba amarrado de pies y manos en un cuarto entre varias personas que también habían capturado.Como a las diez de la mañana posiblemente me levantaron y me preguntaron que con quien viajaba y de donde era empezaron a revisar mis bolsillos me quitaron mi ropadejandome solo en ropa interior en ese momento solo pensaba en mi familia. Mepreguntaron por el nombre de mi guía y yo le dije que viajaba solo y que era la primera vez que andaba por estos lugares, en si nosotros no queríamos llegar a nuevo laredo el destino era reynosa. Ya había escuchado hablar de los zetas y que son despiadados,lo pude comprobar frente a nosotros mataron a 5 personas según porque sus familiares no respondieron con el dinero y el plazo que pusieron. Me asuste mas yo no tengo familia que me apoye en eeuu ,no tengo a nadie que responde por mi,muchos gritaban para ellos todos son iguales hombres o mujeres y hasta niños,son personas que no tienen corazón que no respetan la vida y no les importa nuestra situación.

Me tuvieron golpeando varios días hasta dejarme asi como usted me ve,con los ojos rojos de golpes que me pegaban ,vaeces en la cara ,en la espalda ,estomago y no nos daban de comer solo agua y a veces alguna sopita marucham.Gracias a Dios surgio un milagro el ejercito llego a unas casas cerca de ahí y fue asi como algunos podimos escapar y lo primero que hice fue buscar a ustedes para que me ayuden  a regresar a mi país y olvidar el infierno que vive buscando el sueño americano,en mi pueblo talvez no lo tenga todo pero estoy con mi familia y juntos saldremos adelante. Hay personas que nos aventuramos a lugares donde solo podemos encontrar la muerte como esas personas que mataron y otras masq ue nadia cuenta de ellas.

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