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Alla frontiera del Nord

Il Rio Bravo che segna il confine tra il Paese del Grande Sogno e il territorio messicano, non è più quello dove il grande Tex con suo fido cavallo si abbeveravano in attesa d’incontrarsi con i Navajo, ma è diventato una barriera liquida dove i migranti muoiono tra i suoi gorghi.

Nell’articolo che riporto ripreso da “Nueva Hora”, si legge una dichiarazione del capo dei soccorritori dei vigili del fuoco che dichiara che tutti quei morti sono dovuti al fatto che la gente si fa il bagno dopo aver mangiato e muore d’indigestione!

Quindi l’ipocrisia istituzionale indica i migranti, che non hanno mai avuto la pancia piena, come turisti un po sprovveduti che non seguono le regole più elementari.

Sul giornale dove lavorava la nostra Marisol non si facevano scrupolo, così come per tutta la stampa sud-americana in genere, di pubblicare foto di morti annegati o vittime massacrate della tratta dei narcotrafficanti.

L’orrore, per vendere più copie, va mostrato in tutta la sua crudeltà e questa mentalità fa sì che le mamme portino i loro figli a vedere un morto ammazzato per far capire che si muore.

I migranti che decidevano di passare la frontiera ricevevano da noi avvisi di stare attenti e di prendere le dovute precauzioni sia per passare il fiume che per attraversare il deserto.

Una volta a settimana veniva nella casa di Nuevo laredo un frate francescano che illustrava le vie da evitare e quelle più sicure una volta essere riusciti a passare il confine. Vi allego una sua cartina che illustrava dove era pericoloso, (presenza delle forze dell’ordine), sia quelle più libere, incluse le miglia da fare.

Si sapeva da parte dei migranti di rischiare la vita, ma questo era meno pericoloso che rimanere a casa senza futuro!

Questi articoli che v’invito a leggere sono il mio viatico in attesa che il Papa vada su quel confine a metà febbraio, per aiutarvi a capire la situazione dall’interno.

 

CARTINA GEOGRAFICA

5 OTTOBRE 2007

Andrea Cantaluppi

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