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23 dicembre 2015, che festa sia!

Ieri sera gli Scalabriniani mi hanno offerto l’opportunità di passare una serata di festa insieme ai migranti ospiti della Casa d’accoglienza da loro gestita a Roma.

Prima di andare mi sono posto delle domande da tipico eurocentrico: come si vive il “senso” di una festa tipicamente cristiana da parte di musulmani o di non cattolici? Come si continua a condividere con gli europei una vicinanza piena di diffidenza reciproca dopo i fatti di Parigi? Multiculturalità. Accoglienza. Integrazione. Insomma, curiosità e ricerca mi hanno spinto ad andare avendo aspettative diverse alla festa.

Apro la porta e…mi dimentico tutte le domande.

Colori, odori forti, sorrisi, sguardi d’intesa appena accennati tra sconosciuti e mi rendo conto che se c’è un problema, quello sono io con le mie elucubrazioni mentali.

Prendo il blocco d’appunti e mi aggiro tra i “cuochi” che stanno preparando piatti del loro paese. Mi guardano con scetticismo ma quando spiego che voglio capire la cultura che sta dietro le loro ricette si sciolgono e mi accolgono allegramente. Le risate aumentano quando mi dicono nella loro lingua i nomi degli ingredienti, il nome della ricetta che io regolarmente faccio fatica a capire e a scrivere. Viene fuori un incontro pieno d’interesse, io che chiedo da dove vengono, quale piatto preferito ricorda quello della loro mamma, e loro che capiscono che da questo gioco potrà venire fuori un qualche cosa che va oltre la gastronomia ma che interessa molte altre cose. Ci diamo appuntamento a dopo le feste per continuare ad approfondire le radici d’ognuno.

Un grande albero di natale sta luccicando da un angolo del salone, forse è l’unico segno un pò stonato di una festa che inizia con bambini che corrono, palloncini colorati che volano, telefonini che scattano foto piene di sorrisi e di abbracci. Tamburi che suonano ed evocano un mondo lontano, come tam tam che chiamano a raccolta tutte le genti, aprono la festa.

Su tre tavolate ci sono gli invitanti piatti multietnici che urlano l’abbraccio mondiale a tutti coloro che hanno fame e che vengono accolti con umiltà e gioia. Sono tante le nazionalità presenti in questa casa: ragazzi soli, nuclei famigliari interi, tutti con i loro drammi personali che per stasera verranno dimenticati. Domani si tornerà a rivivere il dramma di chi è fuggito dalla guerra, dalle persecuzioni politiche, dalla fame in cerca di una speranza e di un futuro. Per il momento hanno trovato accoglienza in una casa loro amica, e per sottolineare con forza il senso di accoglienza, nonché il senso d’integrazione, nella casa oltre la cappella cattolica, è stata ricavata anche una moschea!

È qui che siriani, afghani, eritrei, malesi, del Burkina Faso, senegalesi, nigeriani, congolesi, pakistani, colombiani, kossovari, ghanesi, birmani, ecuadoregni hanno trovato un momento di respiro. Veder giocare tra loro i bambini che si rincorrono senza remore culturali ma essendo solo bambini felici, viene da pensare che la bandiera dell’ONU sia stata issata per una serata sopra questa casa.

L’unica, seria, insormontabile difficoltà è stata quella di spiegare il gioco della tombola. Non c’è stato modo di far capire cosa sia e come si realizza un ambo, o un terno o la cinquina. Ad ogni numero chiamato si alzavano braccia e urla tumultuose chiedevano il premio! La tombolata è finita per esaurimento nervoso del cartellone e per mancanza di premi. Al prossimo anno forse andrà meglio.

Eduardo Galeano, premio Nobel per la pace, da poco scomparso, diceva: ” molta piccola gente in un luogo piccolo, facendo cose piccole, può cambiare il mondo”.

Dopo quello che ho visto ieri sera penso che sia proprio così.

23 décembre 2015(PDF Français)

23 dicembre 2015(PDF Español)

Andrea Cantaluppi

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