Il senso del viaggio
Qualcuno ha detto che l’essenza del viaggiare è il viaggio stesso. (Io propendo più per il teletrasporto).
Sono in sintonia con gli scrittori di grandi viaggi che hanno saputo cogliere e descrivere il “profumo” di questa essenza, solo se mi viene data l’opportunità di andare avanti lungo la mia strada cercando di superare ostacoli naturali, difficili e imprevisti, e non burocratici.
(Vedi la nevrosi da attentati terroristici imposta dagli USA negli areoporti, dove si è costretti a file interminabili e ridicole).
Viaggiare per vivere emozioni, su mezzi di trasporto del tutto inaffidabili, (come il biplano ai confini degli Urali), per scoprire le diversità geo/culturali, per ritrovare se stessi, per cogliere quell’attimo di luce che dalle tue parti non c’è, per annusare il profumo intenso di un frutto mai visto.
Si viaggia per vari motivi. Il turismo è la molla trainante che è diventato sinonimo stesso del viaggiare. Ma si viaggia per lavoro, e qui sia i mezzi di trasporto che le condizioni diventano ben altra cosa. Ci si sposta su qualsiasi mezzo, a qualsiasi ora, e il viaggio diventa monotona routine. Nessuno guarda al di là di un vetro, cambiano le stagioni e il clima esterno, ma quello interno fa vedere solo grigio.
Poi si viaggia per disperazione senza sapere se si arriverà in qualche posto. Si viaggia per sfuggire alla fame e alla guerra, e il mezzo più bello e sicuro sarà quello che ci farà toccare una sponda amica.
Il viaggio qui fotografato, sopra il tetto di un treno senza classi, ospiti forzatamente accolti su delle merci variamente accatastate, dove le vette andine toccano il cielo, aiuta a misurare l’orrido, la paura del vuoto, ad ammirare l’immensità degli spazi racchiusi sgomenti dentro quel se stessi che si era pensato di aver lasciato a casa.
Il senso di questo viaggio è l’aria frizzante che fa arrossire gli occhi e secca la gola; assaporare una diversità che obliga a pensare; una sfida con noi stessi; un diverso modo di vivere il tempo; uno sguardo fugace su come vivono gli “altri”.
Andrea Cantaluppi
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