{"id":15205,"date":"2025-10-04T10:29:41","date_gmt":"2025-10-04T08:29:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/?p=15205"},"modified":"2025-10-04T10:29:42","modified_gmt":"2025-10-04T08:29:42","slug":"gli-occhi-parlano-nella-notte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/?p=15205","title":{"rendered":"Gli occhi parlano nella notte."},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Il momento pi\u00f9 prolifico della giornata, quando mi trovo nel secondo Paese pi\u00f9 popoloso dell\u2019Africa, l\u2019Etiopia, \u00e8 sicuramente quando si spengono le luci, il suono della foresta lambisce le orecchie e il mondo umano tace, lasciando spazio alla quiete della notte. Senza internet e luce rimangono solo le immagini che gli occhi, come piccole fotocellule, hanno catturato. Riemergono dettagli, lembi di frasi, suoni e profumi che hanno caratterizzato il tempo trascorso.<\/p>\n\n\n\n<p>Le piccole pupille degli occhi dei bambini, tra lo stupore di vedere un <em>ferengi <\/em>(bianco, in amarico) e la voglia di raccontarsi, testimoniano storie ed istanti di vita che, se non subito immagazzinati, rischiano di rimanere ignoti e dimenticati. Ripenso a quel bambino che ho visto ad Addis Abeba, sdraiato per terra a chiedere qualche moneta arrugginita. Non ha ( o aveva, chiss\u00e0 se \u00e8 ancora vivo) neanche dieci anni, ha gli occhi rossi, pi\u00f9 rossi della felpa sgualcita che gli contorna il biuto, la cerniere aperta fino al petto lascia intravvedere una bottiglia che tiene avidamente. Scopro solo quando avvicino la mano al portafogli, che quel bambino non \u00e8 l\u00ec per caso, non ha gli occhi rossi per caso: don Kifle mi fa ritrarre la mano e mi dice di allungare il passo, di allontanarmi da lui: \u201c\u00e8 messo l\u2019 da un\u2019organizzazione criminale, probabilmente ci stanno guardando per rapinarti, andiamo via. Gli danno la benzina da bere, quel bambino \u00e8 gi\u00e0 morto\u201d. Non bastano la tregua della notte, il canto leggero e libero degli uccelli notturni e il frusciare leggero degli alberi per farmi dormire tranquillo.<\/p>\n\n\n\n<p>Parlano sempre gli occhi dei bambini, le loro bocche raramente testimoniano il dramma. Gli occhi di un bambino che gioca con un altro, vestiti di stracci nel carcere di Jimma, sono la seconda immagine: la madre \u00e8 colpevole, il figlio innocente, l\u2019infanzia negata e il respiro mi manca sempre di pi\u00f9. Sono occhi piccoli, che scavano nell\u2019anima e la riempiono di domande senza risposta. Sono pi\u00f9 di trenta i bambini che vedo nella sezione femminile del carcere di Jimma, che don Kifle mi fa visitare per comprendere la realt\u00e0 di un luogo dove la pena si aggiunge alla pena, e mi chiedo che vita sia quella di un bambino che cresce, senza vedere, al di l\u00e0 di un muro, la vita che scorre.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi parlano gli occhi di un ragazzo, che a 24 anni ha vissuto l\u2019orrore della guerra, dimenticata da tutti, nella regione del Tigray (a nord dell\u2019Etiopia). Lui mi parla, mi racconta, mi descrive la morte e la violenza, mi confida il sogno della pace. I suoi occhi si specchiano nei miei, ma vedono altro. I cadaveri che ha ordinato, le urla delle donne, il ruggito intermittente dell\u2019AK-47. Vuole studiare, vuole riprendere e finire gli studi, perch\u00e9 sa che cosa \u00e8 la guerra e conosce l\u2019antidoto, che si costruisce tra i banchi di scuola, non importa se sporchi, sgangherati o con poco spazio per scrivere. L\u00ec si costruisce il presente, l\u00ec si respira la pace, l\u00ec camminano gli uomini e le donne liberi, che immaginano il futuro, sperimentando la speranza e la resistenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gli occhi degli studenti che incontro, che fanno parte del progetto Madiba, raccontano la serenit\u00e0 di avere la certezza di frequentare la scuola, sapere che possono provare a pianificare il futuro, a costruire relazioni sane e crescere insieme, in pace, se possibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Si chiama Bethelem e la prima volta che l\u2019ho incontrata non ha aperto bocca. Nonostante le domande \u00e8 rimasta zitta, a guardarmi. Le parole, per lei, erano lame, pugnalate. Meglio stare in silenzio e resistere. La rivedo quest\u2019anno, con il sorriso che dipinge il suo volto nel villaggio di Gojeb, la intervisto e il suo racconto \u00e8 il pi\u00f9 lungo di tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo credere nella scuola, nel suo valore educativo e democratico, come scuola non solo di futuro, ma anche di pace.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi addormento, alternando l\u2019inquietudine alla speranza.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<p class=\"bawpvc-ajax-counter\" data-id=\"15205\"> (38)<\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_15205\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"15205\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 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