{"id":13824,"date":"2020-11-06T18:21:26","date_gmt":"2020-11-06T17:21:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/?p=13824"},"modified":"2020-11-12T21:13:03","modified_gmt":"2020-11-12T20:13:03","slug":"le-regole-del-passaggio-a-livello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/?p=13824","title":{"rendered":"Le Regole del Passaggio a Livello"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Tutto in un giorno<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cGi\u00e0 le sette. Sono pi\u00f9 stanco di ieri sera\u2026Su, \u00e8 ora.\u201d L\u2019esortazione fatta a se\u2019 stesso lo fece uscire fuori dalle coltri. Cinque minuti di respirazione controllata alla finestra, il saluto al sole (quando aveva poco tempo erano le manovre minime dello Yoga, ma giovavano comunque), e via in cucina per il caff\u00e8. I suoi tempi erano collaudati e rispettati da sempre. Mentre veniva su il caff\u00e8 dalla moca, pur avendo ricevuto in dono una macchinetta infernale automatica che non era pratica secondo lui, troppa manutenzione, sistemava il letto sfatto. Sorbiva il caff\u00e8 e andava in bagno. Aveva escogitato un sistema che gli permetteva di risparmiare qualche minuto, entrando nella doccia con il rasoio. Si radeva la barba a memoria, sotto l\u2019acqua, facendo attenzione alle basette ed al labbro superiore. Riusciva anche nel contropelo senza lacerarsi il volto. Tanta era la pratica che le basette erano precisamente della stessa lunghezza. Un solo flacone di sapone profumato per quattro usi diversi: la testa, il corpo, la barba e le zone intime. Soddisfatto, si infilava nell\u2019accappatoio e lavava tazzina e moca usate per colazione. La moca lo induceva sempre a pensare che qualunque fosse la sua dimensione, bisognava lavare le tre parti che la compongono. Questo concetto poteva benissimo stare nelle regole del passaggio a livello. Reciterebbe cos\u00ec: \u201cQualunque sia la lunghezza del treno, bisogna aspettare che tutti i vagoni scorrano davanti alle sbarre del passaggio a livello abbassate.\u201d Le regole del passaggio a livello erano una sua invenzione, una applicazione delle conoscenze e dell\u2019esperienza acquisita in anni di riflessioni ed osservazione della varia umanit\u00e0. Nei suoi pensieri e nei suoi ragionamenti, qualunque particolare confacentesi alle regole, era ben accetto. Erano questi suoi pensieri le regole stesse, ed ogni volta ne spuntava una. Soddisfatto di queste indicazioni, andava avanti nella vita parametrando tutto in funzione delle regole. Una volta vestito, era il momento della telefonata. Non che ne facesse molte, ma questa era quella che dava slancio alla giornata. Per un senso di pudore e di rispetto per la persona da chiamare, prima doveva essere vestito e calzato come si deve. L\u2019apparecchio automatico fece il numero. Dopo anni di chiamate ad Aba, ogni volta che si accingeva a telefonarle trepidava, ogni squillo era per lui un\u2019emozione, come le prime volte. \u201cPronto? Credo di sapere chi sei.\u201d \u201cSono il menestrello che canta per te i saluti della giornata! Un felice, sereno e soddisfacente buongiorno ti sia d\u2019auspicio per le prossime ore!\u201d \u201cDovresti piantarla con questi tuoi barocchismi verbali, Leo. Non sempre di primo mattino una persona accetta le tue frasi scherzose.\u201d \u201cSai Aba, mi sembra come se il nostro incontro di ieri sera non sia mai terminato.\u201d \u201cAl solito Leo. La tua visione distorta della realt\u00e0 ti fa partire per la tangente. Siamo stati soltanto fuori a cena. Non aggiungerci nulla. Sto bene in tua compagnia, ma non ci trovo niente di pi\u00f9.\u201d \u201cMa posso chiederti come hai passato la notte? Hai dormito bene? Sono forse stato il soggetto di qualche tuo incubo?\u201d \u201cTranquillizzati pure, Leo caro, non ho avuto incubi. E neanche ti ho sognato. Vederti da sveglia mi basta e avanza.\u201d \u201cMa, insomma, non perdi occasione per ferirmi con le tue parole! Non era cos\u00ec! Non erano questi i patti! Cos\u00ec non vale!\u201d Aba rideva di gusto nel telefono, senza ritegno. Era quasi giunta alle lacrime. Sapeva che le rimostranze di Leo erano forzature di una ribellione non vera, fatta per salvare la faccia. Il loro rapporto era sempre stato cos\u00ec, amichevole e liberatorio. Aba aveva in gran considerazione quell\u2019uomo timido, sensibile, altruista e genialoide. Leo da parte sua sentiva un trasporto per quella donna audace, intelligente, generosa e dalla profonda personalit\u00e0, che lo imbarazzava. Lei non gli dimostrava il suo affetto pi\u00f9 di quanto poteva e voleva concedergli. \u201cAba, buon lavoro. Ti chiamo durante la pausa per il pranzo. Fai la brava e stammi bene.\u201d \u201cGrazie, Leo. Aspetto la tua chiamata. E ricordati che sono sempre brava!\u201d Leo aveva programmato per quel giorno una lunga passeggiata fra le zone monumentali di Roma. Con la sotterranea, da Cinecitt\u00e0, saltava tutto il traffico stradale ed in breve era in centro, esonerato dalla ricerca di un parcheggio o dalla percorrenza obbligatoria di strade non pertinenti il luogo da raggiungere. Libero, insomma, padrone della citt\u00e0 di cui poteva disporre a piacimento. Scese nella sotterranea e si trov\u00f2 immerso nel gesticolante silenzio di cui si era dimenticato. Un decreto governativo, varato da poco tempo, imponeva all\u2019aperto ed in tutti i luoghi pubblici il silenzio pi\u00f9 assoluto. Si poteva comunicare soltanto con l\u2019alfabeto dei gesti, quello che usano i sordi, per capirci. Ci\u00f2 avrebbe evitato cos\u00ec rumori gratuiti, molesti, confusione, in modo che lo scorrere delle attivit\u00e0 cittadine sarebbe stato pi\u00f9 agevole. Le autorit\u00e0 avevano predisposto dei tutoriali da seguire per televisione o attraverso le reti telematiche e telefoniche, che permettessero a tutti l\u2019apprendimento del LIS (Linguaggio Italiano dei Segni). Leo not\u00f2 che i suoi simili, chi pi\u00f9, chi meno, riuscivano a farsi capire. Chi non sapeva ancora bene qualche segno, ricorreva alla lettura delle labbra che in silenzio mimavano le parole, alla scrittura di bigliettini, a gesti estemporanei, pur di comunicare. Erano previste ammende per i contravventori, anche per chi parlava in auto nel traffico cittadino, col finestrino aperto. In casa! Quello era il posto dove parlare normalmente, ma senza gridare, conversando per giunta con le finestre chiuse. La banchina della sotterranea pullulava di studenti in viaggio per la scuola (erano da poco passate le otto), che con la capace destrezza giovanile, gesticolavano a tutt\u2019andare, raccontandosi chi sa che cosa col nuovo linguaggio imparato da poco. Da osservatore, Leo prese atto di questa nuova realt\u00e0. A causa della velocit\u00e0 dei loro discorsi muti, riconosceva i gesti del s\u00ec e del no fatti con la testa ed i sorrisi che animavano le loro conversazioni. Peccato che non capiva gli argomenti del loro contendere. Viaggiando, decise che la prima tappa sarebbe stata la Stazione Termini. Arrivato, uno strano silenzio dalle scale che lo portavano alle piattaforme dei treni lo avvolgeva, si propagava in modo irreale. Le architetture, gli arredi, le scale stesse e lo spazio intorno sembravano congelati, ostili o indifferenti. Le persone erano come automi. Anche donne bellissime, senza la facolt\u00e0 di eloquio, divenivano compassati manichini. Una luce fredda, spettrale, inondava quel luogo rendendolo avverso. Leo in passato aveva frequentato molto la Stazione e ora stentava a riconoscerla. Era sempre stata sinonimo di chiasso, di confusione, rumore disordinato. Adesso era immersa nel silenzio. Qualche colpo di tosse inevitabile qua e l\u00e0, il pianto di un bambino in carrozzina pi\u00f9 gi\u00f9, rimandavano un\u2019eco sconosciuta, mai pensata o sentita. Poi, finalmente una voce: \u201cE\u2019 in partenza dal binario otto il treno dell\u2019alta velocit\u00e0 per Venezia.\u201d Un piacere ascoltare l\u2019altoparlante. Leo ne prov\u00f2 soddisfazione, tanto che poi quasi non lo sentiva pi\u00f9, per la contentezza di aver inteso una voce umana in pubblico, seppur registrata. La regola del passaggio a livello era: \u201cuna volta saliti sul treno, poco importa quanto si \u00e8 atteso presso i binari.\u201d Uscito dalla Stazione, si trov\u00f2 nel brulicante viavai metropolitano. Pens\u00f2 quanto fosse strana la consueta realt\u00e0 cittadina, divenuta un film interpretato solo dai rumori automobilistici. Per il resto era avvolto dal brusio della citt\u00e0. Quando le automobili erano ferme ai semafori, sentiva questo sommesso rumore di fondo. Leo lo paragonava ad una nebbia, una coltre leggera che univa tutto, persone, case, mezzi circolanti lontano e non dava fastidio. Si lasciava intendere, era la presenza intima della citt\u00e0. L\u2019insolenza dei motori rombanti invece copriva questo respiro totale, lacerandone la quiete. Indugi\u00f2 per un po\u2019 sul Piazzale della Stazione, testimone di scene inusitate, mosse dalla premura di comunicare pur senza conoscere il linguaggio dei segni. Qualcuno si era munito di carta e penna, altri facevano gesti estemporanei. Una giovane coppia manifestava l\u2019esuberanza di lui che platealmente mimava cose personali e lei che replicava con discrezione, quasi nascondendo i gesti di risposta, temendo pudicamente che poteva esser vista. Leo si incammin\u00f2 da Termini per Via Vittorio Emanuele Orlando, fino all\u2019incrocio con Piazza San Bernardo, che poi diventa Largo di Santa Susanna ed infine Via XX Settembre. Prima di svoltare, la Fontana Mostra dell\u2019acquedotto Felice posta sull\u2019angolo, era la sua tappa obbligatoria. Oltrepassata la balaustrata, superata la sorveglianza di quattro leoni di foggia egizia a guardia delle tre vasche, Leo girava a sinistra per dissetarsi dalla prima bocca d\u2019acqua. Il percorso a ritroso per uscire dalle colonnine, gli faceva vedere in alto, al centro del manufatto, l\u2019incombente statua di Mos\u00e8, dalle fattezze vagamente michelangiolesche, tozza, ridicola, brutta, a detta del popolo che cos\u00ec ne parl\u00f2 dal giorno dell\u2019inaugurazione. In effetti anche Leo, da quando la vide la prima volta, pens\u00f2 che qualcosa non andava. In mente aveva un pensiero: \u201canche questa occasione sarebbe un regalo per Aba. Ma credo che sia soltanto mio il piacere di averla accanto e con lei osservare questi curiosi particolari. Vederla sorridere, ravviarsi i capelli con la mano, guardarmi con uno sguardo acuto e poi chiedermi qualcosa, mi d\u00e0 una gioia intensissima. Se non accade, mi pervade un dolore che non si placa.\u201d Sospirando, torn\u00f2 alla sua visita. Gi\u00e0 da questo lato dell\u2019incrocio si nota una chiesa subito dopo l\u2019angolo, in via XX Settembre, trionfo di marmi barocchi come tante ce ne sono in citt\u00e0, contenente un tesoro impareggiabile dell\u2019arte. Il portone d\u2019ingresso \u00e8 posto all\u2019angolo con l\u2019incrocio lambito da decine di mezzi di trasporto pi\u00f9 disparati: autobus del servizio urbano, torpedoni turistici, tass\u00ec, ambulanze, automezzi privati o delle forze dell\u2019ordine, ciclomotori e biciclette. Insomma non c\u2019\u00e8 nessuna limitazione al transito veicolare. Questo comporta un disagio per i crocchi di visitatori che in attesa di entrare, restano su uno stretto marciapiede, rischiando contatti pericolosi con gli automezzi a poche decine di centimetri. La facciata monumentale \u00e8 di fronte, all\u2019altro lato della strada, senza una piazza o uno slargo che la faccia notare e ammirare nella sua interezza. Soltanto una breve scalinata di marmo bianco ne annuncia la presenza. Anche Leo era fra i visitatori in attesa. Conoscendo la pericolosit\u00e0 di quel luogo, attendeva discosto, con un maggiore spazio di sicurezza. Pensava alla regola: \u201cquando le sbarre sono abbassate non si possono oltrepassare attraversando i binari.\u201d E\u2019 come se si volesse forzare la realt\u00e0 e non fare la fila per entrare nella Chiesa di Santa Maria della Vittoria. Osservando le persone in attesa, si sofferm\u00f2 su alcuni disagi nella comunicazione che qualcuno appalesava. Il pi\u00f9 comune riguardava i turisti stranieri. Avrebbero parlato volentieri un italiano, pur se raffazzonato, misto all\u2019inglese. Porgendo un taccuino per farlo leggere, moltissime persone di rimando facevano il gesto di non capire. Chi, tra questi frustrati visitatori conosceva il linguaggio dei gesti, li esprimeva nella propria lingua, e si era daccapo con la comprensione. Infine Leo pens\u00f2 che le comunicazioni minime per la sopravvivenza possono risultare da una sorta di <em>gioco dei mimi<\/em>, che unisce persone di ogni provenienza. Tutto questo in barba al decreto governativo. Il silenzio sarebbe mantenuto ed ognuno penserebbe ai concetti da esprimere, senza sprechi di energia e con immediata chiarezza. Affisso sul portone dell\u2019edificio di culto, un cartello indicava l\u2019orario delle Sante Messe. Spiegava che durante le funzioni l\u2019illuminazione delle opere d\u2019arte era spenta, ma si poteva fare la visita tra una Messa e l\u2019altra. Ricordava che non si trattava di un museo ed anche per le visite si richiedeva un contegno confacente al luogo sacro. Un lampo nella mente ed un sorriso in volto: Leo aveva appena pensato ad una nuova regola del passaggio a livello. \u201cSi deve attendere, per non fare danni, che le sbarre siano completamente sollevate, poi si potranno attraversare i binari.\u201d Come dire che non si pu\u00f2 interrompere il celebrante in chiesa per vedere le opere d\u2019arte anzitempo. Una volta entrato, lo stuolo di visitatori si diresse subito presso il transetto di sinistra. Anche Leo era davanti alla meraviglia che conteneva. Pensava che se avesse dovuto descrivere quello che vedeva, nessuna frase avrebbe mai reso la bellezza, la grazia e la potenza espressiva della Transverberazione di Santa Teresa d\u2019Avila, forse il pi\u00f9 evocativo gruppo scultoreo di Gian Lorenzo Bernini. Not\u00f2 subito l\u2019apertura nel soffitto protetta da un vetro giallo, che imitava la luce solare. Vide che dall\u2019apertura si diffondevano raggi di luce materiali, solidi, di bronzo dorato. Tutto l\u2019impianto dava al marmo delle statue un leggero riflesso color d\u2019oro, molto tenue. Straordinariamente il gruppo marmoreo, sospeso da terra, aveva una novit\u00e0, una arditezza mai usata nella scultura. La stoffa che ricopriva Teresa, usciva dal marmo con cui era scolpita, protendendosi verso i visitatori, come se balzasse in avanti, senza ricadere per gravit\u00e0, come solitamente gli scultori fanno con i drappeggi. \u201cAppena ci incontriamo, devo raccontarlo ad Aba. Entrambi veniamo da reminiscenze scolastiche e da ulteriore conoscenza letteraria, ma vedere l\u2019opera cos\u00ec, vicinissima, \u00e8 come essere immersi in una bellezza totalizzante. Chiss\u00e0 se potremo tornarci insieme per condividere questa splendida emozione. Il prezzo da pagare sar\u00e0 la vista del Mos\u00e8 Ridicolo, ma vale la pena oltrepassare queste Forche Caudine per entrare in chiesa.\u201d Comparve il sacrista, che a bassa voce ricordava che stava per iniziare una nuova funzione e and\u00f2 a spegnere le luci dell\u2019opera d\u2019arte. Era questo il segnale che ricondusse Leo alla realt\u00e0 esterna, pur se aveva ancora davanti l\u2019immagine dell\u2019Estasi. \u201cSono in perfetto orario per la pausa pranzo di Aba,\u201d pens\u00f2 ed usc\u00ec con gli altri visitatori all\u2019aria aperta. \u201cLe ho promesso di sentirci per telefono, diamoci da fare.\u201d Distribuite per la citt\u00e0 c\u2019erano le antiche cabine telefoniche pubbliche a forma di conchiglia in <em>plexiglas,<\/em> ripristinate per decreto, ma sguarnite di apparecchio. Erano delle semisfere, usabili tenendoci la faccia dentro per comunicare senza disturbare vocalmente. Leo aveva l\u2019intenzione di trovare una guscio nei pressi per parlare con Aba. Mentre si incamminava cercando uno di questi moderni confessionali, ripensava alla Cappella Cornaro di Santa Maria della Vittoria ed al suo emozionante contenuto berniniano. Era rimasto folgorato dalla bellezza dei due corpi, dall\u2019atto immortalato, dal sorriso efebico dell\u2019angelo e da Teresa, nell\u2019abbandono dell\u2019estasi, senza pudori. \u201cPronto. Il cacciatore di emozioni ha con s\u00e9 un bottino preziosissimo che ti reca in dono.\u201d \u201cCiao Leo, sei in pausa pranzo e si \u00e8 alzato il tuo valore della glicemia, scommetto.\u201d \u201cE\u2019 bello sentire che mi sopravvaluti, anche se noi timidi ne restiamo piacevolmente basiti. Aba mettiti comoda. Sono rimasto estasiato dall\u2019estasi, transverberato dalla transverberazione di Teresa d\u2019Avila. Seriamente: sono andato a vedere il pi\u00f9 bel gruppo marmoreo del mondo.\u201d \u201cSe \u00e8 quello del Bernini ti invidio, Leo. Non ho mai potuto ammirarlo di persona.\u201d \u201cFacciamo cos\u00ec: cena buona e leggera e racconto della giornata. Dammi il permesso di cucinare per te. Porto tutto io e anche tu cadrai in estasi. E\u2019 andata?\u201d \u201cLeo tu continui ad insistere con la tua timidezza, ma io la chiamerei audacia. Vada per la cena da me. Aspetto che mi dica dell\u2019estasi del Bernini. Mi par di ricordare il piede sinistro nudo di Teresa, non vorrai mica\u2026\u201d Leo interruppe la sua amica: \u201cDa qui a stasera Aba, pensa ai <em>tableaux vivantes <\/em>del XIX secolo che ci torneranno utili. Sono pervaso da una grande emozione a causa tua. Potr\u00f2 raccontarti della mattinata, della transverberazione e dividere con te l\u2019immenso piacere provato. Il cacciatore avr\u00e0 altre emozioni da cacciare. Spero che tu stia al gioco, Aba. Sei anche fortunata. Stasera potrai sfoggiare quel bellissimo abito di pizzo color dell\u2019acquamarina che ti rende seducente pi\u00f9 di quanto tu gi\u00e0 non sia.\u201d \u201cCaro Leo, ma come fai ad essere cos\u00ec? Cretino ma intelligente, arguto ma infantile?\u201d \u201cDeve essere amore, Aba.\u201d Con il cuore traboccante per le emozioni vissute e per aver avuto il consenso di Aba di vedersi per cena, Leo torn\u00f2 verso casa, fermandosi dai suoi negozianti di fiducia, chiedendo gli alimenti con cui voleva fare bella figura. Rientrato a casa, mangi\u00f2 qualcosa pensando alle sue regole del passaggio a livello: \u201cnon ti sorprendere se le sbarre si abbassano in ritardo. Si spera che anche il treno lo sia.\u201d Aprendo la lavastoviglie pens\u00f2: \u201cnon ti sorprendere se le sbarre si alzano in anticipo. Si spera che anche il treno lo sia.\u201d Fin\u00ec di sbarazzare i resti del pranzo e intanto rimuginava tra se\u2019: \u201cci sorprendiamo forse se un passaggio a livello fa le sue manovre puntualmente? Non \u00e8 quello che si vuole?\u201d Sentiva uno struggimento profondo, un piacere ed un languore per Aba, stavolta evocato dalla visione dell\u2019Estasi. Riandava col pensiero indietro nel tempo, quando i loro rapporti erano pi\u00f9 intensi e soddisfacenti. Poi il concorso per la reg\u00eca di lei, la carriera concertistica di lui, videro il loro amore fermarsi in un\u2019ansa del fiume degli affetti. Non era colpa di nessuno. Entrambi erano alla ricerca del meglio e non pensavano di averlo accanto. Tornarono poi reciprocamente ai pensieri amorosi, cos\u00ec, con la voglia che fosse l\u2019altro a dichiararsi per primo. Ognuno voleva sentirsi chiedere: \u201cmi ami?\u201d Avrebbe risposto subito affermativamente per donare e ricevere amore. Vest\u00ec con abiti e scarpe comodi e a passo veloce fece il giro del quartiere. Man mano i pensieri passionali si quietarono e, tenendo il tempo camminando ritmicamente, cant\u00f2 in mente tutto il concerto che avrebbe eseguito da l\u00ec a pochi giorni con il suo gruppo musicale. Tornato a casa prese qualche appunto per gli <em>assolo<\/em> che avrebbe suonato. Era quasi l\u2019ora. Aba! Prepar\u00f2 una camicia fresca di bucato, le scarpe lucidissime per la sera ed entr\u00f2 nella doccia. Intanto Aba aveva terminato, in sala di montaggio, di preparare i servizi filmati per i programmi televisivi del giorno dopo. In quanto regista, era questo uno dei compiti della sua professione cui doveva attendere. Le piaceva, aveva modo di sfoggiare le sue conoscenze nei vari campi del sapere. Inoltre ragionava di cose tecniche con chi faceva le riprese, il montaggio, la sonorizzazione dei filmati. Le sue soddisfazioni andavano di pari passo con la fatica e l\u2019attenzione che comportavano. Per questo era ben retribuita, ma di contro era responsabile <em>in toto<\/em> del lavoro. Come scriveva alla fine dei suoi temi alle Elementari: \u201csiamo tornati a casa stanchi, ma felici.\u201d Questo accadeva pressoch\u00e9 tutti i giorni, ma con la sua bravura riusciva pi\u00f9 volte la settimana a terminare prima. Era il momento in cui si concedeva un\u2019ora in una SPA o pi\u00f9 prosaicamente faceva la spesa ed il bucato. A volte spariva dal parrucchiere con una amica che vedeva in lei l\u2019archetipo di tutte le donne. La grande difficolt\u00e0 di comunicare in un luogo deputato alle ciance ed ai pettegolezzi era superata merc\u00e9 la complicit\u00e0 del parrucchiere che aveva per loro una postazione lontana dall\u2019ingresso. La musica di sottofondo ed un attento servizio di vedetta da parte delle lavoranti, fugava ogni possibilit\u00e0 di essere scoperte. Oltre alle lusinghe dell\u2019amica, la cosa cui teneva di pi\u00f9 era il rapporto con Leo. Aba non voleva darlo a vedere, non voleva che Leo si montasse la testa e diventasse appiccicoso. Lo voleva cos\u00ec, affettuoso e disponibile. Gli mancava, per\u00f2, anche per quello che c\u2019era stato fra loro. Non voleva lusingare Leo che era sempre pronto ad approfittare di qualunque pretesto per poterla baciare, stringere o accarezzare. Quel pomeriggio era dall\u2019estetista, la sera avrebbero cenato insieme. \u201cC\u2019\u00e8 qualche contraddizione? Come mi sto comportando? Ma Leo, quel timido buffo, mi piace e lui non si smuove. E se si dichiarasse?\u201d In anticipo sull\u2019ora convenuta, Leo si present\u00f2 a casa di lei. Aba era gi\u00e0 pronta, ma rispose di attendere, con un vezzo tipico nel loro rapporto. Infine, con gli involti per la cena in manoe l\u2019animo in subbuglio la vide. Aba sulla porta era splendida, desiderabile. Leo anzich\u00e9 entrare, la abbraccio e baci\u00f2 con volutt\u00e0, come poteva. Con le mani ingombre ogni movimento era impacciato e non poteva stringerla a se\u2019. \u201cBenvenuto Leo. Ti prego di calmarti e di serbare questa foga per il lavoro di cuoco che ti attende.\u201d \u201cAba, non sai quante emozioni! Ne ho fatto incetta per dirtele. Andiamo in cucina, mi farai compagnia mentre preparo la cena e ti racconter\u00f2 quanto c\u2019\u00e8 da sapere.\u201d Leo prese le pentole che occorrevano, sorridendo mostr\u00f2 l\u2019etichetta della bottiglia ed Aba mise il vino in fresco. Mentre apriva gli involti Leo sentenzi\u00f2: \u201cBernini \u00e8 un grandissimo regista. Ogni sua scultura \u00e8 un momento di teatro. Nell\u2019Estasi questo effetto di composizione dei personaggi quasi spaventa, rapisce.\u201d Aba intervenne e Leo approfitt\u00f2 per togliersi la giacca e preparare un brodo vegetale leggero per cuocere il riso. Era esperto e veloce. In pochi attimi il brodo bolliva. \u201cSai Leo, va considerata anche la plasticit\u00e0 dei soggetti e la scena nella quale sono disposti. Non so se sia una furbizia o una grande attitudine di Bernini. Di fatto, con lui funziona sempre.\u201d Mentre indossava un paravanti da cucina, Leo istru\u00ec Aba: \u201cper favore Aba, riduci in striscioline carota, finocchio e ravanello con la mandolina ed immergili in acqua e ghiaccio per farle arricciare. Non ti chiedo altro.\u201d Leo armeggiava con la pentola dove stava tostando il riso. \u201cLe due espressioni, di Teresa e dell\u2019angelo sono reali, vere. Lei, sotto il velo che le copre il capo, ha un\u2019espressione di piacere voluttuoso e di amore mistico. L\u2019angelo non ha nessun pudore. Sorride malizioso e con la mano scosta la stoffa che copre il petto di Teresa per poter lanciare meglio a bersaglio il dardo con l\u2019altra mano.\u201d Aba ha terminato con le verdure e continua la conversazione: \u201cE\u2019 interessante che l\u2019angelo sia a torso nudo e mostri il corpo muscoloso, sorridendo maliziosamente, riccioluto ed efebico. Il corpo di Teresa, sotto l\u2019abbondanza del panneggio, si pu\u00f2 soltanto intuire.\u201d Ormai Leo \u00e8 alle prese con un\u2019altra padella: \u201cAba dimentichi che i due sono sospesi in aria sotto i raggi del sole e nel punto pi\u00f9 basso c\u2019\u00e8 il piedino sinistro nudo di lei.\u201d \u201cEcco dove volevi andare a parare! Adesso scusami, vado a prendere qualcosa per coprirmi le spalle che ho freddo.\u201d Leo intanto, velocemente riempie due calici di vino, pensando che le sbarre del passaggio a livello funzionano tutti i giorni e sempre allo stesso modo, (regola lapalissiana, quanto il freddo delle donne), ed attende pronto, il ritorno di Aba. Appoggiato sulle spalle ha un bellissimo scialle color perla, elegantissimo, che la rende ancor pi\u00f9 affascinante. I due ora sono vicini ed in silenzio Leo le offre uno dei calici. Brindano e si sorridono. Con un bacio sfiora la guancia di Aba e torna a sorriderle. Lei con malcelato imbarazzo acconcia lo scialle, che non aveva nessun bisogno di essere sistemato. Ora Leo sta curando la cottura del salmone che ha unto e messo in padella dal lato della pelle. Il riso quasi cotto attende sull\u2019angolo del fornello che il suo condimento venga completato. Scolata l\u2019insalata, Leo aggiunge foglie neonate di spinaci e una delicata<em> vinaigrette<\/em>. \u201cTutti questi odori mi risvegliano l\u2019appetito! Ci vuole ancora molto, Leo?\u201d \u201cTutto fatto. Ti puoi accomodare a tavola e versare il vino. Io ti seguo con le portate.\u201d L\u2019appetito di Aba obbed\u00ec prima di lei ed in un attimo era seduta in attesa. Leo si avvicin\u00f2 con i piatti pronti ed inizi\u00f2 a declamare cosa mangeranno per cena: \u201cRisotto mantecato al limone, salmone arrostito con salsa di yogurt greco, olio e limone. Insalatina di sfoglie di carote, finocchio, ravanelli, spinaci in germoglio. Non \u00e8 previsto nessun dolce, sicuramente ci fermeremo prima.\u201d \u201dBravo Leo. E\u2019 tutto gustoso e ben dosato. Non conoscevo questa tua delicatezza nel cucinare.\u201d \u201cAdesso Aba, soddisfatta dalla cena, farai una cosa per noi due.\u201d Guard\u00f2 Leo con esitante curiosit\u00e0. Lui era in piena estasi creativa. Oltre il divano, aveva disposto una sedia. Invit\u00f2 Aba a salire in piedi sul divano: \u201cTogli le scarpe e tieni lo scialle come se fosse il velo di Teresa.\u201d Titubante, ma incuriosita lei obbed\u00ec. Intanto, audacemente Leo aveva tolto la camicia e a torso nudo stava in piedi sulla sedia, rivolto verso Aba. \u201cEcco la situazione, pi\u00f9 o meno fedele all\u2019originale, almeno nell\u2019intenzione. Manca l\u2019espressione desiderosa verso l\u2019angelo e il piedino che dovrebbe penzolare fuori dal divano. Io sar\u00f2 malizioso e seducente, col sorriso ammiccante ed irresistibile. Proviamo, dai.\u201d Aba era stupita dalla sicurezza mostrata da Leo. Come poteva non considerare la situazione e la persona che le stava dedicando cure ed attenzioni per un gioco cos\u00ec leggero e divertente? \u201cAba, devo scendere dalla mia posizione per controllare l\u2019effetto del <em>tableau vivant<\/em>.\u201d Appena sceso, prese tra le sue mani il volto di lei per darle inclinazione, acconci\u00f2 come pot\u00e9 lo scialle intorno al corpo, indugiando per garantirne l\u2019effetto. Aba in tutto questo provava un piacere profondo che dissimulava con l\u2019immobilit\u00e0 richiesta. Infine Leo arrivo al piedino pendente e inizi\u00f2 a carezzarlo. Il divano fu complice e discreto testimone del loro incontro sensuale. \u201cCosa abbiamo atteso, per tutto questo tempo?\u201d Era la domanda retorica di Aba, mentre passava le mani sulla testa e il collo di Leo che riemergendo col volto dai seni di lei esclam\u00f2: \u201cCi voleva Bernini per farci capire l\u2019errore di questi mesi. Ti amo.\u201d Aba tolse l\u2019abito color dell\u2019acquamarina e con la pelle nuda, stringendosi a Leo sussurr\u00f2: \u201cAnch\u2019io, sciagurato!\u201d Fecero la doccia insieme e per rilassarsi stettero vicini, accarezzandosi i corpi. Aba volle sapere le notizie del giorno. In quel momento il televisore annunciava che era stato abolito il decreto governativo che vietava di parlare in luogo pubblico. I due sorrisero e continuarono ad abbracciarsi. La regola di Leo: \u201cil passaggio a livello comanda le sbarre per far felice chi vuole passare.\u201d<\/p>\n<p class=\"bawpvc-ajax-counter\" data-id=\"13824\"> (125)<\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_13824\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"13824\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutto in un giorno \u201cGi\u00e0 le sette. 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