{"id":13597,"date":"2020-03-27T18:29:26","date_gmt":"2020-03-27T17:29:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/?p=13597"},"modified":"2020-03-27T18:29:28","modified_gmt":"2020-03-27T17:29:28","slug":"il-bisogno-di-istituzioni-ma-giuste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/?p=13597","title":{"rendered":"IL BISOGNO DI ISTITUZIONI, MA GIUSTE"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><br> Newsletter n. 9 del 27 marzo 2020 <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"168\" height=\"167\" src=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/COSTITUENTE-TERRA.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13594\" srcset=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/COSTITUENTE-TERRA.jpg 168w, https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/COSTITUENTE-TERRA-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 168px) 100vw, 168px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>una Terra <br>\nun popolo<br>\nuna Costituzione<br>\nuna scuola<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Caro Amico<\/p>\n\n\n\n<p>La situazione eccezionale nella quale ci troviamo induce fra l\u2019altro a farci pi\u00f9 che mai delle domande sulle istituzioni che governano la societ\u00e0, sul loro funzionamento, su ci\u00f2 che ad esse chiediamo e dobbiamo chiedere.<br>\nLa prima riflessione \u00e8 sul \u201cbisogno\u201d di istituzioni pubbliche giuste, funzionanti ed efficienti. Se in tempi \u201cnormali\u201d qualcuno pu\u00f2, a torto, pensare che le istituzioni pubbliche siano quasi solo una presenza fastidiosa ed eccessiva, idonea solo a intralciare il libero dispiegarsi delle iniziative individuali, e cos\u00ec alimentare la richiesta di uno \u201cStato minimo\u201d, e di riduzione al minimo delle risorse che le istituzioni pubbliche esigono e prelevano dai privati (\u201cmeno tasse per tutti\u201d), in tempi di emergenza anche i liberisti pi\u00f9 sfrenati devono prendere  atto  del \u201cbisogno\u201d di istituzioni forti, efficaci e che dispongano delle risorse necessarie per realizzare le finalit\u00e0 di interesse generale.<br>\nIn questi giorni tutti plaudono, giustamente, all\u2019allentamento dei vincoli finanziari per consentire alle istituzioni pubbliche di apprestare le misure e le risorse necessarie per far fronte nel modo migliore possibile agli effetti e ai rischi dell\u2019epidemia. In situazioni di emergenza la spesa pubblica non pu\u00f2 non aumentare. E non possono certo bastare a coprirla le pur generose donazioni spontanee che da tante parti giungono alla Protezione civile o ad altri enti pubblici.  Ma dovremmo anche domandarci come ci comporteremo quando (speriamo presto) l\u2019emergenza sar\u00e0 rientrata, e per\u00f2 continuer\u00e0 ad essere necessario disporre di risorse pubbliche, anche per restituire il maggior debito pubblico che nel frattempo si sar\u00e0 formato. Sar\u00e0 allora inevitabile riconoscere la necessit\u00e0 di ulteriori sacrifici e prelievi tributari a carico di tutti, in proporzione, come dice la Costituzione, alla capacit\u00e0 contributiva di ognuno, e rispettando i criteri di progressivit\u00e0.<br>\nIn altri tempi, per fortuna lontani, si \u00e8 arrivati a chiedere ai singoli (trovando non piccola risposta pi\u00f9 o meno forzata) perfino di offrire \u201coro alla patria\u201d, cedendo allo Stato oggetti preziosi del proprio patrimonio per contribuire \u2013 purtroppo \u2013 a imprese belliche e coloniali, in  nome di quel funesto nazionalismo che ha caratterizzato nel Novecento tanta parte della politica nazionale  e internazionale. Quel nazionalismo che solo l\u2019\u201devento epocale\u201d della seconda guerra mondiale, con i suoi milioni di morti, le sue tragedie immani e le sue distruzioni apocalittiche sembrava aver relegato definitivamente al passato, ma che sotto varie forme risorge, come se anche gli obblighi di solidariet\u00e0 umana che la situazione sollecita fossero solo obblighi di \u201csolidariet\u00e0 nazionale\u201d e non globale.<br>\n Con ben altro fondamento, di fronte ad esigenze come quelle che ci si prospettano per il futuro, sar\u00e0 necessario riconoscere l\u2019esigenza di alimentare la \u201cmacchina\u201d delle istituzioni con risorse adeguate. Se in tempi \u201cnormali\u201d tante critiche si rivolgono (giustamente o meno giustamente) agli \u201csprechi\u201d pubblici, oggi si sente rimpiangere per esempio il fatto che il Servizio sanitario nazionale e le strutture sanitarie pubbliche non sono stati sufficientemente alimentati con le risorse necessarie per far fronte ai bisogni che oggi si manifestano in maniera particolarmente stringente.<br>\nInsomma, puntare sulla futura sperata \u201ccrescita\u201d o ricrescita dell\u2019economia va bene, ma si dovr\u00e0 altres\u00ec porre attenzione, anche per combattere le eccessive disuguaglianze, ad una corretta distribuzione delle risorse fra l\u2019aumento dei consumi o dei patrimoni privati (non da oggi si sente dire che in Italia c\u2019\u00e8 una elevata misura della ricchezza privata) e le esigenze collettive, a cui provvedono le istituzioni pubbliche.<br>\nValerio Onida<\/p>\n\n\n\n<p>P. S. Aggiungiamo qui di seguito una lettera aperta del 26 marzo dell\u2019Associazione \u201cLaudato S\u00ec\u201d di Milano in cui si denuncia una grave decisione delle Istituzioni che hanno consentito che continuasse la produzione di armi, in particolare nei reparti dell&#8217;industria bellica di Aermacchi e Agusta  in provincia di Varese, nonostante gli impegni che il governo aveva preso con i sindacati. Questa la lettera:<\/p>\n\n\n\n<p>Sabato 21 marzo abbiamo sottoscritto la lettera aperta lanciata da alcuni membri dell\u2019associazione \u201cLaudato s\u00ec\u201d per dare voce e sostenere la giusta rivendicazione di sospendere l\u2019attivit\u00e0, portata avanti da molti lavoratori \u2013 alcuni dei quali gi\u00e0 scesi in sciopero &#8211; costretti a lavorare fianco a fianco in aziende e processi produttivi non indispensabili e a ritrovarsi ammassati nei mezzi di trasporto utilizzati per andare e tornare dal lavoro. Questo appello ha riscosso adesioni assai significative.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo, anche le confederazioni CGIL, CISL e Uil hanno deciso in modo unitario di chiedere al Governo la chiusura temporanea di tutte le lavorazioni non essenziali. Al termine dell\u2019incontro, il Presidente del Consiglio ne annunciava il fermo, ma questa decisione ha incontrato, prima e dopo il suo annuncio, la netta opposizione di Confindustria che, anche con una lettera del suo Presidente, anteponeva la salvaguardia della continuit\u00e0 produttiva a quella della salute dei lavoratori, delle loro famiglie e della collettivit\u00e0 tutta. Cos\u00ec il decreto governativo \u2013 pubblicato a distanza di un giorno \u2013 consente la prosecuzione delle attivit\u00e0 nella quasi generalit\u00e0 dei settori, fino ad includervi persino l\u2019industria bellica. Il fatto che l&#8217;industria delle armi continui ad essere promossa e mantenuta in attivit\u00e0 \u00e8 uno scandalo al cospetto degli ammalati e delle vittime, del mondo ospedaliero, delle lavoratrici e dei lavoratori chiamati a rischiare il contagio pur di non fermare la produzione di strumenti di morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sappiamo attraverso quali meccanismi si sia arrivati a una conclusione che contraddice gli impegni presi con i sindacati (non esistono verbali del confronto), tanto che questi si sono detti pronti a mettere in atto uno sciopero generale; ma tutto il processo decisionale appare viziato da una grave mancanza di trasparenza e da un insufficiente rispetto della salute dei lavoratori e della collettivit\u00e0. Trasparenza e rispetto che dovrebbero accompagnare tutte le procedure attraverso cui il governo e le sue agenzie decidono i provvedimenti di contenimento della pandemia, che avvengono invece senza il parere di un organismo di controllo tecnico-scientifico indipendente, in presenza di un sistema sanitario spogliato dai successivi tagli subiti negli ultimi decenni, fino a giungere all\u2019attuale mancanza di ogni possibilit\u00e0 di dotarsi per tempo degli indispensabili presidi a tutela della salute pubblica.<br>\nContro le \u201cmaglie\u201d decisamente troppo larghe del decreto governativo, gli scioperi in fabbriche e aziende si sono moltiplicati per iniziativa diretta delle lavoratrici e dei lavoratori con i loro rappresentanti. Esprimiamo loro la nostra solidariet\u00e0 e diamo sostegno alla loro rivendicazione di avere voce in capitolo nel decidere che cosa \u00e8 essenziale e che cosa no delle produzioni e delle attivit\u00e0 in cui sono impegnati in ogni azienda. Auspichiamo che questa iniziativa sia la premessa perch\u00e9 sin da ora l\u2019economia possa imboccare un percorso radicalmente diverso da quello che ci ha condotto all\u2019attuale catastrofe, grazie a una riconquistata capacit\u00e0 dei lavoratori di far valere le loro ragioni insieme a quelle della collettivit\u00e0, sia nelle aziende che nella societ\u00e0. La ricomposta unit\u00e0 nella lotta per la sicurezza e la salute &#8211; dai rider senza tutele ai nuclei pi\u00f9 organizzati di metalmeccanici, chimici e tessili \u2013 lascia sperare in un fronte attorno cui possa crescere la presa di coscienza di tanti movimenti, associazioni e corpi sociali alla ricerca di un diverso rapporto con la natura anche per contrastare il cambiamento climatico e promuovere una vera riconversione ecologica.<\/p>\n\n\n\n<p>Associazione \u201cLaudato S\u00ec\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Sullo stesso argomento della continuit\u00e0 della produzione nelle fabbriche delle armi pubblichiamo sul sito Costituente terra.it un intervento del giornale \u201cAvvenire\u201d con la protesta di numerose associazioni, e una lettera di Virginio Colmegna, della Casa della carit\u00e0 di Milano, sul rischio di una frattura sociale nelle misure per rispondere al virus.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella sezione \u201cIl principio femminile\u201d pubblichiamo un estratto dal capitolo \u201cIl principio femminile\u201d tratto dal libro di Italo Mancini \u201cFilosofia della prassi\u201d, un \u201cclassico\u201d pubblicato dalla Morcelliana nel 1986. Richiamare in vita questo scritto ci pare particolarmente appropriato nel momento in cui dalle dolenti statistiche italiane di questi giorni emerge che le donne sono colpite dal virus assai meno degli uomini: due donne contro otto uomini. \u00c8 una scienziata che ne ha fatto una notizia, la virologa Ilaria Capua. Non se ne conosce la ragione, ma forse le tracce dello sguardo meno distratto che, nel tempo, la cultura ha dedicato alla differenza femminile, pu\u00f2 aprire piste di ulteriore riflessione; e forse nell\u2019attuale momento potrebbe suggerire, come \u00e8 stato scritto, che dopo la crisi toccher\u00e0 alle donne \u00abridare ricchezza alla vita, ripartire dal profondo, dire di s\u00ec al compito di far dono alla terra dei \u201cnati da donna\u201d\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Con la pi\u00f9 viva cordialit\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p>Costituente Terra<\/p>\n<p class=\"bawpvc-ajax-counter\" data-id=\"13597\"> (27)<\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_13597\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"13597\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar 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