{"id":13570,"date":"2020-03-10T19:56:25","date_gmt":"2020-03-10T18:56:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/?p=13570"},"modified":"2020-03-10T19:56:28","modified_gmt":"2020-03-10T18:56:28","slug":"digiuno-pensieri-dalla-zona-di-interdizione-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/?p=13570","title":{"rendered":"digiuno &#8211; pensieri dalla zona di interdizione\/2"},"content":{"rendered":"\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"117\" class=\"wp-image-13571\" style=\"width: 150px;\" src=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/covid.jpg\" alt=\"\">Seguiamo con grande interesse le riflessioni che il nostro amico ci invia dalla zona rossa. Il 20 febbraio inizi\u00f2 a raccontarci il modo di vivere nella zona di quarantena appena costituita. Oggi ci invita a riconsiderarci in una nuova situazione che rimette in discussione tutto e in particolare noi stessi. Il punto \u00e8 che oramai siamo tutti in quarantena e riflettendo seriamente sul significato di questa costruzione, ne potremo uscire con maggiore convinzione sulla necessit\u00e0 improrogabile di cambiare stile di vita<\/p>\n\n\n\n<p>Fonte : <a href=\"https:\/\/nobrainnopain.org\/digiunopensieridallazonadiinterdizione2\">https:\/\/nobrainnopain.org\/digiunopensieridallazonadiinterdizione2<\/a><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><em><a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/digiuno\/\">digiuno<\/a>&nbsp;\/[lat. iei\u016bnus]. Periodo di astensione totale o parziale dagli alimenti \u2013 sia volontaria sia in osservanza di una prescrizione medica o di un precetto ecclesiastico \u2013 durante il quale l\u2019organismo consuma i materiali nutritivi accumulati in precedenza\/.<\/em><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Quattordici giorni fa riflettevo su quello che il provvedimento di limitazione della libert\u00e0 personale di movimento all\u2019interno della Zona di interdizione avrebbe significato. Assieme alle&nbsp;<a href=\"https:\/\/nobrainnopain.org\/contagiopensieridallazonadiinterdizione\">considerazioni sul contagio stesso<\/a>, cosa avrebbe comportato \u2014 soggettivamente, nella dimensione intima \u2014 il confinamento?<br>Sono giunto alla conclusione che si sarebbe trattato di un&nbsp;<em>digiuno<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo quattordici giorni ho compreso meglio quali sono le sue dimensioni.<br>Il digiuno \u00e8 una&nbsp;<strong>scelta<\/strong>: come buona parte delle altre persone nella Zona, avrei potuto lasciare la Zona con maggiore o minore difficolt\u00e0, se lo avessi veramente voluto. Sia prima che la Zona fosse chiusa, sia dopo. Sia a piedi che forse anche in macchina. E ci\u00f2 \u00e8 dimostrato dai molti escursionisti entrati per sbaglio che chiedevano di uscire ai militari dei checkpoint. Se all\u2019inizio del confinamento sono rimasto qui e se mi sono trattenuto \u00e8 sostanzialmente per scelta.<\/p>\n\n\n\n<p>In secondo luogo il digiuno \u00e8 una&nbsp;<strong>astensione<\/strong>. Ad essere franco, devo precisare che il trovarmi qui prima dell\u2019emergenza rispondeva gi\u00e0 a un precedente bisogno di astensione dall\u2019esposizione alla citt\u00e0, nato dalla considerazione che vivere o muoversi in citt\u00e0 comporta l\u2019essere esposti al&nbsp;<em>desiderio degli altri<\/em>. Cio\u00e8 il desiderio altrui che io potrei esaudire: il \u201cdesiderio\u201d delle merci di essere comprate, delle persone di essere guardate, ascoltate, ammirate o dominate, valutate in relazione ad altri. Vivere e muoversi in citt\u00e0 espone ad una tale massa di desideri altrui che \u00e8 difficile vedere il proprio; ovvero, in questo turbinio di desideri altrui \u00e8 difficile sentire il proprio. Al contrario, un maggiore isolamento comporta essere pi\u00f9 in contatto con il&nbsp;<em>proprio<\/em>&nbsp;desiderio, o anche con l\u2019assenza di esso.<\/p>\n\n\n\n<p>In terzo luogo il digiuno \u00e8 l\u2019accesso a una dimensione di&nbsp;<strong>necessit\u00e0<\/strong>&nbsp;opposta alla libert\u00e0. Il mondo della natura (dal quale il virus proviene) \u00e8 quello della necessit\u00e0, dell\u2019<em>ananke<\/em>&nbsp;a cui appartengono il bisogno di magiare, scaldarsi, spostarsi, incontrare persone con le quali scambiare, affrontare lo scorrere del tempo: i giorni, le stagioni, la vita.<br>Della citt\u00e0 come luogo della libert\u00e0 opposta alla necessit\u00e0 ha parlato lucidamente Hannah Arendt in&nbsp;<em>Vita Activa<\/em>riferendosi alla vita pubblica nella&nbsp;<em>polis<\/em>&nbsp;di Atene: da una parte la casa \u00e8 il dominio della necessit\u00e0, dall\u2019altra la vita pubblica e sociale quello della libert\u00e0. L\u2019uomo \u00e8 libero solo dopo che ha sconfitto la necessit\u00e0. La&nbsp;<em>polis<\/em>&nbsp;\u00e8 emblema della nostra libert\u00e0, \u201cessere liberi significava sia non essere soggetti alla necessit\u00e0 della vita o al comando di un altro sia non essere in una situazione di comando\u201d dice Arendt. Il pericolo per la nostra salute e le restrizioni a cui siamo soggetti ci ricacciano da una parte nella necessit\u00e0 della sopravvivenza, e dall\u2019altra nella sogezione al comando altrui. Ma al contrario degli ateniesi classici, noi cittadini abbiamo in buona parte perso ogni contatto immediato con la dimensione della&nbsp;<em>necessit\u00e0<\/em>&nbsp;della vita: nelle citt\u00e0 non lottiamo contro il freddo, la fame, la distanza. Nella citt\u00e0, e per chi non vive ai margini, il necessario \u00e8 talmente garantito da essere in buona parte dato per scontato: in questo modo abbiamo in buona parte perso la percezione del valore della libert\u00e0 (dalla necessit\u00e0) come conquista.&nbsp;<br>Questa emergenza \u00e8 un digiuno dalla citt\u00e0, il digiuno dalla libert\u00e0 del cittadino, l\u2019essere tuffati di nuovo nella necessit\u00e0, \u00e8 uno shock, ma possiamo servircene per recuperarne la radice. E di recuperare la radice, il senso, della&nbsp;<em>polis<\/em>, della vita politica, abbiamo un gran bisogno.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la rinuncia principale, quella che ci costa di pi\u00f9, credo che sia quella che investe le&nbsp;<strong>abitudini<\/strong>. Tiziano Terzani in&nbsp;<em>Un altro giro di giostra<\/em>&nbsp;scrive:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Del digiunare si dice che i primi tre giorni siano i pi\u00f9 difficili perch\u00e9 il corpo cerca disperatamente di fare quello \u00e8 abituato. Al quarto giorno il corpo capisce, cambia ritmo e tutto diventa pi\u00f9 facile.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Il digiuno e il confinamento rompono le abitudini, le&nbsp;<em>routines<\/em>. Le routines sono fonte di tranquillit\u00e0, ma soprattutto generano efficienza: ci risparmiano un sacco di energia nel compiere scelte. Facciamo quello che abbiamo sempre fatto, cos\u00ec non dobbiamo fermarci a pensare a quello che occorre fare e in che ordine: se faccio sempre la stessa strada, non devo pensare ad ogni bivio o rotonda da che parte andare.&nbsp;<br>Ma ci sono dei momenti in cui le routines vanno rotte, le abitudini cambiate. E non \u00e8 facile. Richiede energia, anche perch\u00e8 le abitudini sono&nbsp;<em>abiti<\/em>, e gli abiti ci rivestono e dicono chi siamo. Cambiare abitudini pu\u00f2 costarci l\u2019identit\u00e0, o pezzi di essa, e negoziare pezzi di identit\u00e0 \u00e8 molto dispendioso.<br>Questo contagio, il confinamento e il digiuno che comporta cambier\u00e0 molte routines, e ci costringer\u00e0 a confrontarci con le identit\u00e0 che routines consolidate rappresentano.<br>Per esempio la paura di ammalarci ci far\u00e0 stare pi\u00f9 attenti al nostro corpo: faremo caso se il naso gocciola, se tossiamo, se abbiamo il fiato corto. Quale routine demoliremo? Quella di lavorare in qualsiasi condizione di salute non ci costringa a letto. Quali nuove routines useremo? Prenderemo delle misure di noi stessi, staremo attenti ai nostri limiti e agli altri. Cercheremo di attrezzarci per difendere la nostra salute, non solo di usare il nostro corpo per il lavoro.<br>Lo stesso riguardo possiamo averlo rispetto al lavoro, alla presenza fisica in luoghi di lavoro, agli spostamenti, i viaggi, di piacere o meno, le relazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Cambiando scala, se vorremo ascoltarci, l\u2019emergenza cambier\u00e0 delle priorit\u00e0 anche per la collettivit\u00e0. E cambier\u00e0 le routines collettive che ne derivano. Nel dover rispondere all\u2019emergenza ci siamo accorti che la ricerca disperata dell\u2019efficienza ha sacrificato la nostra resilienza: ci siamo irrigiditi a fare sempre meglio sempre la stessa cosa. Ma quello che abbiamo tagliato come spreco era proprio quel di pi\u00f9, la \u201cscorta\u201d, che ci serviva per affrontare la situazione anomala e imprevista: qualche medico in pi\u00f9 rispetto a quelli strettamente indispensabili, qualche euro in pi\u00f9 da spendere per il prodotto nazionale invece che quello ottenibile al massimo ribasso, qualche posto letto in pi\u00f9 negli ospedali rispetto alla previsione della media stagionale.<br>In una parola, ci stiamo scontrando con il cambiamento di priorit\u00e0, la routine del pensiero, che subdolamente si \u00e8 infiltrato nel senso comune dominante dagli anni \u201990: l\u2019aziendalismo nella gestione della cosa pubblica, l\u2019efficientismo spietato della compressione dei costi, magari sposato con la privatizzazione (che deve anche pagare profitto e dividendo).<\/p>\n\n\n\n<p>Prima che il mondo fosse investito dall\u2019emergenza climatica e da questo virus, sempre Terzani diceva:&nbsp;<br>.bq Gandhi nel suo mondo semplice, ma preciso e morale, lo aveva capito quando diceva: \u201cLa Terra ha abbastanza per il bisogno di tutti, ma non per l\u2019ingordigia di tutti\u201d<br>Grande sarebbe oggi l\u2019economista che ripensasse l\u2019intero sistema tenendo presente ci\u00f2 di cui l\u2019umanit\u00e0 ha davvero bisogno. E non solo dal punto di vista materiale.<br>Siccome il sistema non cambier\u00e0 da s\u00e9, ognuno pu\u00f2 contribuire a cambiarlo\u2026 digiunando, Basta rinunciare a una cosa oggi, a un\u2019altra domani. Basta ridurre i cosiddetti bisogni di cui presto ci si accorge di non aver affatto bisogno. Questo sarebbe il modo di salvarsi. Questa \u00e8 la vera libert\u00e0: non la libert\u00e0 di scegliere, ma la libert\u00e0 di essere. La libert\u00e0 che conosceva bene Diogene che andava in giro per il mercato di Atene borbottando tra s\u00e9 e s\u00e9: \u201cguarda, guarda, quante cose di cui non ho bisogno!\u201d<br>Quello di cui oggi abbiamo tutti bisogno \u00e8 la fantasia per ripensare la nostra vita, per uscire dagli schemi, per non ripetere ci\u00f2 che sappiamo essere sbagliato.<\/p>\n\n\n\n<p>Possiamo superare questa emergenza approfittando dello sforzo che ci impone (per alcuni molto doloroso e costoso) per cambiare qualcosa o cercare ostinatamente di ritornare alle routines precedenti, alle identit\u00e0 precedenti, dichiaratamente e manifestamente fallimentari.<br>Possiamo riscoprire la libert\u00e0 del cittadino ateniese che supera la necessit\u00e0 di sopravvivere in salute e si dedica alla cosa pubblica, o sforzarci ritornare alla libert\u00e0 di individui-consumatori.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa crisi ci offre una opportunit\u00e0 di criticare le routines consolidate della societ\u00e0 dei consumi di massa e cercare delle alternative. Ivan Illich ha fondato il suo sistema di critica della societ\u00e0 industriale su una alternativa, che chiama&nbsp;<em>societ\u00e0 conviviale<\/em>, nella quale vengono riformulati i rapporti tra strumento, individuo e societ\u00e0 in modo che vengano privilegiate le intenzioni dell\u2019uomo \u201causteramente anarchico\u201d, esaltando la sua creativit\u00e0 e non la specializzazione dei compiti e la centralizzazione del potere. Illich (in&nbsp;<em>La convivialit\u00e0<\/em>) scrive:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>L\u2019austerit\u00e0 non significa infatti isolamento o chiusura in se stessi. Per Aristotele come per Tommaso d\u2019Aquino, \u00e8 il fondamento dell\u2019amicizia. Trattando del gioco ordinato e creatore, Tommaso definisce l\u2019austerit\u00e0 come una virt\u00f9 che non esclude tutti i piaceri, ma soltanto quelli che degradano o ostacolano le relazioni personali. L\u2019austerit\u00e0 fa parte di una virt\u00f9 pi\u00f9 fragile, che la supera e la include, ed \u00e8 la&nbsp;<em>gioia<\/em>, l\u2019<em>eutrapelia<\/em>, l\u2019<em>amicizia<\/em>.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Da questi primi giorni di digiuno ho capito che vi sono cose alle quali come Diogene posso rinunciare, e altre alle quali non sono disposto a rinunciare; ad esempio incontrare fisicamente le persone.<br>Possiamo ribellarci al digiuno oppure servircene per sondare il nostro desiderio \u2014 individuale e collettivo \u2014 e capire quali routines andranno conservate, quali demolite, quali costruite.<\/p>\n<p class=\"bawpvc-ajax-counter\" data-id=\"13570\"> (40)<\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_13570\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"13570\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Seguiamo con grande interesse le riflessioni che il nostro amico ci invia dalla zona rossa. 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