{"id":13202,"date":"2018-10-23T09:38:09","date_gmt":"2018-10-23T07:38:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/?p=13202"},"modified":"2018-10-23T09:38:09","modified_gmt":"2018-10-23T07:38:09","slug":"de-cada-dia-terza-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/?p=13202","title":{"rendered":"De Cada Dia terza parte"},"content":{"rendered":"<h2>ALBERGUES<\/h2>\n<p>Il Messico non \u00e8 solo un Paese di origine della migrazione, ma anche di transito, di ritorno e di destinazione. Ed \u00e8 la sua posizione tan cerca de lo Estados Unidos a determinare la sua politica migratoria. I migranti non solo messicani: la maggior parte provengono da Guatemala, Nicaragua, El Salvador, Honduras.<\/p>\n<p>Nel cammino, lungo anche 5.000 chilometri, sono nate negli anni le Case del Migrante, chiamate albergues, religiose e laiche, che danno supporto, informazioni, assistenza attraverso il lavoro volontario di reti sociali solidali.<\/p>\n<p>Qui i migranti si possono fermare per dormire, mangiare, cambiarsi o lavarsi i vestiti, contattare le famiglie, ma anche ricevere assistenza medica e legale, soprattutto per i numerosi casi di abuso e sequestro che i migranti incontrano costantemente nel cammino. Sono dei rifugi.<\/p>\n<p>Alcune Case del Migrante, come quelle Scalabriniane, sono anche centro d\u2019ascolto per un suppurto psicologico e sede di uffici dei Diritti Umani per le vittime di tratta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/8.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-13185 size-medium\" src=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/8-300x264.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"264\" srcset=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/8-300x264.jpg 300w, https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/8-768x676.jpg 768w, https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/8-1024x901.jpg 1024w, https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/8.jpg 1254w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Foto 8: Ciudad Guatemala, 2015. In un momento di sosta, dentro la casa scalabriniana, si da uno sguardo attento alle cartine geografiche che aiutano a capire e a tracciare il percorso dopo il muro, dritti verso il Nord.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/9.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-13186 size-medium\" src=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/9-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/9-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/9-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/9-1024x683.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Foto 9: Ixpetec, 2015. Si scala l\u2019enorme vagone merci che verr\u00e0 agganciato alla \u201cbestia\u201d, poi si partir\u00e0 verso il futuro.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2>Las Patronas<\/h2>\n<p>Le Patronas sono un gruppo di donne, conosciute per il lancio di cibo e di bottigliette acqua ai migranti che viaggiano sul treno che attraversa la loro comunit\u00e0. La loro dedizione e il lavoro di gruppo, le hanno portate a formare una nuova forma di organizzazione, senza legami politici e con un senso di socializzazione e di solidariet\u00e0, che ha come premessa l\u2019umanit\u00e0. E ci\u00f2 che fanno gratuitamente e coraggiosamente, \u00e8 un lavoro ininterrotto dal 1995. Ogni giorno, ogni treno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/18.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-13187 size-medium\" src=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/18-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/18-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/18-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/18-1024x683.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Foto 18: Amatlan, 2015. Eccola Carmen, una delle Patronas, che dopo aver preparato i sacchetti di cibo, \u00e8 pronta a lanciarlo a mani protese di uomini e donne che ringrazieranno con grida di gioia e allegria.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/23.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-13189 size-medium\" src=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/23-300x197.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"197\" srcset=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/23-300x197.jpg 300w, https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/23-768x504.jpg 768w, https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/23-1024x671.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Foto 23: Amatlan, 2015. Si gira con forza il bastone dentro il paiolo dove cuoce quello che si \u00e8 potuto trovare dai donatori.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2>LE PATRONAS<\/h2>\n<p>Nella cucina delle Patronas tutto \u00e8 routine. Cercano cibo, o lo producono, cucinano, puliscono, lavano, si preparano. La cucina \u00e8 lo spazio del dialogo tra queste donne. Ogni giorno, mentre preparano il cibo per i migranti, parlano di tutto: di bambini, di mariti, di problemi della gente.<\/p>\n<p>La cucina \u00e8 diventata anche il loro spazio politico: hanno imparato a discutere dei problemi del paese, della povert\u00e0 rurale, dei diritti umani, dell\u2019indifferenza alla migrazione e dei propri diritti come donne.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A poco a poco sono diventate esperte in materia di migrazione e sono entrate a far parte della Rete dei difensori dei diritti umani dei migranti, dove i rappresentanti delle case e dei difensori dei migranti provenienti da diverse parti del Messico si incontrano per confrontarsi su esperienze e dati, in modo da poter migliorare i servizi al migrante e dar voce alle possibilit\u00e0 di un lavoro di rete sociale solido e umano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2>LE FRONTIERE<\/h2>\n<p>Ti aspetti un muro classico, impenetrabile, che ti impedisce di vedere oltre, e invece ti ritrovi di fronte delle lamiere di ferro arrugginito, o dei pali conficcati che escono dall\u2019oceano di Tijuana e si fermano non appena si esce dalla citt\u00e0, per dare spazio al deserto, fino alla citt\u00e0 seguente. Il muro c\u2019\u00e8 e non c\u2019\u00e8. A met\u00e0 confine al posto del muro c\u2019\u00e8 il Rio Bravo che fa da frontiera.<\/p>\n<p>Ma andando oltre al concetto fisico di divisione, di muraglia, sarebbe interessante concepire la frontiera come luogo che non appartiene a nessuno o, meglio, che appartiene a tutti. Qui si trovano centroamericani che vorrebbero essere americani e gringos che vorrebbero vivere come i messicani. Si incontrano scritte che mescolano inglese e spagnolo. Si assaporano cibi che vengono contaminati dai gusti del vicino.<\/p>\n<p>I migranti centroamericani comunicano in inglese. I racconti di migrazione parlano di citt\u00e0 degli <em>States. <\/em>In frontiera, i migranti si chiamano <em>deportados<\/em>; alcuni hanno passato pi\u00f9 tempo negli USA che nel loro paese d\u2019origine. Qui la migrazione cambia volto ed \u00e8 proprio qui che abbiamo capito che necessariamente dobbiamo vedere cosa c\u2019\u00e8 di la del muro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/29.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-13190 size-medium\" src=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/29-217x300.jpg\" alt=\"\" width=\"217\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/29-217x300.jpg 217w, https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/29-768x1061.jpg 768w, https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/29-741x1024.jpg 741w, https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/29.jpg 1307w\" sizes=\"auto, (max-width: 217px) 100vw, 217px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Foto 29: non si pu\u00f2 dividere l\u2019indivisibile.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Didascalie foto a cura di Andrea Cantaluppi che ringrazia caldamente<\/p>\n<p class=\"bawpvc-ajax-counter\" data-id=\"13202\"> (49)<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_13202\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"13202\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 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