{"id":12336,"date":"2016-10-18T08:44:02","date_gmt":"2016-10-18T06:44:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/?p=12336"},"modified":"2018-05-29T18:48:37","modified_gmt":"2018-05-29T16:48:37","slug":"tigri-da-casa-silvestro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/?p=12336","title":{"rendered":"Tigri da casa. Silvestro."},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\"><em>di Andrea Cantaluppi<\/em><\/p>\n<p class=\"p1\"><a href=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/images.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-12338 alignnone\" src=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/images.jpg\" alt=\"images\" width=\"303\" height=\"166\" srcset=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/images.jpg 303w, https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/images-300x164.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 303px) 100vw, 303px\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/images-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-12339 alignright\" src=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/images-1.jpg\" alt=\"images-1\" width=\"348\" height=\"145\" srcset=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/images-1.jpg 348w, https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/images-1-300x125.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 348px) 100vw, 348px\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"p1\">Stavo riprendendomi da un sonno febbroso nel lettone grande. Ero piccolo e gracilissimo. Stavo adagiato con la schiena su due cuscini pi\u00f9 lunghi di me e da quella posizione potevo vedere un angolo di cucina. Sentivo mia madre che lavava i piatti.<\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Mi agitai un pochino chiamandola e guardai verso la sedia che stava sotto la finestra quando, (sognavo ancora, o stavo delirando dalla febbre?), vidi che con movimento repentino qualcosa saltava da quella sedia e balzava inaspettato sul letto.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Mi sentii mordere al lobo dell\u2019orecchio sinistro. Incosciente e spaventato mi tirai un po\u2019 su e sentii dondolare un qualche cosa d\u2019indefinito che mi mordeva e mi faceva solletico da quell\u2019insolita posizione.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Avevo un orecchino peloso che mi dondolava allegro vicino alla guancia.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Si stacc\u00f2 e mi sal\u00ec sulla pancia facendo le fusa: era Silvestro!<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Questo \u00e8 stato il mio primo contatto con un felino e loro, da quel giorno, mi hanno scelto come consulente umano.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Era piccolissimo, appena svezzato e poteva benissimo essere scambiato come contro figura del suo collega di celluloide, nero con i calzettoni bianchi sempre a caccia di un pennuto giallo, un po\u2019 antipatico in verit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Mi guardava con lo sguardo spiritato, le orecchie appuntite e mi sfidava alla lotta.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Era il regalo di \u201cfine malattia\u201d che mia madre mi aveva fatto.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Lo aveva trovato in una cucciolata di una sua amica e aveva pensato che lo avrei gradito, non poteva sospettare che mi aveva regalato un pezzo di specchio dove intravvedevo il mio timido e sornione carattere.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Legammo immediatamente e per mia madre iniziarono giorni terribili.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Tra cuccioli, non si fa caso se uno appartiene agli umani o agli animali, si solidarizza subito, specialmente se c\u2019\u00e8 da combinare guai.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Era un furbastro di sette cotte. Si credeva il padrone della strada. Stava ore affacciato sul davanzale a osservare se qualche infiltrato di altre strade, stesse transitando senza permesso sul suo territorio.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Se ci\u00f2 accadeva, cane o gatto che fosse, si precipitava sulle scale e sbucava come un ossesso sulla strada facendo spaventare quegli ignari passanti, e approfittando della sorpresa, li metteva in fuga.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Ristabilito l\u2019ordine naturale delle cose, tornava trionfante a farsi fare due meritate coccole per il lavoro svolto. Il territorio era salvo e i nemici in fuga.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Ogni tanto sentivo mia madre urlare: o aveva portato qualche lucertola o qualche topolino frutto di una capacit\u00e0 venatoria fuori dal comune, o era passato, come su una passerella rossa, sul pavimento appena lavato.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Mi confess\u00f2 spesso che non capiva il perch\u00e9 mia madre non gradisse quei regali. Dopo tutto lui, il re, aveva portato a Lei, la regina, il frutto della sua caccia.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">No, mi diceva, gli umani non riesco a capirli, meno male che ci sei tu come interprete.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Tra noi c\u2019era un linguaggio non scritto ne codificato. Eravamo in simbiosi e non c\u2019era bisogno di parlare. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Uno sguardo intenso spiegava pi\u00f9 di mille parole.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Vigeva la regola di non fare rumore per nessun motivo e il parlare l\u2019avrebbe infranta.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Il loro conflitto raggiunse il culmine un giorno d\u2019estate.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Non avevamo frigorifero ne soldi per metterci dentro qualche cosa, quindi era del tutto superfluo, distante anni luce dai nostri bisogni primari. Quel giorno, facendo tantissimi sacrifici, colei che mi aveva regalato quel simpatico e pestifero batuffolo d\u2019ovatta (cos\u00ec diceva prima che l\u2019infingardo si manifestasse per quello che era: un teppista !) compr\u00f2 due sottilissime fettine di carne. Le aveva messe su un piatto e coperte con un altro, e in attesa dell\u2019ora del pranzo, che con quelle rarissime e insolite fettine sarebbe diventato quello della festa solenne, le aveva messe \u201cin fresco\u201d sul davanzale dove lui faceva la posta al nemico.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Tragico errore logistico!<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Arriv\u00f2 quatto quatto e si and\u00f2 a mettere sul suo punto d\u2019osservazione.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Stavo facendo i compiti estivi come ripasso, facendo considerazioni filosofiche, del tipo che tanto valeva che la scuola continuasse anche l\u2019estate, tanto cosa cambiava? Quando sentii l\u2019ennesimo urlo, solo che questa volta mia madre imbracciava una scopa e correva attorno al tavolo della cucina lanciandosi poi gi\u00f9 per le scale.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">La porta di casa nostra, finch\u00e9 sono rimasto al paese natio, \u00e8 stata perennemente aperta e spalancata sulle scale. Io e lei ignoravamo l\u2019uso di uno strano strumento chiamato chiave.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Silvestro correva a testa alta per non inciampare sulle fettine che aveva rubato e che teneva ben strette con i suoi sviluppati canini.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Mia madre, che gli urlava dietro minacciandolo di lasciarle, altrimenti lo avrebbe accoppato con tante di quelle botte in testa da farlo diventare scemo.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Non ebbi il coraggio d\u2019intervenire e rimasi a guardare la scena con una finta neutralit\u00e0 e un malcelato sorriso.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Era tutto troppo comico: lui che correva a testa alta e a gambe larghe per la strada, lei che mi sembrava la Tata cicciona dei film con le governanti nere, con il fazzoletto legato in testa che brandiva l\u2019arma della fatidica punizione.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Da una parte avevo rabbia perch\u00e9 oramai quella carne non l\u2019avrei pi\u00f9 rivista, dall\u2019altra ero contento per lui, parteggiavo per quel predatore che aveva catturato quella rarissima preda.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Ma, la fame vera \u00e8 cos\u00ec, non c\u2019\u00e8 ricompensa per tutti.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Ero mortificato per l\u2019impresa del mio protetto e mia madre minacci\u00f2 che non voleva trovarselo pi\u00f9 tra i piedi e quindi dovevo provvedere, altrimenti sarebbero stati guai per me.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Torn\u00f2 dopo due giorni come se nulla fosse accaduto.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Bello, tranquillo si rimise al suo punto d\u2019osservazione preferito. Si<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>addorment\u00f2 conscio del suo ritrovato ruolo di comandante e questa certezza lo trad\u00ec perch\u00e9 non si accorse dell\u2019improvviso arrivo della sua nuova acerrima nemica che gli diede una spinta e lo fece volare gi\u00f9 dalla finestra.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Tranquilli, abitavamo al primo piano e i metri non erano molti. Corsi gi\u00f9 a raccoglierlo e lo trovai che faticava a camminare. Era la sua prima sconfitta. Un avviso preciso che aveva abbassato la guardia e il nemico lo aveva sorpreso e colpito.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"> Lo portai a casa e, a dimostrazione che hanno sette vite, si rimise in sesto, ma con un piccolo particolare: da quel giorno cammin\u00f2 con le zampe anteriori storte, come un vecchio cow boy.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">E da quel giorno Silvestro divenne Feliciano. Cos\u00ec si chiamava un uomo del mio paese che aveva le gambe talmente storte che quando le teneva dritte sotto ci passava la metropolitana.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">I ricordi di quel primo amico baffuto mi dicono oggi che il suo passaggio non \u00e8 stato fulmineo, come i suoi improvvisi attacchi a nemici inesistenti, e impalpabile, ma che ha lasciato tracce durevoli.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Come i graffi sulla pelle e l\u2019assimilazione di gesti felpati che mi portano a non fare il minimo rumore nei miei spostamenti in casa o sul lavoro, lui sta ancora con me e, per correttezza, l\u2019ho presentato ai nuovi emuli che mi hanno concesso di soggiornare in casa con loro. (Si ho sempre la qualifica di consulente felino !).<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Li ho avuti tutti belli, ma non perch\u00e9 erano i miei pensionanti, ma perch\u00e9 \u00e8 stato proprio cos\u00ec.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Tutti tipicamente con il capoccione dei gatti romani. E come i loro avi che assistevano ai giochi che gli imperatori all\u2019estivano nell\u2019arena del Colosseo, hanno rappresentato quel carattere da sornioni, bellicosi, affettuosi, con quel tanto di snob sotto il naso, al centro dei loro sensibilissimi baffoni, che hanno tutti coloro che vengono considerati cittadini dell\u2019Urbe a tutti gli effetti. *1 *2<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Mi hanno riempito la vita senza invasioni di campo tipico dei loro nemici bavosi, e sempre con discrezione.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Non hanno mai chiesto nulla, sono stato io a sintonizzarmi con i loro appetiti e i loro momenti di follia.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Cos\u00ec come loro hanno rispettato i miei silenzi e la mia passione per la solitudine.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">La loro filosofia gattesca mi ha insegnato che nei giorni uggiosi, e nella vita ce ne sono troppi, \u00e8 meglio dormire al calduccio, domani, si cercher\u00e0 di scalare qualche montagna insormontabile.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">*1- Qualche anno fa il consiglio comunale di Roma ha sancito all\u2019unanimit\u00e0 che tutti i gatti che si trovano sul territorio della citt\u00e0 sono cittadini dell\u2019Urbe a tutti gli effetti e vengono adottati, assistiti e curati. Ecco riassunto un affetto particolare verso questi felini che da sempre, a Roma, incarnano lo spirito scettico e bullesco dei suoi abitanti. Tra loro hanno sempre sopportato che quel cane fosse il simbolo ufficiale della citt\u00e0, d\u2019altro canto aveva allattato i piccoli di Rea Silvia e quindi che si prendesse tutti i meriti. \u201cMa li veri padroni semo noantri\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">*2-A Roma c\u2019\u00e8 un detto: \u201cnun ce trippa pe\u2019 gatti\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Si racconta che il primo sindaco laico dopo la prima guerra mondiale, Nathan, appena insediatosi, volle studiare in profondit\u00e0 il bilancio comunale. Le casse erano vuote, ed i problemi immensi. Con i suoi collaboratori stava immerso in capitoli e cifre che non si riusciva a far quadrare. Sempre pi\u00f9 depresso, si accorse di una voce di bilancio molto strana e chiese: \u201d cosa significa \u2013trippa per gatti ?\u201c<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Il segretario comunale rispose che era consuetudine dare le frattaglie, trippa e altro, ai gatti. Merce che il Comune comprava all\u2019ingrosso al macello di testaccio.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">\u201c Ma siamo matti?\u201d Rispose il sindaco. \u201cda questo momento nun ce trippa pe gatti!\u201d<\/span><\/p>\n<p class=\"bawpvc-ajax-counter\" data-id=\"12336\"> (71)<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_12336\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"12336\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Andrea Cantaluppi Stavo riprendendomi da un sonno febbroso nel lettone grande. 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