{"id":12134,"date":"2016-04-01T09:00:43","date_gmt":"2016-04-01T07:00:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/?p=12134"},"modified":"2016-04-01T11:28:30","modified_gmt":"2016-04-01T09:28:30","slug":"il-crollo-del-sole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/?p=12134","title":{"rendered":"Il crollo del sole"},"content":{"rendered":"<p><em>Autore: Piero Fortini<\/em><\/p>\n<p><strong>Il crollo del sole<\/strong><\/p>\n<p>1.<\/p>\n<p>Clara si svegli\u00f2 alle 6.00 di soprassalto, come se una palla di cannone l\u2019avesse colpita proprio sotto lo sterno. Un tonfo sordo. Seguito da un boato che si espandeva all\u2019infinito, fracassava il cielo e scheggiava la terra, circondava la casa e si conficcava dentro di lei.<\/p>\n<p>Apr\u00ec la porta e fuori una caligine nera aveva reso vedovo il tempo. Sent\u00ec al giornale radio delle 6.10 che il sole, un sole ancora acerbo e indefinito, era precipitato su monti e pianure dell\u2019altro emisfero. L\u2019incendio pi\u00f9 devastante di sempre aveva incenerito Australia e Nuova Zelanda.<\/p>\n<p>Proprio allora realizz\u00f2 che quello era il mattino in cui Martino sarebbe partito, alle 6.00 in punto.<\/p>\n<p>Vorticando le gambe corse al pozzo dove la sera prima, con la luna piena, aveva fatto specchiare Martino. Erano state le vecchie del villaggio a dirle che in una notte di luna piena l\u2019immagine si sarebbe conservata pi\u00f9 a lungo.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Iss\u00f2 il secchio col respiro ingolfato &#8211; dai, issa, forza &#8211; e vide il volto di Martino splendere col suo sorriso migliore, come una promessa di matrimonio. Entrata in cucina pose il secchio sul tavolo, e il volto di lui era ancora l\u00ec, solo un poco increspato da ondine che lo percorrevano come un viaggio, ma verso casa.<\/p>\n<p>Invece Martino si recava 11.000 chilometri pi\u00f9 in l\u00e0, nell\u2019altro mondo. \u00a0Tre anni di lavoro per costruire una strada, in modo che degli argentini potessero andare da Buenos Aires fino a Rio Gallegos, in Patagonia. Metteva un intero mare tra loro, se ne andava in luoghi remoti e nello stesso tempo rompeva ponti l\u00ec vicino, alluvionava strade e case attorno a Clara, cucine e camere da letto. Una scrosciante e prorompente inondazione dentro cui volteggiavano \u2013 rallentati e sospesi &#8211; cucchiai, bottiglie, cornici, forcine per capelli, biancheria intima, saponi, specchi, sedie, foto, cappelli. La vita di tutti i giorni, la vita di sempre, nuotava via per sempre in un silenzio estatico e minaccioso. Ma la paga era buona e lui giovane e senza un lavoro continuativo.<\/p>\n<p>Quando lui le annunci\u00f2 che sarebbe partito, Clara svenne. E poi non volle sapere pi\u00f9 niente. Lo preg\u00f2 solo di rivedersi il giorno prima della partenza.<\/p>\n<p>Quel pomeriggio lo port\u00f2 a fare il bagno nel laghetto della cascata come era accaduto mille altre volte, a passeggiare nel bosco che era stato lo scrigno dei loro incontri segreti. Poi lo mise a sedere in cucina e silenziosa stette a guardarlo lungamente. Impedendogli di parlare lo fece stendere sul letto, fermo fermo per ore. E alla sera lo fece specchiare nel pozzo.<\/p>\n<p>Non volle sentire parola n\u00e9 essere toccata. Solo al momento del congedo lo baci\u00f2 sulla bocca e alla fronte, sollevandosi sulle punte dei piedi, con la mantellina scura attorno alle spalle, uccello femmina ferito grave che saluta la partenza inesorabile \u00a0del suo compagno migratore.<\/p>\n<p>La sera prima del crollo del sole.<\/p>\n<p>2.<\/p>\n<p>Clara era bella, con capelli lunghi, lucidi, inquieti e scuri come il mare dell\u2019ottocento. Gli occhi neri, grandi. Finestre olandesi, vetrate. Il naso dritto di Psiche, le gambe solide e snelle. Anche Martino \u00e8 bruno, un gomitolo sempre arruffato, gli occhi: un vortice di vento, alto uno e ottantacinque e dritto come un\u2019impalcatura.<\/p>\n<p>Abitanti del mediterraneo, turbinosi, dolci di pasticceria, la spontaneit\u00e0 del sole, si amavano di un amore di pietra, di sabbia, di corse, di pini, di ginepro, d\u2019acqua, di soste accovacciati nell\u2019occhio del ciclone.<\/p>\n<p>Dopo la partenza di Martino, Clara, chiusa in casa, continu\u00f2 per molte ore a scrutare il volto di lui racchiuso nella minuscola pozza del secchio. In quel momento tutto il suo universo.<\/p>\n<p>Il giorno seguente, in quella notte perenne, Clara compr\u00f2 una lampada e and\u00f2 alla cascata. Si spogli\u00f2 lentamente, in un rito d\u2019amo-re, s\u2019immerse nuda e nuot\u00f2, dolcemente abbandonata. Il rumore dell\u2019acqua era la voce di Martino, le onde, le sue braccia e le sue gambe. Si lasci\u00f2 cadere sul fondo e quel silenzio era il silenzio di lui.<\/p>\n<p>Si addentr\u00f2 nel bosco delle loro escursioni amorose, si distese bocconi incagliata nella cattedrale di tronchi, cont\u00f2 ogni filo d\u2019erba, s\u2019incant\u00f2 titillandoli con le dita, s\u2019impregn\u00f2 dell\u2019odore ter-roso e umido del sottobosco, si lasci\u00f2 avvolgere dal velo di nebbia che andava alzandosi e rendeva pi\u00f9 soffusi e meno dolorosi i ricordi.<\/p>\n<p>Tornata a casa si coric\u00f2 nel letto e per ore lo sent\u00ec respirare, indovinando i suoi sogni. Quando si alz\u00f2, and\u00f2 a guardare il secchio e lui la guardava.<\/p>\n<p>Pranzava e cenava con Martino, ogni giorno apparecchiando con la tovaglia pi\u00f9 bella, le posate pi\u00f9 preziose, i piatti decorati a mano, i bicchieri con i colori pi\u00f9 allegri. E in interminabili conversazioni gli raccontava le sue speranze, faceva progetti con lui, che assentiva con dolcezza e aggiungeva dettagli gratificanti e rassicuranti. Ed erano cenni d\u2019intesa, ammiccamenti, complicit\u00e0. Un continuo vagheggiare di figli, di lavori, di scuole, di viaggi, di notti di veglia, di notti d\u2019amore.<\/p>\n<p>L\u2019oscurit\u00e0 divenne la sua dimensione ottimale, un mondo buio In cui lei vedeva le cose come non le aveva mai viste, come non le aveva mai vissute, mai con questa chiarezza, cos\u00ec pienamente in luce.<\/p>\n<p>3.<\/p>\n<p>Inizi\u00f2 allora per Clara il tempo delle peregrinazioni incessanti, tranne qualche ora di sonno. Seicentonovantaquattro giorni tra lago, bosco, pozzo e casa. Passo su passo in quel mondo rapito.<\/p>\n<p>La lampada era sempre con lei, a rischiarare i ricordi e a dare vita ai luoghi, lucciola gigante che scivolava sospesa nella notte senza pi\u00f9 fine, come un\u2019idea che non muore o un\u2019anima che non trova pace. Clara, in quelle processioni, sembrava una madonna dolente che seguiva il suo Ges\u00f9 sul Calvario.<\/p>\n<p>Il 91\u00b0 giorno giunse la prima lettera di Martino, prefer\u00ec non aprirla. Qualunque cosa lui avesse scritta non sarebbe stata all\u2019altezza del suo mondo di adesso, un corpo estraneo a questa nuova vita compiuta e sfolgorante, edificata con pazienza certosina per giorni e giorni come 91 piccoli mattoni.<\/p>\n<p>Il 132\u00b0 giorno, con l\u2019estate, torn\u00f2 un po\u2019 di luce. Un nuovo piccolo sole si stava formando ed emanava un chiarore diafano e ancora incerto. Un grande stormo di uccelli arriv\u00f2 da sud-ovest, da altri soli ed altri mari. Lei li interrog\u00f2 a lungo con occhi insistenti, una sola domanda. Loro virarono e le volarono incontro chiassosi e festosi, in un girotondo stordente e giro su giro si misero in formazione disegnando una M maestosa. Poi tornarono in alto e nel dondolio dell\u2019aria formarono una grande vela che, invadendo l\u2019intero cielo, riproduceva il profilo di Martino, merletto di luce ed ombra appena mosso dal vento. Clara s\u2019illumin\u00f2 come se un profluvio di fuochi d\u2019artificio si specchiasse sul suo viso.<\/p>\n<p>Il 173\u00b0 giorno arriv\u00f2 un\u2019altra lettera di Martino, che lei schiv\u00f2 come la prima e ripose chiusa in un cassetto.<\/p>\n<p>Il 231\u00b0 giorno nel pieno dell\u2019autunno si spense il nuovo sole, non ce la fece ad inerpicarsi nel cielo, ad ardere ancora, bagliore tenue mai diventato pienamente luce.<\/p>\n<p>In quella nuova sera la lampada di Clara non era l\u2019unico lume.<\/p>\n<p>Un nugolo di fuochi baluginava nella pianura, appena fuori le case. Un gruppo di attori e saltimbanchi girava l\u2019Europa dopo un lungo viaggio di mare e anni passati tra gli italiani d\u2019America, ad architettare storie e acrobazie.<\/p>\n<p>Lei li raggiunse con il secchio in mano e glielo mostr\u00f2, fissandoli a lungo con occhi insistenti, una sola domanda. Cap\u00ec gi\u00e0 la risposta quando loro assunsero le sembianze di lui, e parlarono con la sua voce. \u201c Certo, l\u2019abbiamo visto a Bahia Blanca, sono all\u2019incirca tre mesi. Stanno costruendo una strada lunga mezzo continente e lui \u00e8 forte, generoso, pieno di vita. Ma, cova un grande dolore. Ci ha parlato del suo amore lontano in Italia, si sente perduto perch\u00e9 lei non da pi\u00f9 cenno di s\u00e9 e lui non sa darsi pace. Ci dispiace ragazza, allora non pensavamo proprio che saremmo giunti da queste parti\u2026. Ti avremmo portato un messaggio, qualche ricordo da consegnarti\u201d.<\/p>\n<p>Corse a casa trafelata e ingolfata dai singhiozzi gett\u00f2 sul tavolo della cucina la lampada accesa, prese Martino per mano, lo distese sul letto, gli si arrampic\u00f2 sopra, lo divor\u00f2 da non avere fame per mesi, lo bevve da non avere arsura per anni, lo spos\u00f2 per averlo con s\u00e9 per sempre e desiderarlo ogni sera e placarsi ogni notte e brillare il giorno come un tracciante e occultarsi la sera tra le sue braccia e diventare scoiattolo sulla sua schiena e coccinella nel palmo di mano e cantargli una canzone d\u2019amore lunga una vita col fiato di cento generazioni, di donne e sirene, di leonesse e gazzelle, violando foreste, scavalcando vulcani, saltando fiumi con un solo passo, traversando laghi con una sola bracciata.<\/p>\n<p>Dopo qualche ora si svegli\u00f2 tramortita.<\/p>\n<p>4.<\/p>\n<p>Il 265\u00b0 giorno arriv\u00f2 un\u2019altra lettera, che non incontr\u00f2 migliore fortuna. La lampada continuava perennemente a vagare, non si sa pi\u00f9 se spirito di vita o segnale di morte, calda speranza o insana follia.<\/p>\n<p>Il 312\u00b0 giorno i venti di sud-ovest soffiarono come in una grandiosa, devastante ribellione e una tempesta spaventosa sconvolse l\u2019Atlantico, con onde alte 12 metri, le coste flagellate, le spiagge divorate, le isole cancellate. In quell\u2019immenso fragore da fine del mondo arriv\u00f2 fino al villaggio di Clara, sballottolata e barcollante, la voce di Martino che la invocava, sospinta fin l\u00ec da un ardore sovrumano, da un urlo gigantesco che erompeva dal vento, dalle onde, dalla terra squassata, da tutto lo spazio che aveva trasvolato, da una disperazione che aveva frantumato la barriera del suono.<\/p>\n<p>Il 357\u00b0 e il 525\u00b0 giorno altre due lettere ebbero il loro inutile decorso.<\/p>\n<p>Poi il 694\u00b0 giorno, con l\u2019arrivo di un\u2019altra lettera, il colore del mondo cominci\u00f2 a stingere, il sonoro a sfumare, il volto di Martino si appannava in un\u2019acqua pi\u00f9 torbida e i pranzi e le cene divennero silenziosi, le stoviglie meno curate, il letto pi\u00f9 freddo e il respiro notturno pi\u00f9 fioco. L\u2019acqua della cascata un piccolo rivolo.<\/p>\n<p>Ma dentro di s\u00e9 Clara bruciava sempre di pi\u00f9. Un tizzone rovente le trivellava il cuore e lo stomaco. Martino si affievoliva e sfumava l\u00e0 fuori, ma prendeva man mano rifugio dentro di lei, bestia parassita che s insinuava e si ricavava uno spazio sempre pi\u00f9 grande. E premeva, spingeva come una testuggine gigante, pulsava come un mantice.<\/p>\n<p>Lei si struggeva perch\u00e9 tutto quel peso, quell\u2019insostenibile spessore interiore non trovava all\u2019esterno pi\u00f9 nessuno sfogo e nessun ristoro.<\/p>\n<p>Si sentiva in un vicolo cieco, brancolava invano come un animale in trappola, senza futuro.<\/p>\n<p>Sentitasi persa, apr\u00ec di getto il cassetto dove erano custodite le lettere di Martino, le uniche cose che potevano ancora parlarle di lui, e finalmente le lesse.<\/p>\n<p>5.<\/p>\n<p>Giovedi 16 Maggio<\/p>\n<p>Mia amatissima, luce dei miei occhi, sole della mia pelle, acqua della mia gola, sale delle mie ferite, coltello delle mie piaghe, dolcezza che mi consola e punteruolo che mi trafigge. Non ho che te. Sono finito in un buco nero, fatto di marce e di lavoro, di sveglie precoci e di fatica, di tardi coricamenti e di incubi cupi, di scherzi da uomini che con occhi da folli danno il peggio di s\u00e9 senza la loro met\u00e0 del cielo. Risparmio su ogni cosa affinch\u00e9 tu possa raggiungermi al pi\u00f9 presto, perch\u00e9 alla fine del mio tunnel vedo solo la luce dei tuoi capelli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Domenica 6 Agosto<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non scrivi, non mi rispondi? Ho aspettato il tempo di un ergastolo. Non ti \u00e8 forse arrivata la mia lettera? Questa di sicuro la leggerai.<\/p>\n<p>Scrivimi subito, dimmi tutto quello che fai, ogni minuto in ogni luogo tutte le volte che mi pensi. Invadimi di te, raccontami chi sei da lontano. La tua lettera sar\u00e0 la mia torcia nel crepaccio scuro e senza fondo in cui sono precipitato. Sostienimi tu, ferma la mia caduta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lunedi 6 Novembre<\/p>\n<p>Impazzisco. Il tuo silenzio \u00e8 una spada che mi perfora, un millimetro ogni minuto. Non so pi\u00f9 cosa pensare. Mi hai dimenticato? Mi hai rinnegato? Mi odi cos\u00ec tanto? Io non penso che a te, a noi. Il tuo silenzio \u00e8 una tortura insopportabile. Sono solo, non riesco ad avere una vita normale, penso continuamente all\u2019assurdit\u00e0 del tuo silenzio.<\/p>\n<p>In questo modo sei assente due volte, troppe volte. Non mi dai nessun conforto e non so se io conforto te. Cosa ti \u00e8 successo? Io sto mettendo da parte tutti i soldi che posso. Se ancora lo vorrai, tra non molto potremo riunirci.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Domenica 6 Febbraio<\/p>\n<p>\u201c Ecco il biglietto. Non mi hai mai scritto perch\u00e9 non volevi parole, non credevi in loro, forse non credevi pi\u00f9 in me. Ecco il biglietto. Parti. Ti aspetto. Ho trovato una casa grande per tutti e due. Sto approntando gli arredi, poi insieme vedremo tutti i particolari, cosa cambiare.<\/p>\n<p>Tutto quello che non ti piacer\u00e0 lo butteremo via, piatti, quadri posate, anche i mobili. Sostituiremo tutto con ci\u00f2 che tu sceglierai. Ma ti prego, arriva, vieni. Con te tutto acquister\u00e0 un senso\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Domenica 24 Luglio<\/p>\n<p>Non so pi\u00f9 cosa pensare. Ti sei rifatta una vita? Hai conosciuto un altro? Non vuoi pi\u00f9 saperne di me? Non riesco a spiegarmi, mi sono fatto migliaia di domande, ma non mi raccapezzo. Rischio di diventare pazzo. Vado al lavoro e poi mi tappo in casa, la notte dormo, se dormo, l\u2019indomani torno al lavoro e di nuovo a casa. Non posso pi\u00f9 andare avanti cos\u00ec, mi sto distruggendo, mi stai distruggendo. Non ce la faccio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lunedi 9 Gennaio<\/p>\n<p>Un colpo di fortuna insperato, ho cambiato ditta e lavoro, ora ho un bell\u2019ufficio in citt\u00e0, nella sede centrale.<\/p>\n<p>Valuto e seleziono la manodopera nuova, organizzo i turni e le squadre. La vita \u00e8 pi\u00f9 tranquilla, non dico serena, ma pi\u00f9 tranquilla. Frequento alcuni amici, cuciniamo e ceniamo insieme qualche volta. Vado anche al cinema quando posso o al variet\u00e0, mi diverto un po\u2019. Il capo mi apprezza, dice che sono intelligente e ci so fare con gli operai.<\/p>\n<p>Sarebbe tutto molto pi\u00f9 bello se tu fossi qui con me, sarebbe davvero il paradiso, ma forse non \u00e8 destino. Chiss\u00e0 che vita stai vivendo tu, io sto cercando di rimettere insieme i pezzi della mia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Venerdi 24 Ottobre<\/p>\n<p>Quanto tempo \u00e8 passato, quante cose cambiate giorno dopo giorno senza che me ne accorgessi. Da otto mesi conosco una ragazza bravissima, anche bella. Ci sposeremo. Siamo dipingendo la casa, poi la arrederemo. Sto pian piano superando lo strazio che mi hai inferto col tuo silenzio ostinato.<\/p>\n<p>Ti sei negata fino a scomparire. Ignoro i motivi di questo tuo comportamento, e tutto ci\u00f2 ora non ha pi\u00f9 importanza.<\/p>\n<p>Spero solo che tu sia felice, alla fine \u00e8 la sola cosa che conta.<\/p>\n<p>6.<\/p>\n<p>Clara ne fu stordita, tramortita. Anche l\u2019aria le doleva e la faceva cadere. Si aggrapp\u00f2 al tavolo, girava a sprazzi la testa in diverse direzioni, la faccia piegata con una smorfia incredula, un sorriso doloroso ed ebete.<\/p>\n<p>\u201cMa come, \u00e8 stato qui con me fino a stamattina, quando \u00e8 andato al lavoro\u2026. Giorni e notti insieme\u2026.inseparabili. Ci siamo amati, abbiamo parlato\u2026..abbiamo progettato il nostro futuro\u2026. Era tutto previsto\u2026. era tutto deciso\u2026. No, non \u00e8 lui questo che scrive\u2026. \u00c8 un altro\u2026.. quando \u00e8 partito?&#8230;.Questo pomeriggio?\u2026.E gi\u00e0 \u00e8 arrivato cos\u00ec lontano?\u201d<\/p>\n<p>Da profondit\u00e0 che non sospettava minimamente di poter toccare scatur\u00ec un urlo spaventoso e prolungato, che pareva non avere fine. Si scaravent\u00f2 con la testa contro il muro, un\u2019ossessa. Spacc\u00f2 le sedie contro il tavolo e la porta, si strapp\u00f2 le vesti, sfond\u00f2 l\u2019armadio a spallate.<\/p>\n<p>Corse dissennata alla cascata e al lago. Disseccati. S\u2019inoltr\u00f2 nel bosco e lo trov\u00f2 inaridito. Corse al pozzo e suonava di un tonfo sordo, il secchio un buco vuoto. Anche il buio della notte non aveva colore. Il letto non emanava respiro n\u00e9 odore, un sudario di morte asettica. Dentro di lei Martino spingeva, sbracciava e scalciava. Clara ne soffocava, sentiva dolori lancinanti in ogni parte del corpo.<\/p>\n<p>7.<\/p>\n<p>Part\u00ec all\u2019improvviso. Decise e part\u00ec.<\/p>\n<p>Lo and\u00f2 a cercare per non morire di quel peso smisurato che le si era incastrato dentro. Nel viaggio per mare le sembrava che la nave ne potesse affondare.<\/p>\n<p>A Buenos Aires s\u2019ingarbugli\u00f2 in un via vai convulso, tutte le ore del giorno e della notte, in un circuito che non aveva mai fine e ripassava sempre nel luogo di partenza. Chiedeva ai passanti, nei negozi, nelle sedi di imprese di opere pubbliche, nei bar. Non sapeva quale fosse il nuovo lavoro di Martino, non conosceva il nome dell\u2019azienda, n\u00e9 l\u2019indirizzo. E continu\u00f2 a camminare, per giorni e giorni, e settimane e mesi, tanto da<\/p>\n<p>diventare indifferente al tempo e il tempo a lei. L\u2019eternit\u00e0 e un giorno, un\u2019ora. Un minuto che scorre per sempre.<\/p>\n<p>Progressivamente perse per strada anche quel senso di disperazione che la spingeva nelle prime settimane. And\u00f2 somigliando sempre pi\u00f9 ad un automa, che non ha pi\u00f9 consapevolezza di nulla altro che il suo stesso incedere senza tregua.<\/p>\n<p>E\u2019 da un anno ormai che a Buenos Aires ci si pu\u00f2 imbattere a qualsiasi ora in una donna vestita di nero, senza pi\u00f9 et\u00e0, sempre in cammino, con una sola domanda, sempre la stessa, insistente. La si pu\u00f2 riconoscere perch\u00e9 non ha mai requie, un \u00a0batuffolo scuro che migra perenne. Ma si sar\u00e0 assolutamente sicuri che si tratti di lei quando, guardandola, non vedrete il suo volto, ma quello di Martino.<\/p>\n<p>8.<\/p>\n<p>Nel suo villaggio in Italia, il sole nel frattempo \u00e8 tornato e la vita ha ripreso il suo corso normale.<\/p>\n<p>Solo la notte succede qualcosa di strano. Una lunga, infinita processione di luci, lucciole giganti, rischiara il cammino che porta alla cascata del lago e al bosco, e poi al pozzo, giungendo infine a casa di Clara, a illuminare d\u2019un\u00a0 bagliore siderale la cucina e poi il letto, tutta la notte, per tutte le notti.<\/p>\n<p>Intanto a Sidney, Wellington, Brisbane, Auckland, Adelaide, Melbourne, Perth, Dunedin gli sparuti sopravvissuti alla catastrofe di tre anni prima stanno cercando di riprendere vita.<\/p>\n<p>Lo fanno assieme ai non pochi immigrati giunti nel tempo, sospinti dal desiderio, pi\u00f9 forte quanto pi\u00f9 insensato, che induce ad andare in una terra che proprio perch\u00e9 totalmente distrutta ci appare nuova e prodiga di futuro, levatrice di sogni e azioni grandiosi.<\/p>\n<p>Una distesa di macerie alle quali ridare forma in orizzontale e in verticale, in una riemersione della vita che si rialza dalla morte.<\/p>\n<p>Da tre anni quelle terre sembrano un lunare parco zoologico di ruspe, bulldozer, camion, gru. Giraffe d\u2019acciaio e uno strano bestiario di metallo, gomma e vetro, meccanici scarabei sempre in movimento con voci di motori e di clacson, mentre gradualmente scompaiono gli accampamenti di tende, inghiottite dalla stessa terra che poco pi\u00f9 in l\u00e0 erutta cantieri, impalcature e facciate in costruzione.<\/p>\n<p>Si sono ristrutturate condutture e fognature, tracciate e piantumate strade; piantati alberi, riprese le colture, riattivata l\u2019acqua, la luce; si sono ricostruite le prime case, i negozi, gli uffici, le fabbriche.<\/p>\n<p>Tutti hanno ripreso a lavorare, comprare cibo e vestiti e scarpe. Sono tornati a scuola, si recano dal medico, scrivono lettere, bevono birra, vanno a ballare il sabato sera. Rimettono in piedi la loro esistenza come si ricompone un puzzle, con pazienza e ostinazione, con attenzione.<\/p>\n<p>Si vuole continuare a vivere, anche dopo una distruzione immane,\u00a0 quando niente \u00e8 rimasto. E anche di pi\u00f9 quando il disastro \u00e8 totalmente privo di ragione e di senso. Perch\u00e9 nessuno di loro \u00e8 mai riuscito a sapere cosa sia veramente accaduto tre anni prima, quale funesto prodigio abbia scatenato quell\u2019enorme ammasso di fuoco che si \u00e8 abbattuto sul loro mondo, su tutto ci\u00f2 che esisteva prima.<\/p>\n<p>Prima del crollo del sole.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"bawpvc-ajax-counter\" data-id=\"12134\"> (78)<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_12134\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"12134\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Autore: Piero Fortini Il crollo del sole 1. Clara si svegli\u00f2 alle 6.00 di soprassalto, come se una palla di<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_12134\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"12134\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_editorskit_title_hidden":false,"_editorskit_reading_time":0,"_editorskit_is_block_options_detached":false,"_editorskit_block_options_position":"{}","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[4,132,110],"tags":[],"class_list":["post-12134","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articoli","category-piero-fortini-racconti-brevi","category-racconti"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12134","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=12134"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12134\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12135,"href":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12134\/revisions\/12135"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=12134"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=12134"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=12134"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}