{"id":11904,"date":"2015-11-05T07:52:57","date_gmt":"2015-11-05T07:52:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/?p=11904"},"modified":"2020-01-08T15:26:13","modified_gmt":"2020-01-08T14:26:13","slug":"grottaferratesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/?p=11904","title":{"rendered":"Grottaferratesi"},"content":{"rendered":"<p>Memorie della mia appartenenza<\/p>\n<p>Origini difficili, come quelle mie, e per chi, come me, \u00e8 nato sul lettone di casa con l\u2019aiuto della levatrice, in questo paese che dista soltanto 18 chilometri dal Campidoglio di Roma. La signora Capo, che era imponente come una matrona romana ma con un gran sorriso, ci aiut\u00f2 a vedere una bellissima luce.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Sono nato proprio di fronte al vecchio palazzo Koch che ha ospitato il Municipio, e dalle finestre vedevo il giardino comunale fino a che non costruirono quell\u2019obbrobrio del mercato di erbe e frutta fino al recente trasferimento. Al piano terra c\u2019erano le poste prima che costruissero un nuovo edificio, tutto per loro, a met\u00e0 di viale 1\u00b0 Maggio, dove Agnesina, Ermelinda e Alfredo Fortini, u postinu, trovarono uno spazio pi\u00f9 degno di un cos\u00ec importante ruolo.<\/p>\n<p>Era passata da poco la seconda guerra mondiale, e in quell\u2019anno ci fu un considerevole impulso alla crescita demografica del nostro paese. Eventi non marginali, non tanto per la qualit\u00e0 dei nascituri, tutti normali, per fortuna, ma per il contributo che dettero alla demografia che \u00e8 sempre stato il tallone d\u2019Achille del non vecchio comune.<\/p>\n<p>Un grottaferratese non deve mai dimenticare che \u00e8 nato, ma oramai non pi\u00f9, in un paese di fatto \u201cinventato\u201d alla met\u00e0 del 1800, era il 1848 (grande data storica italiana), dal volere di un gruppo di frascatani. S\u00ec, questa \u00e8 l\u2019inizio della storica rivalit\u00e0 con i cugini che sono larghi di\u2026e stretti di mani e con le tasche a chiocciola. Erano possidenti terrieri, vigneti pi\u00f9 che altro, che andavano a scendere verso Roma fino ad arrivare ai confini di Ciampino, di Morena, e della stessa Roma.<\/p>\n<p>Capeggiati da colui il quale venne ricordato con una lapide posta tra il Corso e la fine della Piazza. Ma sempre ignorato, a partire dalle istituzioni scolastiche, come il reale promotore del nuovo paese. Chi sa e conosce il nome e la storia di Giovanni Passamonti? In nessuna classe delle elementari ci si \u00e8 ricordati di ricordarlo. Mia madre mi ricordava che la sua, mia nonna, era una Casinovi e sua madre una Di Mattia, due delle famiglie dei fondatori. In questo modo mi trasmetteva la memoria. Non sapere e non trasmettere tutto questo fa parte di un atteggiamento che \u00e8 parte costitutiva del carattere accidioso e immobilista di tutti noi.<\/p>\n<p>Sempre pronti a criticare chi fa qualche cosa: \u201cvedi che st\u00e0 a ff\u00e0aa!\u201d, piuttosto che darsi da fare. Abbiamo sempre avuto una strana puzza sotto il naso per nulla giustificata da un qualche cosa di eclatante che giustificasse questo complesso di superiorit\u00e0. Forse \u00e8 perch\u00e9 non ci stimiamo l\u2019un l\u2019altro, forse perch\u00e9 siamo timidi, ma sta di fatto che siamo iper critici e allora usiamo l\u2019arma dell\u2019aggressione. Per non dire poi di chi non sia grottaferratese. \u201cQuillu ve da fori\u201d, come se questo fosse un diminutivo di qualche cosa.<\/p>\n<p>Non ci siamo mai ricordati delle origini e della storia del nostro paesello.<\/p>\n<p>Se esiste Grottaferrata, anche come denominazione, si deve a uno straniero: S.Nilo, che, in fuga dai saraceni, venne accolto dai Conti di Tuscolo che a quei tempi facevano il bello e il cattivo tempo sin dentro le stanze papali.<\/p>\n<p>S. Nilo port\u00f2 con s\u00e9 tutta la sua grecit\u00e0. Era nato in Calabria, quando questa era una provincia dell\u2019impero bizantino e visse molto a lungo. Mor\u00ec agli albori dell\u2019XI secolo e non seppe mai che in suo nome era stata fondata un\u2019Abbazia che riuniva monaci basiliani di rito greco i quali, dopo lo scisma, decisero di restare all\u2019interno della Chiesa di Roma pur conservando il proprio rito orientale. San Nilo era cresciuto in un ambiente culturale e religioso greco bizantino, e ci ha insegnato un lavoro che ancora oggi porta il pane a casa di molti grottaferratesi: l\u2019arte della stampa che segu\u00ec il suo essere un amanuense di eccelso livello.<\/p>\n<p>Dopo mille anni dalla sua morte si giunse, nel 2004 a festeggiare il primo millenario di vita dell\u2019Abbazia . Millenario dei monaci e non certo del Comune, eppure siamo riusciti a perdere quell\u2019occasione rimanendo con le nostre fieristiche noccioline, porchetta e fuochi artificiali. Chiss\u00e0 se mentre critichiamo gli altri, ci domandiamo cosa stiamo facendo, o che cosa pensino i non grottaferratesi, che nel frattempo sono diventati l\u2019assoluta maggioranza dei residenti.<\/p>\n<p>Da S. Nilo in poi, nell\u2019occasione della nascita del nostro paesino, sono dovuti intervenire di nuovo gli stranieri. I frascatani che volevano diventare grottaferratesi, quindi una nascita da nuovi stranieri, non raggiungevano il numero minimo previsto per costituirsi in comune autonomo, e allora? Allora qualcuno ebbe una felice intuizione e and\u00f2 nelle Marche portandosi dietro circa 300 marchigiani che ci fecero raggiungere il quorum necessario.<\/p>\n<p>Un sangue nuovo veniva a mescolarsi al nostro. Li misero ad abitare alle \u201ccapanne\u201d, l\u2019attuale Poggio Tulliano e si part\u00ec con la nuova cittadinanza. Anche qui, per prendere in giro qualcuno, si faceva finta di parlare \u201cmarchigiano\u201d, sottolineando le parole con il tipico intercalare accentato.<\/p>\n<p>Loro, i marchigiani, s\u2019inserirono alla grande. Braccianti, giardinieri, domestici, muratori, factotum fidati e laboriosi.<\/p>\n<p>Oggi dirigono le nostre attivit\u00e0 a tutti i livelli e spesso noi siamo diventati i loro \u201cmarchigiani\u201d.<\/p>\n<p>Ai tempi della mia nascita, sempre in difetto demografico, si dette impulso all\u2019attivit\u00e0 edilizia oltre alla classica viticoltura.<\/p>\n<p>Arrivarono ondate di avellinesi, foggiani, \u201cciuciari\u201d, romani che, partendo dai lavori pi\u00f9 umili che noi non abbiamo mai fatto per via del nostro strano naso, occuparono attivit\u00e0 altamente lucrative.<\/p>\n<p>Ciabattini che misero su bottega e che oggi sono diventati immobiliaristi.<\/p>\n<p>Venditori sui banchi dello storico mercato ambulante del luned\u00ec che passarono poi ad aprire negozi.<\/p>\n<p>Imprenditori che, da camerieri, aprirono poi il primo supermercato alimentare.<\/p>\n<p>La nostra onorabilit\u00e0 lavorativa si \u00e8 sempre espressa con la produzione del vino, mai effettivamente buono, che in attesa della vendita della terra, portavamo alla cantina sociale e l\u00ec la nostra uva dava vita al \u201cFrascati\u201d, e ai voglia a dire che il tuo vino \u00e8 migliore del mio, anche se siamo confinanti. Intanto che ci giravamo attorno al nostro naso, i frascatani, al pari dei milanesi, hanno preso e fatto un prodotto con il loro nome e con le nostre uve. \u201cMa tantu che te metti a ff\u00e0?\u201d. \u201cChi to fa fa?\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La seconda attivit\u00e0 che ci ha visto presenti in forze \u00e8 quella tipografica. Sia sempre ringraziato il Santo fondatore dell\u2019Abbazia che ha aperto questa strada. Poi ci possiamo vantare di aver avuto i migliori serciaroli della regione. Sul nostro terreno vulcanico, abbiamo tratto la selce e abbiamo fatto diventare arte un lavoro molto duro.<\/p>\n<p>L\u2019onore dei serciaroli ebbe l\u2019apice subito dopo la seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>La prima riunione della giunta comunale eletta alle prime votazioni amministrative, tra le altre, prese la decisione che la mattina successiva tutti i serciaroli, nessuno escluso, avrebbero ricostruito il passaggio del vecchio ponte levatoio della badia. Era un segno tangibile del riconoscimento ai monaci che avevano accolto la popolazione in occasione dei bombardamenti degli alleati che ci venivano a liberare a colpi di ondate aree e ci regalarono, a noi e ai frascatani devastazione e morti civili.<\/p>\n<p>Una curiosit\u00e0 tutta guareschiana nacque quel giorno e si protrasse per molti decenni. Si deve sapere che il sindaco di quella giunta era un comunista, Francesco Consoli, e che la sua giunta era composta da comunisti e socialisti e che i serciaroli erano tutti comunisti. Brontolando e con dubbi ideologici, stalinianamente repressi, tutti si presentarono e fecero il loro bellissimo lavoro di ringraziamento.<\/p>\n<p>Ma tra il momento della fondazione e la fine della seconda guerra, mentre gli \u201cstranieri\u201d venivano a insediarsi, anche se ironicamente sopportati, tanti grottaferratesi mancavano all\u2019appello.<\/p>\n<p>Per vari motivi, fallimenti familiari con conseguente perdita di rendita e pi\u00f9 che altro di prestigio, alcuni dovettero fare le loro valigie di cartone e andare a trovare un futuro all\u2019estero. Alcuni fecero carriera come bravi maitre nei migliori alberghi di New York, altre si sposarono con i liberatori e andarono a fare le mogli, altri si confusero e non dettero pi\u00f9 notizie.<\/p>\n<p>Centioni, Tiberi, Graziani, i cognomi pi\u00f9 illustri e importanti, fin dai tempi della fondazione, videro i loro figli emigrare.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, anche ai nasi finissimi tocc\u00f2 sentire la puzza dell\u2019altro, e andarono a ingrossare i milioni d\u2019italiani che per fame, miseria, guerre, furono costretti ad andare in luoghi lontani e remoti, sconosciuti persino alla fantasia dell\u2019epoca. Il sogno americano ha abitato le nostre strade cos\u00ec come succede oggi ai milioni di centro e sud-americani che cercano un futuro dignitoso in quel paese del loro nord.<\/p>\n<p>Grottaferratesi che varcarono le Colonne d\u2019Ercole.<\/p>\n<p>Classicamente andare oltre la \u201ccolonnetta\u201d, la fine del corso, significava andare oltre il conosciuto.<\/p>\n<p>Per chi abitava alla fine del corso, all\u2019ombra della badia, dover andare ad abitare fino a met\u00e0 viale 1\u00b0 Maggio era una follia, una lontananza inimmaginabile.<\/p>\n<p>Gli spazi grottaferratesi sono sempre stati circoscritti al pollaio. Cos\u00ec come il tempo quotidiano aveva un limite che non arrivava mai alle 20 di sera. Scattava un coprifuoco che autorizz\u00f2 i mortificati, derubati, scornati cugini scozzesi a chiamarci conigli.<\/p>\n<p>\u201c O sa \u2018nd\u00f2 \u00e8 itu a abbit\u00e0 Mario? \u00c8 itu ai Casali!\u201d. \u201cMa dimme tu! E cosu che \u00e8 tenuto da i a Burghetto? Di come te pare, ma per\u00f2 sempre meio che i a Corea!\u201d.<\/p>\n<p>Ecco gli spazi fisici e mentali che hanno fatto grande il naso grottaferratese.<\/p>\n<p>A differenza di coloro che ci abitano a 2 chilometri di distanza e che \u201ctenno pure u spidale\u201d, noi non siamo mai stati campanilisti. Anche se pu\u00f2 sembrare una contraddizione. Noi siamo stati badianti o donpandolfiani. Quegli altri boh! Territori limitati oltre il quale ci gira la testa.<\/p>\n<p>Infatti, sono due i principali campanili che hanno contraddistinto l\u2019appartenenza. Quello storico e aristocratico dei monaci basiliani, e quello proletario costruito \u201cappena\u201d a fine ottocento, quello parrocchiale.<\/p>\n<p>Campanili che dividono anzich\u00e9 infiammare i cuori nel petto patriottico.<\/p>\n<p>Alzando per\u00f2 lo sguardo dal Tuscolo, in una visione panoramica verso il nostro borgo che non ha mai avuto un centro storico degno di questo nome, in un certo periodo si sono contate fino a 75! Case Generalizie. Altro che il Vaticano!<\/p>\n<p>Ospitavano suore pi\u00f9 che altro che non si facevano mai vedere ma che tornavano utili al momento delle votazioni amministrative. Erano straniere ben accette, anche se per Grottaferrata non facevano nulla e i loro voti non puzzavano ai nasi raffinati dei biancofioriti.<\/p>\n<p>I trinaricciuti locali facevano i conti e per loro quella tornata elettorale avrebbe senz\u2019altro visto vincere il loro partito. Ma alla conta finale i biancofioriti vincevano sempre. Analisi su analisi, marxiane o no, non riuscivano a spiegare come mai il popolo diceva di votare in un modo e poi da dentro le urne uscivano altri orientamenti. Fu un biancofiorito che una volta m\u2019illumin\u00f2. Mi disse che lui era regolarmente eletto consigliere comunale senza per\u00f2 \u201cprendere un solo voto dalle monache!\u201d. Sul momento non riuscii a capire, poi venni a sapere che poco prima delle amministrative c\u2019era un gran lavoro extra all\u2019ufficio dell\u2019anagrafe civile e all\u2019ufficio elettorale, feudi cristianamente bianchi colorati e con un po\u2019 di verdoline foglie d\u2019edera, che decine di nuove carte d\u2019identit\u00e0 venivano lavorate e consegnate a \u201cnuovi cittadini\u201d. Il tempo di votare e le 75 case generalizie tornavano ad essere un luogo sacro e di preghiera, avvolto da un silenzio mistico. Quei voti di persone sconosciute, che venivano da fuori erano ben accetti, erano stranieri\/e che si dovevano accogliere per uno scambio del voto necessario a far rimanere il paese nell\u2019ambito della libert\u00e0 e non consegnarlo ai bolscevichi che avevano i loro cavalli pronti per essere abbeverati alle fontane di Piazza San Pietro. Gi\u00e0 si mangiavano i bambini e poteva anche andare, ma San Pietro no!<\/p>\n<p>Peppone e don Camillo versione romanesca.<\/p>\n<p>Come quella volta che tutte e due le fazioni si riunirono sulla piazza principale per vedere passare lo Sputnik!<\/p>\n<p>Separate dalla fontana centrale aspettavano di veder brillare nel cielo notturno quel puntino luminoso che avrebbe sancito una vittoria sull\u2019odiato nemico americano nella corsa allo spazio. Ma,\u2026 e si c\u2019\u00e8 sempre un ma, era una serata nuvolosa e il tempo passava senza che quel traguardo scientifico con la falce e il martello apparisse. I trinaricciuti diventavano sempre pi\u00f9 nervosi e invece i biancofioriti cominciavano a pregustare una vittoria insperata. La tensione si ruppe con la frase rivolta ai \u201cbaffoni\u201d. \u201cAo Crusciovve va fregatu. Nun se vede gniente!\u201d. Quando ecco sparire le nuvole, far capolino una luna ritardataria e si vide risplendere un puntolino luminoso che segnava un\u2019epoca per tutta l\u2019umanit\u00e0. Fu allora che si alz\u00f2 il canto di bandiera rossa cantata come in un derby cittadino. Da allora i nomi dei cani dei cacciatori baffomuniti si chiamarono Laika, come la cagnetta che speriment\u00f2 il volo prima degli umani.<\/p>\n<p>La replica stizzita non si fece attendere da parte degli sconfitti sempre pi\u00f9 agitati:\u201d Si se vede, ma \u00e8 piccolu!\u201d.<\/p>\n<p>Pur in una piccola comunit\u00e0 le divisioni si fanno profonde quando si pensa di avere la verit\u00e0 in tasca.<br \/>\nFINE SECONDA PARTE<\/p>\n<p>Episodi pepponeschi e don camilliani erano sempre sulla punta della lingua che faceva rimbalzare da un bar a un\u2019osteria le malignit\u00e0 reciproche.<\/p>\n<p>Ci fu per\u00f2 un grandioso episodio che riun\u00ec tutti gli spiriti grottaferratesi sotto la bandiera delle libert\u00e0 costituzionali ottenute grazie alla lotta partigiana. Peppone e don Camillo unificavano gli sforzi per arginare la piena del fiume che aveva allagato tutto e per portare conforto agli alluvionati e allo stesso modo si reag\u00ec spontaneamente e celermente alla notizia che il fucilatore di partigiani, capo del MSI avrebbe tenuto un comizio nella nostra piazza.<\/p>\n<p>Il giovane segretario biancofiorito accett\u00f2 la mia proposta di esporre le bandiere di tutto l\u2019arco costituzionale sul balconcino della sua sezione che aggettava proprio sopra la piazza dove ci sarebbe stato il provocatorio comizio. Esponemmo le bandiere della DC, (due per rispettare il manuale Cencelli), quella rossa del PCI, quella rossa del PSI, quella rossa del PSDI, e quella rossa del PRI. (Non so se sia l\u2019unico caso di una bandiera del partito repubblicano ad essere rossa con una foglia d\u2019edera verde al centro, quella dei repubblicani grottaferratesi l\u2019ho vista cos\u00ec, e mi \u00e8 sembrata molto bella e significativa. Forse era pi\u00f9 garibaldina che mazziniana e ricord\u00f2 allo stesso Ugo La Malfa che era venuto per contrastare la nascita di una giunta di sinistra, che l\u00ec decidevano loro e non la centralit\u00e0 romana).<\/p>\n<p>Moltissima gente si radun\u00f2 in poco tempo sotto la sezione. C\u2019era chi era inferocito contro quello che considerava uno scempio al suo partito: le bandiere rosse sul suo balconcino. C\u2019era chi stupefatto, si domandava cosa stesse accadendo. Poi tutti insieme improvvisammo un corteo verso Piazza Giordano Bruno per tenere un comizio di protesta, fregandocene dell\u2019avvertimento minaccioso del vice questore che consider\u00f2 la nostra iniziativa una provocazione. La logica questurina quella era. Venivamo invasi da squadristi e non dovevamo protestare!<\/p>\n<p>Giovanni Elmo, un calabrese, tess\u00e8 le lodi del nostro paese che non doveva essere sfregiato da una simile presenza.<\/p>\n<p>Poi tutto torn\u00f2 alla normale rivalit\u00e0.<\/p>\n<p>I tempi oramai stavano cambiando, non erano pi\u00f9 quelli della guerra fredda giunta agli sgoccioli. Non era pi\u00f9 il tempo che nel periodo di carnevale ogni sezione organizzava il suo veglione eleggendo la reginetta rossa, bianca o slavata che fosse.<\/p>\n<p>Il marciapiede di fronte al bar al centro del corso di propriet\u00e0 di un trinaricciuto, Agostino, (altra guarinesca contraddizione) non si abbassava pi\u00f9 sotto il peso dei biancofioriti pi\u00f9 scalmanati che erano gli unici clienti fissi.<\/p>\n<p>Quando poi Erichetto \u201cponticellu\u201d regolarmente affiggeva la prima e l\u2019ultima pagina dell\u2019odiata L\u2019Unit\u00e0, cosa che fece regolarmente per anni a sue spese, una leggera scossa sismica scuoteva quel pezzo di marciapiede. Fingevano indifferenza, ostinato voltar di spalle, poi, appena Ponticellu andava via, i primi lettori erano proprio loro! Non dovevano fare che cinque passi e stavano l\u00ec a cercare qualche sbaglio politico, o tipografico che fosse per lanciare l\u2019ennesima cristiana critica.<\/p>\n<p>Le incrostazioni sempre pi\u00f9 arrugginite della guerra fredda, finirono con l\u2019avvento in politica dei giovani figli del \u201968.<\/p>\n<p>Aria nuova, forze nuove, abbatterono ostacoli che non avevano pi\u00f9 senso. Il segnale della svolta venne con l\u2019invito da parte dei nuovi fiori bianchi ai giovani degli altri partiti ad assistere al loro congresso. Ci si poteva finalmente ascoltare, conoscere e condividere futuri scenari senza barriere precostituite.<\/p>\n<p>Ragazzini, giovani, adulti e ti arrivano addosso le responsabilit\u00e0. Lavoro, famiglia, salute, i temi che scandiscono la vita di tutti. Ognuno per la sua strada. Chi arriv\u00f2 fino a Roma per un lavoro sicuro al riparo dello Stato e conquist\u00f2 la pensione senza cambiare mai la routine quotidiana per interi decenni, e chi os\u00f2 volare sul nido del cuculo e visit\u00f2 per propria scelta il mondo.<\/p>\n<p>I miei valori, oserei dire genetici, mi hanno sempre fatto scegliere un percorso che accompagnasse gli ultimi, i senza voce, i coerenti con le proprie scelte di vita. Fino ad oggi continuo questo percorso aiutando i migranti vagabondando come volontario per i paesi del terzo e quarto mondo senza mai dimenticare di tornare a viale San Nilo. L\u00e0 dove c\u2019\u00e8 \u201cu funtanaccio\u201d per riscoprire le radici fanciullesche di mia madre, Giuseppina, che mi raccontava di come con le sue amiche, e in particolare con Eleonora con cui rimase amica per tutta la vita, giocassero a salire sui giganteschi alberi che costeggiano il viale stesso. Alberi secolari che offrivano rifugio per un nascondino giocato in piena libert\u00e0 e gioiosit\u00e0.<\/p>\n<p>Non si dimenticano le radici, qualsiasi esse siano; non si vive senza memoria, coi belli e brutti ricordi; non si pu\u00f2 andare altrove senza sapere da dove si viene; non ci possiamo far accettare dagli altri se abbiamo paura dell\u2019alterit\u00e0. La mia ignoranza, le mie paure, non mi hanno mai fermato davanti all\u2019ignoto che rappresenta una persona che viene da altre culture. Noi siamo alieni a noi stessi e l\u2019altro ci fa da specchio per le nostre debolezze.<\/p>\n<p>Da grasso europeo mi sono visto riconsegnare una dignit\u00e0 proprio da parte di coloro i quali non hanno niente, non chiedono nulla e che volevo aiutare.<\/p>\n<p>Alcuni mi hanno chiesto di questa mia scelta di solidariet\u00e0. Da quelle esperienze ho scritto un libro che aiutasse a combattere i luoghi comuni che ci sono sul tema della migrazione. A far conoscere e a dar voce ai diretti interessati, ad appassionarmi e a lavorare su un tema che ultimamente, dopo aver visto negli occhi dei bambini, donne e uomini lo sgomento di una vita incerta, mi pone una domanda: Perch\u00e9 l\u2019uomo schiavizza l\u2019uomo?\u201d. Sto provando, insieme con tutti coloro che in questi decenni ho conosciuto in giro per i Continenti, a rispondere a questa domanda. Provateci anche voi e vedrete che sar\u00e0 una ricerca interessante.<\/p>\n<p>Lavoro in stretta collaborazione con gli Scalabriniani, (Peppone e Camillo sono definitivamente superati anche perch\u00e9, astoricamente stanno nello stesso nuovo partito di potere), un ordine religioso nato in Italia a met\u00e0 ottocento, nel periodo che il papato perdeva il potere temporale, per aiutare i milioni d\u2019italiani che emigravano per fame. Oggi sono presenti in tutti i Continenti e offrono solidariet\u00e0 spirituale e materiale senza chiedere in cambio nulla. Accompagnano il cammino tragico di coloro che sono alla ricerca di un futuro rimanendo dignitosamente se stessi.<\/p>\n<p>Ho fatto il volontario nelle loro -Case del Migrante- in Guatemala, in Messico ai confini con il Texas. Mi sono ritrovato a essere me stesso senza compromessi di potere, religiosi, (sono rimasto ateo), culturali. Ho avuto la fortuna e la gioia di conoscere uomini, donne e bambini che nella loro infinita povert\u00e0 mi sorridevano, mi chiedevano consiglio, cercavano la mia benedizione per un futuro diverso. Mi hanno raccontato le loro storie personali mentre lavavo i loro bagni; cantavano sotto la doccia dopo giorni e giorni di cammino pericoloso, e mi parlavano delle loro madri, mogli e figli che avevano lasciato a casa. Erano partiti con la loro benedizione e appena racimolati i soldi bastanti per tutti sarebbero tornati indietro. Ho visto sui giornali le foto degli annegati che, nonostante le nostre avvertenze avevano tentato a nuoto di passare il Rio Bravo, quel maledetto e mortale confine che divide il terzo dal primo mondo. Sono andato a chiedere l\u2019elemosina per loro nel ricco, grasso e ignorante Texas, e l\u00ec ho trovato solidariet\u00e0 negli evangelisti, mormoni, pentecostali, titolari di negozi, tranne che nelle suore della Divina Provvidenza che gestiscono un\u2019immensa fattoria, una scuola per i figli delle classi agiate, con frutteti, animali e orti. Neanche un tozzo di pane avanzato. Fino a che un giorno ho detto allo scalabriniano che stava con me di rimanere un attimo fuori della porta. Sono entrato, ho chiesto solidariet\u00e0 e davanti all\u2019ennesimo rifiuto ho iniziato a gridare che ci saremmo rivisti all\u2019inferno, sempre che ci credessero, e l\u00ec avremmo sistemato le cose. Da quel giorno ho trovato tutto quello di cui avevamo bisogno.<\/p>\n<p>Ho litigato con la polizia di frontiera sia messicana che statunitense al rischio di farmi arrestare, perch\u00e9 ci volevano sequestrare la merce che riuscivamo a trovare. I messicani, con la scusa che portavamo merce avariata volevano toglierci tutto. Una volta ho scaricato la merce e mi sono messo a mangiarla sotto lo sguardo sbalordito del sacerdote scalabriniano e sotto lo sguardo stupito delle guardie. Ho detto loro che mi sarei rialzato solo dopo aver finito di mangiare tutto quel veleno, ma a loro non avrei dato nulla. Questa scena la ripetevo ogni due giorni di ogni settimana e sono sempre riuscito a portare da mangiare ai nostri migranti.<\/p>\n<p>Il tempo passa e non si finisce mai di scoprire gli altri e se stessi. Pi\u00f9 studio e leggo e pi\u00f9 tocco con mano la mia ignoranza.<\/p>\n<p>Vado avanti per una strada ignota che prende forma camminando.<\/p>\n<p>Sono rimasto e sempre rimarr\u00f2 un grottaferratese perch\u00e9 questa \u00e8 la mia appartenenza, ma mai dimenticher\u00f2 che quando ho avuto estremo bisogno di solidariet\u00e0, nessuno, tranne due persone, un medico e un ingegnere, (amicizie di un passato politico, un dc e un psi) mi hanno telefonato per testimoniarmi la loro vicinanza.<\/p>\n<p>La puzza, dal naso \u00e8 risalita fino al cervello e poi \u00e8 discesa fino al cuore bruciando i sentimenti?<\/p>\n<p>Andrea Cantaluppi<\/p>\n<p class=\"bawpvc-ajax-counter\" data-id=\"11904\"> (89)<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_11904\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"11904\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" 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