{"id":10609,"date":"2013-10-17T19:31:37","date_gmt":"2013-10-17T19:31:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/?p=10609"},"modified":"2013-10-17T19:35:00","modified_gmt":"2013-10-17T19:35:00","slug":"intervista-esclusiva-a-papa-francesco-di-padre-antonio-spadaro-direttore-della-civilta-cattolica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/?p=10609","title":{"rendered":"Intervista esclusiva a Papa Francesco di Padre Antonio Spadaro, direttore della Civilt\u00e0 Cattolica"},"content":{"rendered":"<style type=\"text\/css\"><!--\nP { margin-bottom: 0.21cm; direction: ltr; color: rgb(0, 0, 0); widows: 2; orphans: 2; }A:link { color: rgb(0, 0, 255); }\n--><\/style>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00c8 luned\u00ec 19 agosto. Papa Francesco mi ha dato appuntamento alle 10,00 in Santa Marta. Io per\u00f2 eredito da mio padre la necessit\u00e0 di arrivare sempre in anticipo. Le persone che mi accolgono mi fanno accomodare in una saletta. L\u2019attesa dura poco, e dopo un paio di minuti vengo accompagnato a prendere l\u2019ascensore. Nei due minuti ho avuto il tempo di ricordare quando a Lisbona, in una riunione di direttori di alcune riviste della Compagnia di Ges\u00f9, era emersa la proposta di pubblicare tutti insieme un\u2019intervista al Papa. Avevo discusso con gli altri direttori, ipotizzando alcune domande che esprimessero gli interessi di tutti. Esco dall\u2019ascensore e vedo il Papa gi\u00e0 sulla porta ad attendermi. Anzi, in realt\u00e0, ho avuto la piacevole impressione di non aver varcato porte.<\/span><\/span><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Entro nella sua stanza e il Papa mi fa accomodare su una poltrona. Lui si siede su una sedia pi\u00f9 alta e rigida a causa dei suoi problemi alla schiena. L\u2019ambiente \u00e8 semplice, austero. Lo spazio di lavoro della scrivania \u00e8 piccolo. Sono colpito dalla essenzialit\u00e0 non solamente degli arredi, ma anche delle cose. Ci sono pochi libri, poche carte, pochi oggetti. Tra questi un\u2019icona di San Francesco, una statua di Nostra Signora di Luj\u00e1n, Patrona dell\u2019Argentina, un crocifisso e una statua di san Giuseppe dormiente, molto simile a quella che avevo visto nella sua camera di rettore e superiore provinciale presso il Colegio M\u00e1ximo di San Miguel. La spiritualit\u00e0 di Bergoglio non \u00e8 fatta di \u00abenergie armonizzate\u00bb, come le chiamerebbe lui, ma di volti umani: Cristo, san Francesco, san Giuseppe, Maria.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il Papa mi accoglie col sorriso che ormai ha fatto pi\u00f9 volte il giro del mondo e che apre i cuori. Cominciamo a parlare di tante cose, ma soprattutto del suo viaggio in Brasile. Il Papa lo considera una vera grazia. Gli chiedo se si \u00e8 riposato. Lui mi dice di s\u00ec, che sta bene, ma soprattutto che la Giornata Mondiale della Giovent\u00f9 \u00e8 stata per lui un \u00abmistero\u00bb. Mi dice che non \u00e8 mai stato abituato a parlare a tanta gente: \u00abIo riesco a guardare le singole persone, una alla volta, a entrare in contatto in maniera personale con chi ho davanti. Non sono abituato alle masse\u00bb. Gli dico che \u00e8 vero, e che si vede, e che questo colpisce tutti. Si vede che, quando lui \u00e8 in mezzo alla gente, i suoi occhi in realt\u00e0 si posano sui singoli. Poi le telecamere proiettano le immagini e tutti possono vederle, ma cos\u00ec lui pu\u00f2 sentirsi libero di restare in contatto diretto, almeno oculare, con chi ha davanti a s\u00e9. Mi sembra contento di questo, cio\u00e8 di poter essere quel che \u00e8, di non dover alterare il suo modo ordinario di comunicare con gli altri, anche quando ha davanti a s\u00e9 milioni di persone, come \u00e8 accaduto sulla spiaggia di Copacabana.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Prima che io accenda il registratore parliamo anche d\u2019altro. Commentando una mia pubblicazione, mi ha detto che i due pensatori francesi contemporanei che predilige sono Henri de Lubac e Michel de Certeau. Gli dico anche qualcosa di pi\u00f9 personale. Anche lui mi parla di s\u00e9 e in particolare della sua elezione al Pontificato. Mi dice che quando ha cominciato a rendersi conto che rischiava di essere eletto, il mercoled\u00ec 13 marzo a pranzo, ha sentito scendere su di lui una profonda e inspiegabile pace e consolazione interiore insieme a un buio totale, a una oscurit\u00e0 profonda su tutto il resto. E questi sentimenti lo hanno accompagnato fino all\u2019elezione.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">In realt\u00e0 avrei continuato a parlare cos\u00ec familiarmente per tanto tempo ancora, ma prendo i fogli con alcune domande che avevo annotato e accendo il registratore. Innanzitutto lo ringrazio a nome di tutti i direttori delle riviste dei gesuiti che pubblicheranno questa intervista.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Poco prima dell\u2019udienza che ha concesso ai gesuiti della Civilt\u00e0 Cattolica il 14 giugno scorso, il Papa mi aveva parlato della sua grande difficolt\u00e0 a rilasciare interviste. Mi aveva detto che preferisce pensare pi\u00f9 che dare risposte di getto in interviste sul momento. Sente che le risposte giuste gli vengono dopo aver dato la prima risposta: \u00abnon ho riconosciuto me stesso quando sul volo di ritorno da Rio de Janeiro ho risposto ai giornalisti che mi facevano le domande\u00bb, mi dice. Ma \u00e8 vero: in questa intervista pi\u00f9 volte il Papa si \u00e8 sentito libero di interrompere quel che stava dicendo rispondendo a una domanda, per aggiungere qualcosa sulla precedente. Parlare con Papa Francesco in realt\u00e0 \u00e8 una sorta di flusso vulcanico di idee che si annodano tra loro. Persino prendere appunti mi d\u00e0 la spiacevole sensazione di interrompere un dialogo sorgivo. \u00c8 chiaro che Papa Francesco \u00e8 abituato pi\u00f9 alla conversazione che alla lezione.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Chi \u00e8 Jorge Mario Bergoglio?<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ho la domanda pronta, ma decido di non seguire lo schema che mi ero prefisso, e gli chiedo un po\u2019 a bruciapelo: \u00abChi \u00e8 Jorge Mario Bergoglio?\u00bb. Il Papa mi fissa in silenzio. Gli chiedo se \u00e8 una domanda che \u00e8 lecito porgli\u2026 Lui fa cenno di accettare la domanda e mi dice: \u00abnon so quale possa essere la definizione pi\u00f9 giusta\u2026 Io sono un peccatore. Questa \u00e8 la definizione pi\u00f9 giusta. E non \u00e8 un modo di dire, un genere letterario. Sono un peccatore\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il Papa continua a riflettere, compreso, come se non si aspettasse quella domanda, come se fosse costretto a una riflessione ulteriore.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abS\u00ec, posso forse dire che sono un po\u2019 furbo, so muovermi, ma \u00e8 vero che sono anche un po\u2019 ingenuo. S\u00ec, ma la sintesi migliore, quella che mi viene pi\u00f9 da dentro e che sento pi\u00f9 vera, \u00e8 proprio questa: \u201csono un peccatore al quale il Signore ha guardato\u201d\u00bb. E ripete: \u00abio sono uno che \u00e8 guardato dal Signore. Il mio motto Miserando atque eligendo l\u2019ho sentito sempre come molto vero per me\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il motto di Papa Francesco \u00e8 tratto dalle Omelie di san Beda il Venerabile, il quale, commentando l\u2019episodio evangelico della vocazione di san Matteo, scrive: \u00abVide Ges\u00f9 un pubblicano e, siccome lo guard\u00f2 con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: Seguimi\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">E aggiunge: \u00abil gerundio latino miserando mi sembra intraducibile sia in italiano sia in spagnolo. A me piace tradurlo con un altro gerundio che non esiste: misericordiando\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Papa Francesco continua nella sua riflessione e mi dice, facendo un salto di cui sul momento non comprendo il senso: \u00abIo non conosco Roma. Conosco poche cose. Tra queste Santa Maria Maggiore: ci andavo sempre\u00bb. Rido e gli dico: \u00ablo abbiamo capito tutti molto bene, Santo Padre!\u00bb. \u00abEcco, s\u00ec \u2014 prosegue il Papa \u2014, conosco Santa Maria Maggiore, San Pietro\u2026 ma venendo a Roma ho sempre abitato in via della Scrofa. Da l\u00ec visitavo spesso la chiesa di San Luigi dei Francesi, e l\u00ec andavo a contemplare il quadro della vocazione di san Matteo di Caravaggio\u00bb. Comincio a intuire cosa il Papa vuole dirmi.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abQuel dito di Ges\u00f9 cos\u00ec\u2026 verso Matteo. Cos\u00ec sono io. Cos\u00ec mi sento. Come Matteo\u00bb. E qui il Papa si fa deciso, come se avesse colto l\u2019immagine di s\u00e9 che andava cercando: \u00ab\u00c8 il gesto di Matteo che mi colpisce: afferra i suoi soldi, come a dire: \u201cno, non me! No, questi soldi sono miei!\u201d. Ecco, questo sono io: \u201cun peccatore al quale il Signore ha rivolto i suoi occhi\u201d. E questo \u00e8 quel che ho detto quando mi hanno chiesto se accettavo la mia elezione a Pontefice\u00bb. Quindi sussurra: \u00abPeccator sum, sed super misericordia et infinita patientia Domini nostri Jesu Christi confisus et in spiritu penitentiae accepto\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Perch\u00e9 si \u00e8 fatto gesuita?<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Comprendo che questa formula di accettazione \u00e8 per Papa Francesco anche una carta di identit\u00e0. Non c\u2019era pi\u00f9 altro da aggiungere. Proseguo con quella che avevo scelto come prima domanda: \u00abSanto Padre, che cosa l\u2019ha spinta a scegliere di entrare nella Compagnia di Ges\u00f9? Che cosa l\u2019ha colpita dell\u2019Ordine dei gesuiti?\u00bb. \u00abIo volevo qualcosa di pi\u00f9. Ma non sapevo che cosa. Ero entrato in seminario. I domenicani mi piacevano e avevo amici domenicani. Ma poi ho scelto la Compagnia, che ho conosciuto bene perch\u00e9 il seminario era affidato ai gesuiti. Della Compagnia mi hanno colpito tre cose: la missionariet\u00e0, la comunit\u00e0 e la disciplina. Curioso questo, perch\u00e9 io sono un indisciplinato nato, nato, nato. Ma la loro disciplina, il modo di ordinare il tempo, mi ha colpito tanto\u00bb. \u00abE poi una cosa per me davvero fondamentale \u00e8 la comunit\u00e0. Cercavo sempre una comunit\u00e0. Io non mi vedevo prete solo: ho bisogno di comunit\u00e0. E lo si capisce dal fatto che sono qui a Santa Marta: quando sono stato eletto, abitavo per sorteggio nella stanza 207. Questa dove siamo adesso era una camera per gli ospiti. Ho scelto di abitare qui, nella camera 201, perch\u00e9 quando ho preso possesso dell\u2019appartamento pontificio, dentro di me ho sentito distintamente un \u201cno\u201d. L\u2019appartamento pontificio nel Palazzo Apostolico non \u00e8 lussuoso. \u00c8 antico, fatto con buon gusto e grande, non lussuoso. Ma alla fine \u00e8 come un imbuto al rovescio. \u00c8 grande e spazioso, ma l\u2019ingresso \u00e8 davvero stretto. Si entra col contagocce, e io no, senza gente non posso vivere. Ho bisogno di vivere la mia vita insieme agli altri\u00bb. Mentre il Papa parla di missione e di comunit\u00e0, mi vengono in mente tutti quei documenti della Compagnia di Ges\u00f9 in cui si parla di \u00abcomunit\u00e0 per la missione\u00bb e li ritrovo nelle sue parole.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Che cosa significa per un gesuita essere Papa?<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Voglio proseguire su questa linea e pongo al Papa una domanda a partire dal fatto che lui \u00e8 il primo gesuita ad essere eletto Vescovo di Roma: \u00abCome legge il servizio alla Chiesa universale che lei \u00e8 stato chiamato a svolgere alla luce della spiritualit\u00e0 ignaziana? Che cosa significa per un gesuita essere eletto Papa? Quale punto della spiritualit\u00e0 ignaziana la aiuta meglio a vivere il suo ministero?\u00bb. \u00abIl discernimento\u00bb, risponde Papa Francesco. \u00abIl discernimento \u00e8 una delle cose che pi\u00f9 ha lavorato interiormente sant\u2019Ignazio. Per lui \u00e8 uno strumento di lotta per conoscere meglio il Signore e seguirlo pi\u00f9 da vicino. Mi ha sempre colpito una massima con la quale viene descritta la visione di Ignazio: Non coerceri a maximo, sed contineri a minimo divinum est. Ho molto riflettuto su questa frase in ordine al governo, ad essere superiore: non essere ristretti dallo spazio pi\u00f9 grande, ma essere in grado di stare nello spazio pi\u00f9 ristretto. Questa virt\u00f9 del grande e del piccolo \u00e8 la magnanimit\u00e0, che dalla posizione in cui siamo ci fa guardare sempre l\u2019orizzonte. \u00c8 fare le cose piccole di ogni giorno con un cuore grande e aperto a Dio e agli altri. \u00c8 valorizzare le cose piccole all\u2019interno di grandi orizzonti, quelli del Regno di Dio\u00bb. \u00abQuesta massima offre i parametri per assumere una posizione corretta per il discernimento, per sentire le cose di Dio a partire dal suo \u201cpunto di vista\u201d. Per sant\u2019Ignazio i grandi princ\u00ecpi devono essere incarnati nelle circostanze di luogo, di tempo e di persone. A suo modo Giovanni XXIII si mise in questa posizione di governo quando ripet\u00e9 la massima Omnia videre, multa dissimulare, pauca corrigere, perch\u00e9, pur vedendo omnia, la dimensione massima, riteneva di agire su pauca, su una dimensione minima. Si possono avere grandi progetti e realizzarli agendo su poche minime cose. O si possono usare mezzi deboli che risultano pi\u00f9 efficaci di quelli forti, come dice anche san Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi\u00bb. \u00abQuesto discernimento richiede tempo. Molti, ad esempio, pensano che i cambiamenti e le riforme possano avvenire in breve tempo. Io credo che ci sia sempre bisogno di tempo per porre le basi di un cambiamento vero, efficace. E questo \u00e8 il tempo del discernimento. E a volte il discernimento invece sprona a fare subito quel che invece inizialmente si pensa di fare dopo. \u00c8 ci\u00f2 che \u00e8 accaduto anche a me in questi mesi. Il discernimento si realizza sempre alla presenza del Signore, guardando i segni, ascoltando le cose che accadono, il sentire della gente, specialmente i poveri. Le mie scelte, anche quelle legate alla normalit\u00e0 della vita, come l\u2019usare una macchina modesta, sono legate a un discernimento spirituale che risponde a una esigenza che nasce dalle cose, dalla gente, dalla lettura dei segni dei tempi. Il discernimento nel Signore mi guida nel mio modo di governare\u00bb. \u00abEcco, invece diffido delle decisioni prese in maniera improvvisa. Diffido sempre della prima decisione, cio\u00e8 della prima cosa che mi viene in mente di fare se devo prendere una decisione. In genere \u00e8 la cosa sbagliata. Devo attendere, valutare interiormente, prendendo il tempo necessario. La sapienza del discernimento riscatta la necessaria ambiguit\u00e0 della vita e fa trovare i mezzi pi\u00f9 opportuni, che non sempre si identificano con ci\u00f2 che sembra grande o forte\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La Compagnia di Ges\u00f9<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il discernimento \u00e8 dunque un pilastro della spiritualit\u00e0 del Papa. In questo si esprime in maniera peculiare la sua identit\u00e0 gesuitica. Gli chiedo quindi come pensa che la Compagnia di Ges\u00f9 possa servire la Chiesa oggi, quale sia la sua peculiarit\u00e0, ma anche gli eventuali rischi che corre. \u00abLa Compagnia \u00e8 un\u2019istituzione in tensione, sempre radicalmente in tensione. Il gesuita \u00e8 un decentrato. La Compagnia \u00e8 in se stessa decentrata: il suo centro \u00e8 Cristo e la sua Chiesa. Dunque: se la Compagnia tiene Cristo e la Chiesa al centro, ha due punti fondamentali di riferimento del suo equilibrio per vivere in periferia. Se invece guarda troppo a se stessa, mette s\u00e9 al centro come struttura ben solida, molto ben \u201carmata\u201d, allora corre il pericolo di sentirsi sicura e sufficiente. La Compagnia deve avere sempre davanti a s\u00e9 il Deus semper maior, la ricerca della gloria di Dio sempre maggiore, la Chiesa Vera Sposa di Cristo nostro Signore, Cristo Re che ci conquista e al quale offriamo tutta la nostra persona e tutta la nostra fatica, anche se siamo vasi di argilla, inadeguati. Questa tensione ci porta continuamente fuori da noi stessi. Lo strumento che rende veramente forte la Compagnia decentrata \u00e8 poi quello, insieme paterno e fraterno, del \u201crendiconto di coscienza\u201d, proprio perch\u00e9 la aiuta a uscire meglio in missione\u00bb. Qui il Papa si riferisce a un punto specifico delle Costituzioni della Compagnia di Ges\u00f9 nel quale si legge che il gesuita deve \u00abmanifestare la sua coscienza\u00bb, cio\u00e8 la situazione interiore che vive, in modo che il superiore possa essere pi\u00f9 consapevole e accorto nell\u2019inviare una persona alla sua missione. \u00abMa \u00e8 difficile parlare della Compagnia \u2014 prosegue Papa Francesco \u2014. Quando si esplicita troppo, si corre il rischio di equivocare. La Compagnia si pu\u00f2 dire solamente in forma narrativa. Solamente nella narrazione si pu\u00f2 fare discernimento, non nella esplicazione filosofica o teologica, nelle quali invece si pu\u00f2 discutere. Lo stile della Compagnia non \u00e8 quello della discussione, ma quello del discernimento, che ovviamente suppone la discussione nel processo. L\u2019aura mistica non definisce mai i suoi bordi, non completa il pensiero. Il gesuita deve essere una persona dal pensiero incompleto, dal pensiero aperto. Ci sono state epoche nella Compagnia nelle quali si \u00e8 vissuto un pensiero chiuso, rigido, pi\u00f9 istruttivo-ascetico che mistico: questa deformazione ha generato l\u2019Epitome Instituti\u00bb. Qui il Papa si sta riferendo a una specie di riassunto pratico in uso nella Compagnia e riformulato nel XX secolo, che venne visto come un sostitutivo delle Costituzioni. La formazione dei gesuiti sulla Compagnia per un certo tempo fu plasmata da questo testo, a tal punto che qualcuno non lesse mai le Costituzioni, che invece sono il testo fondativo. Per il Papa, durante questo periodo nella Compagnia le regole hanno rischiato di sopraffare lo spirito, e ha vinto la tentazione di esplicitare e dichiarare troppo il carisma.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Prosegue: \u00abNo, il gesuita pensa sempre, in continuazione, guardando l\u2019orizzonte verso il quale deve andare, avendo Cristo al centro. Questa \u00e8 la sua vera forza. E questo spinge la Compagnia ad essere in ricerca, creativa, generosa. Dunque, oggi pi\u00f9 che mai, deve essere contemplativa nell\u2019azione; deve vivere una vicinanza profonda a tutta la Chiesa, intesa come \u201cpopolo di Dio\u201d e \u201csanta madre Chiesa gerarchica\u201d. Questo richiede molta umilt\u00e0, sacrificio, coraggio, specialmente quando si vivono incomprensioni o si \u00e8 oggetto di equivoci e calunnie, ma \u00e8 l\u2019atteggiamento pi\u00f9 fecondo. Pensiamo alle tensioni del passato sui riti cinesi, sui riti malabarici, nelle riduzioni in Paraguay\u00bb. \u00abIo stesso sono testimone di incomprensioni e problemi che la Compagnia ha vissuto anche di recente. Tra queste vi furono i tempi difficili di quando si tratt\u00f2 della questione di estendere il \u201cquarto voto\u201d di obbedienza al Papa a tutti i gesuiti. Quello che a me dava sicurezza al tempo di padre Arrupe era il fatto che lui fosse un uomo di preghiera, un uomo che passava molto tempo in preghiera. Lo ricordo quando pregava seduto per terra, come fanno i giapponesi. Per questo lui aveva l\u2019atteggiamento giusto e prese le decisioni corrette\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il modello: Pietro Favre, \u00abprete riformato\u00bb<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">A questo punto mi chiedo se tra i gesuiti ci siano figure, dalle origini della Compagnia ad oggi, che lo abbiano colpito in maniera particolare. E cos\u00ec chiedo al Pontefice se ci sono, quali sono e perch\u00e9. Il Papa comincia a citarmi Ignazio e Francesco Saverio, ma poi si sofferma su una figura che i gesuiti conoscono, ma che certo non \u00e8 molto nota in generale: il beato Pietro Favre (1506- 1546), savoiardo. \u00c8 uno dei primi compagni di sant\u2019Ignazio, anzi il primo, con il quale egli condivideva la stanza quando i due erano studenti alla Sorbona. Il terzo nella stessa stanza era Francesco Saverio. Pio IX lo dichiar\u00f2 beato il 5 settembre 1872, ed \u00e8 in corso il processo di canonizzazione. Mi cita una edizione del suo Memoriale che lui fece curare da due gesuiti specialisti, Miguel A. Fiorito e Jaime H. Amadeo, quando era superiore provinciale. Una edizione che al Papa piace particolarmente \u00e8 quella a cura di Michel de Certeau. Gli chiedo quindi perch\u00e9 \u00e8 colpito proprio dal Favre, quali tratti della sua figura lo impressionano. \u00abIl dialogo con tutti, anche i pi\u00f9 lontani e gli avversari; la piet\u00e0 semplice, una certa ingenuit\u00e0 forse, la disponibilit\u00e0 immediata, il suo attento discernimento interiore, il fatto di essere uomo di grandi e forti decisioni e insieme capace di essere cos\u00ec dolce, dolce\u2026\u00bb. Mentre Papa Francesco fa questo elenco di caratteristiche personali del suo gesuita preferito, comprendo quanto questa figura sia stata davvero per lui un modello di vita. Michel de Certeau definisce Favre semplicemente il \u00abprete riformato\u00bb, per il quale l\u2019esperienza interiore, l\u2019espressione dogmatica e la riforma strutturale sono intimamente indissociabili. Mi sembra di capire, dunque, che Papa Francesco si ispiri proprio a questo genere di riforma. Quindi il Papa prosegue con una riflessione sul vero volto del fundador. \u00abIgnazio \u00e8 un mistico, non un asceta. Mi arrabbio molto quando sento dire che gli Esercizi spirituali sono ignaziani solamente perch\u00e9 sono fatti in silenzio. In realt\u00e0 gli Esercizi possono essere perfettamente ignaziani anche nella vita corrente e senza il silenzio. Quella che sottolinea l\u2019ascetismo, il silenzio e la penitenza \u00e8 una corrente deformata che si \u00e8 pure diffusa nella Compagnia, specialmente in ambito spagnolo. Io sono vicino invece alla corrente mistica, quella di Louis Lallemant e di Jean-Joseph Surin. E Favre era un mistico\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">L\u2019esperienza di governo<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Quale tipo di esperienza di governo pu\u00f2 far maturare la formazione avuta da padre Bergoglio, che \u00e8 stato prima superiore e poi superiore provinciale nella Compagnia di Ges\u00f9? Lo stile di governo della Compagnia implica la decisione da parte del superiore, ma anche il confronto con i suoi \u00abconsultori\u00bb. E cos\u00ec chiedo al Papa: \u00abPensa che la sua esperienza di governo del passato possa servire alla sua attuale azione di governo della Chiesa universale?\u00bb. Papa Francesco dopo una breve pausa di riflessione si fa serio, ma molto sereno. \u00abNella mia esperienza di superiore in Compagnia, a dire il vero, io non mi sono sempre comportato cos\u00ec, cio\u00e8 facendo le necessarie consultazioni. E questa non \u00e8 stata una cosa buona. Il mio governo come gesuita all\u2019inizio aveva molti difetti. Quello era un tempo difficile per la Compagnia: era scomparsa una intera generazione di gesuiti. Per questo mi son trovato Provinciale ancora molto giovane. Avevo 36 anni: una pazzia. Bisognava affrontare situazioni difficili, e io prendevo le mie decisioni in maniera brusca e personalista. S\u00ec, devo aggiungere per\u00f2 una cosa: quando affido una cosa a una persona, mi fido totalmente di quella persona. Deve fare un errore davvero grande perch\u00e9 io la riprenda. Ma, nonostante questo, alla fine la gente si stanca dell\u2019autoritarismo. Il mio modo autoritario e rapido di prendere decisioni mi ha portato ad avere seri problemi e ad essere accusato di essere ultraconservatore. Ho vissuto un tempo di grande crisi interiore quando ero a Cordova. Ecco, no, non sono stato certo come la Beata Imelda, ma non sono mai stato di destra. \u00c8 stato il mio modo autoritario di prendere le decisioni a creare problemi\u00bb. \u00abDico queste cose come una esperienza di vita e per far capire quali sono i pericoli. Col tempo ho imparato molte cose. Il Signore ha permesso questa pedagogia di governo anche attraverso i miei difetti e i miei peccati. Cos\u00ec da arcivescovo di Buenos Aires ogni quindici giorni facevo una riunione con i sei vescovi ausiliari, varie volte l\u2019anno col Consiglio presbiterale. Si ponevano domande e si apriva lo spazio alla discussione. Questo mi ha molto aiutato a prendere le decisioni migliori. E adesso sento alcune persone che mi dicono: \u201cnon si consulti troppo, e decida\u201d. Credo invece che la consultazione sia molto importante. I Concistori, i Sinodi sono, ad esempio, luoghi importanti per rendere vera e attiva questa consultazione. Bisogna renderli per\u00f2 meno rigidi nella forma. Voglio consultazioni reali, non formali. La Consulta degli otto cardinali, questo gruppo consultivo outsider, non \u00e8 una decisione solamente mia, ma \u00e8 frutto della volont\u00e0 dei cardinali, cos\u00ec come \u00e8 stata espressa nelle Congregazioni Generali prima del Conclave. E voglio che sia una Consulta reale, non formale\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abSentire con la Chiesa\u00bb<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Rimango sul tema della Chiesa e provo a capire che cosa significhi esattamente per Papa Francesco il \u00absentire con la Chiesa\u00bb di cui scrive sant\u2019Ignazio nei suoi Esercizi Spirituali. Il Papa risponde senza esitazione partendo da un\u2019immagine. \u00abL\u2019immagine della Chiesa che mi piace \u00e8 quella del santo popolo fedele di Dio. \u00c8 la definizione che uso spesso, ed \u00e8 poi quella della Lumen gentium al numero 12. L\u2019appartenenza a un popolo ha un forte valore teologico: Dio nella storia della salvezza ha salvato un popolo. Non c\u2019\u00e8 identit\u00e0 piena senza appartenenza a un popolo. Nessuno si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio ci attrae considerando la complessa trama di relazioni interpersonali che si realizzano nella comunit\u00e0 umana. Dio entra in questa dinamica popolare \u00bb. \u00abIl popolo \u00e8 soggetto. E la Chiesa \u00e8 il popolo di Dio in cammino nella storia, con gioie e dolori. Sentire cum Ecclesia dunque per me \u00e8 essere in questo popolo. E l\u2019insieme dei fedeli \u00e8 infallibile nel credere, e manifesta questa sua infallibilitas in credendo mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo che cammina. Ecco, questo io intendo oggi come il \u201csentire con la Chiesa\u201d di cui parla sant\u2019Ignazio. Quando il dialogo tra la gente e i Vescovi e il Papa va su questa strada ed \u00e8 leale, allora \u00e8 assistito dallo Spirito Santo. Non \u00e8 dunque un sentire riferito ai teologi\u00bb. \u00ab\u00c8 come con Maria: se si vuol sapere chi \u00e8, si chiede ai teologi; se si vuol sapere come la si ama, bisogna chiederlo al popolo. A sua volta, Maria am\u00f2 Ges\u00f9 con cuore di popolo, come leggiamo nel Magnificat. Non bisogna dunque neanche pensare che la comprensione del \u201csentire con la Chiesa\u201d sia legata solamente al sentire con la sua parte gerarchica\u00bb. E il Papa, dopo un momento di pausa, precisa in maniera secca, per evitare fraintendimenti: \u00abE, ovviamente, bisogna star bene attenti a non pensare che questa infallibilitas di tutti i fedeli di cui sto parlando alla luce del Concilio sia una forma di populismo. No: \u00e8 l\u2019esperienza della \u201csanta madre Chiesa gerarchica\u201d, come la chiamava sant\u2019Ignazio, della Chiesa come popolo di Dio, pastori e popolo insieme. La Chiesa \u00e8 la totalit\u00e0 del popolo di Dio\u00bb. \u00abIo vedo la santit\u00e0 nel popolo di Dio, la sua santit\u00e0 quotidiana. C\u2019\u00e8 una \u201cclasse media della santit\u00e0\u201d di cui tutti possiamo far parte, quella che di cui parla Mal\u00e8gue\u00bb. Il Papa si sta riferendo a Joseph Mal\u00e8gue, uno scrittore francese a lui caro, nato nel 1876 e morto nel 1940. In particolare alla sua trilogia incompiuta Pierres noires. Les Classes moyennes du Salut. Alcuni critici francesi lo definirono \u00abil Proust cattolico\u00bb. \u00abIo vedo la santit\u00e0 \u2014 prosegue il Papa \u2014 nel popolo di Dio paziente: una donna che fa crescere i figli, un uomo che lavora per portare a casa il pane, gli ammalati, i preti anziani che hanno tante ferite ma che hanno il sorriso perch\u00e9 hanno servito il Signore, le suore che lavorano tanto e che vivono una santit\u00e0 nascosta. Questa per me \u00e8 la santit\u00e0 comune. La santit\u00e0 io la associo spesso alla pazienza: non solo la pazienza come hypomon\u00e9, il farsi carico degli avvenimenti e delle circostanze della vita, ma anche come costanza nell\u2019andare avanti, giorno per giorno. Questa \u00e8 la santit\u00e0 della Iglesia militante di cui parla anche sant\u2019Ignazio. Questa \u00e8 stata la santit\u00e0 dei miei genitori: di mio pap\u00e0, di mia mamma, di mia nonna Rosa che mi ha fatto tanto bene. Nel breviario io ho il testamento di mia nonna Rosa, e lo leggo spesso: per me \u00e8 come una preghiera. Lei \u00e8 una santa che ha tanto sofferto, anche moralmente, ed \u00e8 sempre andata avanti con coraggio\u00bb. \u00abQuesta Chiesa con la quale dobbiamo \u201csentire\u201d \u00e8 la casa di tutti, non una piccola cappella che pu\u00f2 contenere solo un gruppetto di persone selezionate. Non dobbiamo ridurre il seno della Chiesa universale a un nido protettore della nostra mediocrit\u00e0. E la Chiesa \u00e8 Madre \u2014 prosegue \u2014. La Chiesa \u00e8 feconda, deve esserlo. Vedi, quando io mi accorgo di comportamenti negativi di ministri della Chiesa o di consacrati o consacrate, la prima cosa che mi viene in mente \u00e8: \u201cecco uno scapolone\u201d, o \u201cecco una zitella\u201d. Non sono n\u00e9 padri, n\u00e9 madri. Non sono stati capaci di dare vita. Invece, per esempio, quando leggo la vita dei missionari salesiani che sono andati in Patagonia, leggo una storia di vita, di fecondit\u00e0\u00bb. \u00abUn altro esempio di questi giorni: ho visto che \u00e8 stata molto ripresa dai giornali la telefonata che ho fatto a un ragazzo che mi aveva scritto una lettera. Io gli ho telefonato perch\u00e9 quella lettera era tanto bella, tanto semplice. Per me questo \u00e8 stato un atto di fecondit\u00e0. Mi sono reso conto che \u00e8 un giovane che sta crescendo, ha riconosciuto un padre, e cos\u00ec gli dice qualcosa della sua vita. Il padre non pu\u00f2 dire \u201cme ne infischio\u201d. Questa fecondit\u00e0 mi fa tanto bene\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Chiese giovani e Chiese antiche<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Rimango sul tema della Chiesa, ponendo al Papa una domanda anche alla luce della recente Giornata Mondiale della Giovent\u00f9: \u00abQuesto grande evento ha acceso ulteriormente i riflettori sui giovani, ma anche su quei \u201cpolmoni spirituali\u201d che sono le Chiese di pi\u00f9 recente istituzione. Quali le speranze per la Chiesa universale che le sembrano provenire da queste Chiese?\u00bb. \u00abLe Chiese giovani sviluppano una sintesi di fede, cultura e vita in divenire, e dunque diversa da quella sviluppata dalle Chiese pi\u00f9 antiche. Per me, il rapporto tra le Chiese di pi\u00f9 antica istituzione e quelle pi\u00f9 recenti \u00e8 simile al rapporto tra giovani e anziani in una societ\u00e0: costruiscono il futuro, ma gli uni con la loro forza e gli altri con la loro saggezza. Si corrono sempre dei rischi, ovviamente; le Chiese pi\u00f9 giovani rischiano di sentirsi autosufficienti, quelle pi\u00f9 antiche rischiano di voler imporre alle pi\u00f9 giovani i loro modelli culturali. Ma il futuro si costruisce insieme\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La Chiesa? Un ospedale da campo\u2026<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Papa Benedetto XVI, annunciando la sua rinuncia al Pontificato, ha ritratto il mondo di oggi come soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede che richiedono vigore sia del corpo, sia dell\u2019anima. Chiedo al Papa, anche alla luce di ci\u00f2 che mi ha appena detto: \u00abDi che cosa la Chiesa ha pi\u00f9 bisogno in questo momento storico? Sono necessarie riforme? Quali sono i suoi desideri sulla Chiesa dei prossimi anni? Quale Chiesa \u201csogna\u201d?\u00bb. Papa Francesco, cogliendo l\u2019incipit della mia domanda, comincia col dire: \u00abPapa Benedetto ha fatto un atto di santit\u00e0, di grandezza, di umilt\u00e0. \u00c8 un uomo di Dio\u00bb, dimostrando un grande affetto e una enorme stima per il suo predecessore. \u00abIo vedo con chiarezza \u2014 prosegue \u2014 che la cosa di cui la Chiesa ha pi\u00f9 bisogno oggi \u00e8 la capacit\u00e0 di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimit\u00e0. Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. \u00c8 inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite\u2026 E bisogna cominciare dal basso\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abLa Chiesa a volte si \u00e8 fatta rinchiudere in piccole cose, in piccoli precetti. La cosa pi\u00f9 importante \u00e8 invece il primo annuncio: \u201cGes\u00f9 Cristo ti ha salvato!\u201d. E i ministri della Chiesa devono innanzitutto essere ministri di misericordia. Il confessore, ad esempio, corre sempre il pericolo di essere o troppo rigorista o troppo lasso. Nessuno dei due \u00e8 misericordioso, perch\u00e9 nessuno dei due si fa veramente carico della persona. Il rigorista se ne lava le mani perch\u00e9 lo rimette al comandamento. Il lasso se ne lava le mani dicendo semplicemente \u201cquesto non \u00e8 peccato\u201d o cose simili. Le persone vanno accompagnate, le ferite vanno curate\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abCome stiamo trattando il popolo di Dio? Sogno una Chiesa Madre e Pastora. I ministri della Chiesa devono essere misericordiosi, farsi carico delle persone, accompagnandole come il buon samaritano che lava, pulisce, solleva il suo prossimo. Questo \u00e8 Vangelo puro. Dio \u00e8 pi\u00f9 grande del peccato. Le riforme organizzative e strutturali sono secondarie, cio\u00e8 vengono dopo. La prima riforma deve essere quella dell\u2019atteggiamento. I ministri del Vangelo devono essere persone capaci di riscaldare il cuore delle persone, di camminare nella notte con loro, di saper dialogare e anche di scendere nella loro notte, nel loro buio senza perdersi. Il popolo di Dio vuole pastori e non funzionari o chierici di Stato. I Vescovi, particolarmente, devono essere uomini capaci di sostenere con pazienza i passi di Dio nel suo popolo in modo che nessuno rimanga indietro, ma anche per accompagnare il gregge che ha il fiuto per trovare nuove strade\u00bb. \u00abInvece di essere solo una Chiesa che accoglie e che riceve tenendo le porte aperte, cerchiamo pure di essere una Chiesa che trova nuove strade, che \u00e8 capace di uscire da se stessa e andare verso chi non la frequenta, chi se n\u2019\u00e8 andato o \u00e8 indifferente. Chi se n\u2019\u00e8 andato, a volte lo ha fatto per ragioni che, se ben comprese e valutate, possono portare a un ritorno. Ma ci vuole audacia, coraggio\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Raccolgo ci\u00f2 che il Santo Padre sta dicendo e faccio riferimento al fatto che ci sono cristiani che vivono in situazioni non regolari per la Chiesa o comunque in situazioni complesse, cristiani che, in un modo o nell\u2019altro, vivono ferite aperte. Penso a divorziati risposati, coppie omosessuali, altre situazioni difficili. Come fare una pastorale missionaria in questi casi? Su che cosa far leva? Il Papa fa cenno di aver compreso che cosa intendo dire e risponde.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abDobbiamo annunciare il Vangelo su ogni strada, predicando la buona notizia del Regno e curando, anche con la nostra predicazione, ogni tipo di malattia e di ferita. A Buenos Aires ricevevo lettere di persone omosessuali, che sono \u201cferiti sociali\u201d perch\u00e9 mi dicono che sentono come la Chiesa li abbia sempre condannati. Ma la Chiesa non vuole fare questo. Durante il volo di ritorno da Rio de Janeiro ho detto che, se una persona omosessuale \u00e8 di buona volont\u00e0 ed \u00e8 in cerca di Dio, io non sono nessuno per giudicarla. Dicendo questo io ho detto quel che dice il Catechismo. La religione ha il diritto di esprimere la propria opinione a servizio della gente, ma Dio nella creazione ci ha resi liberi: l\u2019ingerenza spirituale nella vita personale non \u00e8 possibile. Una volta una persona, in maniera provocatoria, mi chiese se approvavo l\u2019omosessualit\u00e0. Io allora le risposi con un\u2019altra domanda: \u201cDimmi: Dio, quando guarda a una persona omosessuale, ne approva l\u2019esistenza con affetto o la respinge condannandola?\u201d. Bisogna sempre considerare la persona. Qui entriamo nel mistero dell\u2019uomo. Nella vita Dio accompagna le persone, e noi dobbiamo accompagnarle a partire dalla loro condizione. Bisogna accompagnare con misericordia. Quando questo accade, lo Spirito Santo ispira il sacerdote a dire la cosa pi\u00f9 giusta\u00bb. \u00abQuesta \u00e8 anche la grandezza della Confessione: il fatto di valutare caso per caso, e di poter discernere qual \u00e8 la cosa migliore da fare per una persona che cerca Dio e la sua grazia. Il confessionale non \u00e8 una sala di tortura, ma il luogo della misericordia nel quale il Signore ci stimola a fare meglio che possiamo. Penso anche alla situazione di una donna che ha avuto alle spalle un matrimonio fallito nel quale ha pure abortito. Poi questa donna si \u00e8 risposata e adesso \u00e8 serena con cinque figli. L\u2019aborto le pesa enormemente ed \u00e8 sinceramente pentita. Vorrebbe andare avanti nella vita cristiana. Che cosa fa il confessore?\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abNon possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non \u00e8 possibile. Io non ho parlato molto di queste cose, e questo mi \u00e8 stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non \u00e8 necessario parlarne in continuazione\u00bb. \u00abGli insegnamenti, tanto dogmatici quanto morali, non sono tutti equivalenti. Una pastorale missionaria non \u00e8 ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza. L\u2019annuncio di tipo missionario si concentra sull\u2019essenziale, sul necessario, che \u00e8 anche ci\u00f2 che appassiona e attira di pi\u00f9, ci\u00f2 che fa ardere il cuore, come ai discepoli di Emmaus. Dobbiamo quindi trovare un nuovo equilibrio, altrimenti anche l\u2019edificio morale della Chiesa rischia di cadere come un castello di carte, di perdere la freschezza e il profumo del Vangelo. La proposta evangelica deve essere pi\u00f9 semplice, profonda, irradiante. \u00c8 da questa proposta che poi vengono le conseguenze morali\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abDico questo anche pensando alla predicazione e ai contenuti della nostra predicazione. Una bella omelia, una vera omelia, deve cominciare con il primo annuncio, con l\u2019annuncio della salvezza. Non c\u2019\u00e8 niente di pi\u00f9 solido, profondo e sicuro di questo annuncio. Poi si deve fare una catechesi. Infine si pu\u00f2 tirare anche una conseguenza morale. Ma l\u2019annuncio dell\u2019amore salvifico di Dio \u00e8 previo all\u2019obbligazione morale e religiosa. Oggi a volte sembra che prevalga l\u2019ordine inverso. L\u2019omelia \u00e8 la pietra di paragone per calibrare la vicinanza e la capacit\u00e0 di incontro di un pastore con il suo popolo, perch\u00e9 chi predica deve riconoscere il cuore della sua comunit\u00e0 per cercare dove \u00e8 vivo e ardente il desiderio di Dio. Il messaggio evangelico non pu\u00f2 essere ridotto dunque ad alcuni suoi aspetti che, seppure importanti, da soli non manifestano il cuore dell\u2019insegnamento di Ges\u00f9\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il primo Papa religioso dopo 182 anni\u2026<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Papa Francesco \u00e8 il primo Pontefice a provenire da un Ordine religioso dopo il camaldolese Gregorio XVI, eletto nel 1831, 182 anni fa. Chiedo dunque: \u00abQual \u00e8 oggi nella Chiesa il posto specifico dei religiosi e delle religiose?\u00bb. \u00abI religiosi sono profeti. Sono coloro che hanno scelto una sequela di Ges\u00f9 che imita la sua vita con l\u2019obbedienza al Padre, la povert\u00e0, la vita di comunit\u00e0 e la castit\u00e0. In questo senso i voti non possono finire per essere caricature, altrimenti, ad esempio, la vita di comunit\u00e0 diventa un inferno e la castit\u00e0 un modo di vivere da zitelloni. Il voto di castit\u00e0 deve essere un voto di fecondit\u00e0. Nella Chiesa i religiosi sono chiamati in particolare ad essere profeti che testimoniano come Ges\u00f9 \u00e8 vissuto su questa terra, e che annunciano come il Regno di Dio sar\u00e0 nella sua perfezione. Mai un religioso deve rinunciare alla profezia. Questo non significa contrapporsi alla parte gerarchica della Chiesa, anche se la funzione profetica e la struttura gerarchica non coincidono. Sto parlando di una proposta sempre positiva, che per\u00f2 non deve essere timorosa. Pensiamo a ci\u00f2 che hanno fatto tanti grandi santi monaci, religiosi e religiose, sin da sant\u2019Antonio abate. Essere profeti a volte pu\u00f2 significare fare ruido, non so come dire\u2026 La profezia fa rumore, chiasso, qualcuno dice \u201ccasino\u201d. Ma in realt\u00e0 il suo carisma \u00e8 quello di essere lievito: la profezia annuncia lo spirito del Vangelo\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Dicasteri romani, sinodalit\u00e0, ecumenismo<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Considerando il riferimento alla gerarchia, chiedo a questo punto al Papa: \u00abChe cosa pensa dei dicasteri romani?\u00bb. \u00abI dicasteri romani sono al servizio del Papa e dei Vescovi: devono aiutare sia le Chiese particolari sia le Conferenze episcopali. Sono meccanismi di aiuto. In alcuni casi, quando non sono bene intesi, invece, corrono il rischio di diventare organismi di censura. \u00c8 impressionante vedere le denunce di mancanza di ortodossia che arrivano a Roma. Credo che i casi debbano essere studiati dalle Conferenze episcopali locali, alle quali pu\u00f2 arrivare un valido aiuto da Roma. I casi, infatti, si trattano meglio sul posto. I dicasteri romani sono mediatori, non intermediari o gestori\u00bb. Ricordo al Papa che il 29 giugno scorso, durante la cerimonia della benedizione e dell\u2019imposizione del pallio a 34 arcivescovi metropoliti, aveva affermato \u00abla strada della sinodalit\u00e0\u00bb come la strada che porta la Chiesa unita a \u00abcrescere in armonia con il servizio del primato\u00bb. Ecco la mia domanda, dunque: \u00abCome conciliare in armonia primato petrino e sinodalit\u00e0? Quali strade sono praticabili, anche in prospettiva ecumenica?\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abSi deve camminare insieme: la gente, i Vescovi e il Papa. La sinodalit\u00e0 va vissuta a vari livelli. Forse \u00e8 il tempo di mutare la metodologia del Sinodo, perch\u00e9 quella attuale mi sembra statica. Questo potr\u00e0 anche avere valore ecumenico, specialmente con i nostri fratelli Ortodossi. Da loro si pu\u00f2 imparare di pi\u00f9 sul senso della collegialit\u00e0 episcopale e sulla tradizione della sinodalit\u00e0. Lo sforzo di riflessione comune, guardando a come si governava la Chiesa nei primi secoli, prima della rottura tra Oriente e Occidente, dar\u00e0 frutti a suo tempo. Nelle relazioni ecumeniche questo \u00e8 importante: non solo conoscersi meglio, ma anche riconoscere ci\u00f2 che lo Spirito ha seminato negli altri come un dono anche per noi. Voglio proseguire la riflessione su come esercitare il primato petrino, gi\u00e0 iniziata nel 2007 dalla Commissione Mista, e che ha portato alla firma del Documento di Ravenna. Bisogna continuare su questa strada\u00bb. Cerco di capire come il Papa veda il futuro dell\u2019unit\u00e0 della Chiesa. Mi risponde: \u00abdobbiamo camminare uniti nelle differenze: non c\u2019\u00e8 altra strada per unirci. Questa \u00e8 la strada di Ges\u00f9\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">E il ruolo della donna nella Chiesa? Il Papa ha pi\u00f9 volte fatto riferimento a questo tema in varie occasioni. In una intervista aveva affermato che la presenza femminile nella Chiesa non \u00e8 emersa pi\u00f9 di tanto, perch\u00e9 la tentazione del maschilismo non ha lasciato spazio per rendere visibile il ruolo che spetta alle donne nella comunit\u00e0. Ha ripreso la questione durante il viaggio di ritorno da Rio de Janeiro affermando che non \u00e8 stata fatta ancora una profonda teologia della donna. Allora, chiedo: \u00abQuale deve essere il ruolo della donna nella Chiesa? Come fare per renderlo oggi pi\u00f9 visibile?\u00bb. \u00ab\u00c8 necessario ampliare gli spazi di una presenza femminile pi\u00f9 incisiva nella Chiesa. Temo la soluzione del \u201cmachismo in gonnella\u201d, perch\u00e9 in realt\u00e0 la donna ha una struttura differente dall\u2019uomo. E invece i discorsi che sento sul ruolo della donna sono spesso ispirati proprio da una ideologia machista. Le donne stanno ponendo domande profonde che vanno affrontate. La Chiesa non pu\u00f2 essere se stessa senza la donna e il suo ruolo. La donna per la Chiesa \u00e8 imprescindibile. Maria, una donna, \u00e8 pi\u00f9 importante dei Vescovi. Dico questo perch\u00e9 non bisogna confondere la funzione con la dignit\u00e0. Bisogna dunque approfondire meglio la figura della donna nella Chiesa. Bisogna lavorare di pi\u00f9 per fare una profonda teologia della donna. Solo compiendo questo passaggio si potr\u00e0 riflettere meglio sulla funzione della donna all\u2019interno della Chiesa. Il genio femminile \u00e8 necessario nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti. La sfida oggi \u00e8 proprio questa: riflettere sul posto specifico della donna anche proprio l\u00ec dove si esercita l\u2019autorit\u00e0 nei vari ambiti della Chiesa\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il Concilio Vaticano II<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abChe cosa ha realizzato il Concilio Vaticano II? Che cosa \u00e8 stato?\u00bb, gli chiedo alla luce delle sue affermazioni precedenti, immaginando una risposta lunga e articolata. Ho invece come l\u2019impressione che il Papa semplicemente consideri il Concilio come un fatto talmente indiscutibile che non vale la pena parlarne troppo a lungo, come per doverne ribadire l\u2019importanza.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abIl Vaticano II \u00e8 stato una rilettura del Vangelo alla luce della cultura contemporanea. Ha prodotto un movimento di rinnovamento che semplicemente viene dallo stesso Vangelo. I frutti sono enormi. Basta ricordare la liturgia. Il lavoro della riforma liturgica \u00e8 stato un servizio al popolo come rilettura del Vangelo a partire da una situazione storica concreta. S\u00ec, ci sono linee di ermeneutica di continuit\u00e0 e di discontinuit\u00e0, tuttavia una cosa \u00e8 chiara: la dinamica di lettura del Vangelo attualizzata nell\u2019oggi che \u00e8 stata propria del Concilio \u00e8 assolutamente irreversibile. Poi ci sono questioni particolari come la liturgia secondo il Vetus Ordo. Penso che la scelta di Papa Benedetto sia stata prudenziale, legata all\u2019aiuto ad alcune persone che hanno questa particolare sensibilit\u00e0. Considero invece preoccupante il rischio di ideologizzazione del Vetus Ordo, la sua strumentalizzazione\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Cercare e trovare Dio in tutte le cose<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il discorso di Papa Francesco \u00e8 molto sbilanciato sulle sfide dell\u2019oggi. Anni fa aveva scritto che per vedere la realt\u00e0 \u00e8 necessario uno sguardo di fede, altrimenti si vede una realt\u00e0 a pezzi, frammentata. \u00c8 questo anche uno dei temi dell\u2019enciclica Lumen fidei. Ho in mente anche alcuni passaggi dei discorsi di Papa Francesco durante la Giornata Mondiale della Giovent\u00f9 di Rio de Janeiro. Glieli cito: \u00abDio \u00e8 reale se si manifesta nell\u2019oggi\u00bb; \u00abDio sta da tutte le parti\u00bb. Sono frasi che riecheggiano l\u2019espressione ignaziana \u00abcercare e trovare Dio in tutte le cose\u00bb. Chiedo dunque al Papa: \u00abSantit\u00e0, come si fa a cercare e trovare Dio in tutte le cose?\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abQuel che ho detto a Rio ha un valore temporale. C\u2019\u00e8 infatti la tentazione di cercare Dio nel passato o nei futuribili. Dio \u00e8 certamente nel passato, perch\u00e9 \u00e8 nelle impronte che ha lasciato. Ed \u00e8 anche nel futuro come promessa. Ma il Dio \u201cconcreto\u201d, diciamo cos\u00ec, \u00e8 oggi. Per questo le lamentele mai mai ci aiutano a trovare Dio. Le lamentele di oggi su come va il mondo \u201cbarbaro\u201d finiscono a volte per far nascere dentro la Chiesa desideri di ordine inteso come pura conservazione, difesa. No: Dio va incontrato nell\u2019oggi\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abDio si manifesta in una rivelazione storica, nel tempo. Il tempo inizia i processi, lo spazio li cristallizza. Dio si trova nel tempo, nei processi in corso. Non bisogna privilegiare gli spazi di potere rispetto ai tempi, anche lunghi, dei processi. Noi dobbiamo avviare processi, pi\u00f9 che occupare spazi. Dio si manifesta nel tempo ed \u00e8 presente nei processi della storia. Questo fa privilegiare le azioni che generano dinamiche nuove. E richiede pazienza, attesa\u00bb. \u00abIncontrare Dio in tutte le cose non \u00e8 un eureka empirico. In fondo, quando desideriamo incontrare Dio, vorremmo constatarlo subito con metodo empirico. Cos\u00ec non si incontra Dio. Lo si incontra nella brezza leggera avverita da Elia. I sensi che constatano Dio sono quelli che sant\u2019Ignazio chiama i \u201csensi spirituali\u201d. Ignazio chiede di aprire la sensibilit\u00e0 spirituale per incontrare Dio al di l\u00e0 di un approccio puramente empirico. \u00c8 necessario un atteggiamento contemplativo: \u00e8 il sentire che si va per il buon cammino della comprensione e dell\u2019affetto nei confronti delle cose e delle situazioni. Il segno che si \u00e8 in questo buon cammino \u00e8 quello della pace profonda, della consolazione spirituale, dell\u2019amore di Dio, e di vedere tutte le cose in Dio\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Certezza ed errori<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abSe l\u2019incontro con Dio in tutte le cose non \u00e8 un \u201ceureka empirico\u201d \u2014 dico al Papa \u2014 e se dunque si tratta di un cammino che legge la storia, si possono anche commettere errori\u2026\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abS\u00ec, in questo cercare e trovare Dio in tutte le cose resta sempre una zona di incertezza. Deve esserci. Se una persona dice che ha incontrato Dio con certezza totale e non \u00e8 sfiorata da un margine di incertezza, allora non va bene. Per me questa \u00e8 una chiave importante. Se uno ha le risposte a tutte le domande, ecco che questa \u00e8 la prova che Dio non \u00e8 con lui. Vuol dire che \u00e8 un falso profeta, che usa la religione per se stesso. Le grandi guide del popolo di Dio, come Mos\u00e8, hanno sempre lasciato spazio al dubbio. Si deve lasciare spazio al Signore, non alle nostre certezze; bisogna essere umili. L\u2019incertezza si ha in ogni vero discernimento che \u00e8 aperto alla conferma della consolazione spirituale\u00bb. \u00abIl rischio nel cercare e trovare Dio in tutte le cose \u00e8 dunque la volont\u00e0 di esplicitare troppo, di dire con certezza umana e arroganza: \u201cDio \u00e8 qui\u201d. Troveremmo solamente un dio a nostra misura. L\u2019atteggiamento corretto \u00e8 quello agostiniano: cercare Dio per trovarlo, e trovarlo per cercarlo sempre. E spesso si cerca a tentoni, come si legge nella Bibbia. \u00c8 questa l\u2019esperienza dei grandi Padri della fede, che sono il nostro modello. Bisogna rileggere il capitolo 11 della Lettera agli Ebrei. Abramo \u00e8 partito senza sapere dove andava, per fede. Tutti i nostri antenati della fede morirono vedendo i beni promessi, ma da lontano\u2026 La nostra vita non ci \u00e8 data come un libretto d\u2019opera in cui c\u2019\u00e8 tutto scritto, ma \u00e8 andare, camminare, fare, cercare, vedere\u2026 Si deve entrare nell\u2019avventura della ricerca dell\u2019incontro e del lasciarsi cercare e lasciarsi incontrare da Dio\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abPerch\u00e9 Dio sta prima, Dio sta prima sempre, Dio primerea. Dio \u00e8 un po\u2019 come il fiore del mandorlo della tua Sicilia, Antonio, che fiorisce sempre per primo. Lo leggiamo nei Profeti. Dunque, Dio lo si incontra camminando, nel cammino. E a questo punto qualcuno potrebbe dire che questo \u00e8 relativismo. \u00c8 relativismo? S\u00ec, se \u00e8 inteso male, come una specie di panteismo indistinto. No, se \u00e8 inteso in senso biblico, per cui Dio \u00e8 sempre una sorpresa, e dunque non sai mai dove e come lo trovi, non sei tu a fissare i tempi e i luoghi dell\u2019incontro con Lui. Bisogna dunque discernere l\u2019incontro. Per questo il discernimento \u00e8 fondamentale\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abSe il cristiano \u00e8 restaurazionista, legalista, se vuole tutto chiaro e sicuro, allora non trova niente. La tradizione e la memoria del passato devono aiutarci ad avere il coraggio di aprire nuovi spazi a Dio. Chi oggi cerca sempre soluzioni disciplinari, chi tende in maniera esagerata alla \u201csicurezza\u201d dottrinale, chi cerca ostinatamente di recuperare il passato perduto, ha una visione statica e involutiva. E in questo modo la fede diventa una ideologia tra le tante. Io ho una certezza dogmatica: Dio \u00e8 nella vita di ogni persona, Dio \u00e8 nella vita di ciascuno. Anche se la vita di una persona \u00e8 stata un disastro, se \u00e8 distrutta dai vizi, dalla droga o da qualunque altra cosa, Dio \u00e8 nella sua vita. Lo si pu\u00f2 e lo si deve cercare in ogni vita umana. Anche se la vita di una persona \u00e8 un terreno pieno di spine ed erbacce, c\u2019\u00e8 sempre uno spazio in cui il seme buono pu\u00f2 crescere. Bisogna fidarsi di Dio\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Dobbiamo essere ottimisti?<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Queste parole del Papa mi ricordano alcune sue riflessioni del passato, nelle quali l\u2019allora cardinal Bergoglio ha scritto che Dio vive gi\u00e0 nella citt\u00e0, vitalmente mescolato in mezzo a tutti e unito a ciascuno. \u00c8 un altro modo, a mio avviso, per dire ci\u00f2 che sant\u2019Ignazio scrisse negli Esercizi Spirituali, cio\u00e8 che Dio \u00ablavora e opera\u00bb nel nostro mondo. Gli chiedo dunque: \u00abdobbiamo essere ottimisti? Quali sono i segni di speranza nel mondo d\u2019oggi? Come si fa ad essere ottimisti in un mondo in crisi?\u00bb. \u00abA me non piace usare la parola \u201cottimismo\u201d, perch\u00e9 dice un atteggiamento psicologico. Mi piace invece usare la parola \u201csperanza\u201d secondo ci\u00f2 che si legge nel capitolo 11 della Lettera agli Ebrei che citavo prima. I Padri hanno continuato a camminare, attraversando grandi difficolt\u00e0. E la speranza non delude, come leggiamo nella Lettera ai Romani. Pensa invece al primo indovinello della Turandot di Puccini\u00bb, mi chiede il Papa. Sul momento ho ricordato un po\u2019 a memoria i versi di quell\u2019enigma della principessa che ha come risposta la speranza: Nella cupa notte vola un fantasma iridescente. \/ Sale e spiega l\u2019ale \/ sulla nera infinita umanit\u00e0. \/ Tutto il mondo l\u2019invoca \/ e tutto il mondo l\u2019implora. \/ Ma il fantasma sparisce con l\u2019aurora \/ per rinascere nel cuore. \/ Ed ogni notte nasce \/ ed ogni giorno muore! Versi che rivelano il desiderio di una speranza che qui per\u00f2 \u00e8 fantasma iridescente e che sparisce con l\u2019aurora.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abEcco \u2014 prosegue Papa Francesco \u2014, la speranza cristiana non \u00e8 un fantasma e non inganna. \u00c8 una virt\u00f9 teologale e dunque, in definitiva, un regalo di Dio che non si pu\u00f2 ridurre all\u2019ottimismo, che \u00e8 solamente umano. Dio non defrauda la speranza, non pu\u00f2 rinnegare se stesso. Dio \u00e8 tutto promessa\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">L\u2019arte e la creativit\u00e0<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Rimango colpito dalla citazione della Turandot per parlare del mistero della speranza. Vorrei capire meglio quali sono i riferimenti artistici e letterari di Papa Francesco. Gli ricordo che nel 2006 aveva detto che i grandi artisti sanno presentare con bellezza le realt\u00e0 tragiche e dolorose della vita. Chiedo dunque quali siano gli artisti e gli scrittori che preferisce; se c\u2019\u00e8 qualcosa che li accomuna\u2026 \u00abHo amato molto autori diversi tra loro. Amo moltissimo Dostoevskij e H\u00f6lderlin. Di H\u00f6lderlin voglio ricordare quella lirica per il compleanno di sua nonna che \u00e8 di grande bellezza, e che a me ha fatto anche tanto bene spiritualmente. \u00c8 quella che si chiude con il verso Che l\u2019uomo mantenga quel che il fanciullo ha promesso. Mi ha colpito anche perch\u00e9 ho molto amato mia nonna Rosa, e l\u00ec H\u00f6lderlin accosta sua nonna a Maria che ha generato Ges\u00f9, che per lui \u00e8 l\u2019amico della terra che non ha considerato straniero nessuno. Ho letto il libro I Promessi Sposi tre volte e ce l\u2019ho adesso sul tavolo per rileggerlo. Manzoni mi ha dato tanto. Mia nonna, quand\u2019ero bambino, mi ha insegnato a memoria l\u2019inizio di questo libro: \u201cQuel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti\u2026\u201d. Anche Gerard Manley Hopkins mi \u00e8 piaciuto tanto\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abIn pittura ammiro Caravaggio: le sue tele mi parlano. Ma anche Chagall con la sua Crocifissione bianca\u2026\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abIn musica amo Mozart, ovviamente. Quell\u2019Et Incarnatus est della sua Missa in Do \u00e8 insuperabile: ti porta a Dio! Amo Mozart eseguito da Clara Haskil. Mozart mi riempie: non posso pensarlo, devo sentirlo. Beethoven mi piace ascoltarlo, ma prometeicamente. E l\u2019interprete pi\u00f9 prometeico per me \u00e8 Furtw\u00e4ngler. E poi le Passioni di Bach. Il brano di Bach che amo tanto \u00e8 l\u2019Erbarme Dich, il pianto di Pietro della Passione secondo Matteo. Sublime. Poi, a un livello diverso, non intimo allo stesso modo, amo Wagner. Mi piace ascoltarlo, ma non sempre. La Tetralogia dell\u2019Anello eseguita da Furtw\u00e4ngler alla Scala nel \u201950 \u00e8 la cosa per me migliore. Ma anche il Parsifal eseguito nel \u201962 da Knappertsbusch\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abDovremmo anche parlare del cinema. La strada di Fellini \u00e8 il film che forse ho amato di pi\u00f9. Mi identifico con quel film, nel quale c\u2019\u00e8 un implicito riferimento a san Francesco. Credo poi di aver visto tutti i film con Anna Magnani e Aldo Fabrizi quando avevo tra i 10 e 12 anni. Un altro film che ho molto amato \u00e8 Roma citt\u00e0 aperta. Devo la mia cultura cinematografica soprattutto ai miei genitori che ci portavano spesso al cinema\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abComunque in generale io amo gli artisti tragici, specialmente i pi\u00f9 classici. C\u2019\u00e8 una bella definizione che Cervantes pone sulla bocca del baccelliere Carrasco per fare l\u2019elogio della storia di Don Chisciotte: \u201ci fanciulli l\u2019hanno tra le mani, i giovani la leggono, gli adulti la intendono, i vecchi ne fanno l\u2019elogio\u201d. Questa per me pu\u00f2 essere una buona definizione per i classici\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Mi rendo conto di essere assorbito da questi suoi riferimenti, e di avere il desiderio di entrare nella sua vita entrando per la porta delle sue scelte artistiche. Sarebbe un percorso, immagino lungo, da fare. E includerebbe anche il cinema, dal neorealismo italiano a Il pranzo di Babette. Mi vengono in mente altri autori e altre opere che lui ha citato in altre occasioni, anche minori o meno noti o locali: dal Mart\u00edn Fierro di Jos\u00e9 Hern\u00e1ndez alla poesia di Nino Costa, a Il grande esodo di Luigi Orsenigo. Ma penso anche a Joseph Mal\u00e8gue e Jos\u00e9 Mar\u00eda Pem\u00e1n. E ovviamente a Dante e Borges, ma anche a Leopoldo Marechal, l\u2019autore di Ad\u00e1n Buenosayres, El Banquete de Severo Arc\u00e1ngelo e Megaf\u00f3n o la guerra. Penso in particolare proprio a Borges, perch\u00e9 di lui Bergoglio, ventottenne professore di Letteratura a Santa F\u00e9 presso il Colegio de la Inmaculada Concepci\u00f3n, ebbe una conoscenza diretta. Bergoglio insegnava agli ultimi due anni del Liceo e avvi\u00f2 i suoi ragazzi alla scrittura creativa. Ho avuto una esperienza simile alla sua, quando avevo la sua et\u00e0, presso l\u2019Istituto Massimo di Roma, fondando BombaCarta, e gliela racconto. Alla fine chiedo al Papa di raccontare la sua esperienza.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00ab\u00c8 stata una cosa un po\u2019 rischiosa \u2014 risponde \u2014. Dovevo fare in modo che i miei alunni studiassero El Cid. Ma ai ragazzi non piaceva. Chiedevano di leggere Garc\u00eda Lorca. Allora ho deciso che avrebbero studiato El Cid a casa, e durante le lezioni io avrei trattato gli autori che piacevano di pi\u00f9 ai ragazzi. Ovviamente i giovani volevano leggere le opere letterarie pi\u00f9 \u201cpiccanti\u201d, contemporanee come La casada infiel, o classiche come La Celestina di Fernando de Rojas. Ma leggendo queste cose che li attiravano sul momento, prendevano gusto pi\u00f9 in generale alla letteratura, alla poesia, e passavano ad altri autori. E per me \u00e8 stata una grande esperienza. Ho completato il programma, ma in maniera destrutturata, cio\u00e8 non ordinata secondo ci\u00f2 che era previsto, ma secondo un ordine che veniva naturale nella lettura degli autori. E questa modalit\u00e0 mi corrispondeva molto: non amavo fare una programmazione rigida, ma semmai sapere dove arrivare pi\u00f9 o meno. Allora ho cominciato anche a farli scrivere. Alla fine ho deciso di far leggere a Borges due racconti scritti dai miei ragazzi. Conoscevo la sua segretaria, che era stata la mia professoressa di pianoforte. A Borges piacquero moltissimo. E allora lui propose di scrivere l\u2019introduzione a una raccolta\u00bb. \u00abAllora, Padre Santo, per la vita di una persona la creativit\u00e0 \u00e8 importante?\u00bb, gli chiedo. Lui ride e mi risponde: \u00abPer un gesuita \u00e8 estremamente importante! Un gesuita deve essere creativo\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Frontiere e laboratori<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Creativit\u00e0, dunque: per un gesuita \u00e8 importante. Papa Francesco, ricevendo i Padri e i collaboratori della Civilt\u00e0 Cattolica, aveva scandito una triade di altre caratteristiche importanti per il lavoro culturale dei gesuiti. Ritorno alla memoria a quel giorno, il 14 giugno scorso. Ricordo che allora, nel colloquio previo all\u2019incontro con tutto il nostro gruppo, mi aveva preannunciato la triade: dialogo, discernimento, frontiera. E aveva insistito particolarmente sull\u2019ultimo punto, citandomi Paolo VI, che in un famoso discorso aveva detto dei gesuiti: \u00abOvunque nella Chiesa, anche nei campi pi\u00f9 difficili e di punta, nei crocevia delle ideologie, nelle trincee sociali, vi \u00e8 stato e vi \u00e8 il confronto tra le esigenze brucianti dell\u2019uomo e il perenne messaggio del Vangelo, l\u00e0 vi sono stati e vi sono i gesuiti\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Chiedo a Papa Francesco qualche chiarimento: \u00abCi ha chiesto di stare attenti a non cadere nella \u201ctentazione di addomesticare le frontiere: si deve andare verso le frontiere e non portare le frontiere a casa per verniciarle un po\u2019 e addomesticarle\u201d. A che cosa si riferiva? Che cosa intendeva dirci esattamente? Questa intervista \u00e8 stata concordata tra un gruppo di riviste dirette dalla Compagnia di Ges\u00f9: quale invito desidera esprimere loro? Quali devono essere le loro priorit\u00e0?\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abLe tre parole chiave che ho rivolto alla Civilt\u00e0 Cattolica possono essere estese a tutte le riviste della Compagnia, magari con accentuazioni diverse sulla base della loro natura e dei loro obiettivi. Quando insisto sulla frontiera, in maniera particolare mi riferisco alla necessit\u00e0 per l\u2019uomo che fa cultura di essere inserito nel contesto nel quale opera e sul quale riflette. C\u2019\u00e8 sempre in agguato il pericolo di vivere in un laboratorio. La nostra non \u00e8 una fede-laboratorio, ma una fede-cammino, una fede storica. Dio si \u00e8 rivelato come storia, non come un compendio di verit\u00e0 astratte. Io temo i laboratori perch\u00e9 nel laboratorio si prendono i problemi e li si portano a casa propria per addomesticarli, per verniciarli, fuori dal loro contesto. Non bisogna portarsi la frontiera a casa, ma vivere in frontiera ed essere audaci\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Chiedo al Papa se pu\u00f2 fare qualche esempio sulla base della sua esperienza personale. \u00abQuando si parla di problemi sociali, una cosa \u00e8 riunirsi per studiare il problema della droga in una villa miseria, e un\u2019altra cosa \u00e8 andare l\u00ec, viverci e capire il problema dall\u2019interno e studiarlo. C\u2019\u00e8 una lettera geniale del padre Arrupe ai Centros de Investigaci\u00f3n y Acci\u00f3n Social (CIAS) sulla povert\u00e0, nella quale dice chiaramente che non si pu\u00f2 parlare di povert\u00e0 se non la si sperimenta con una inserzione diretta nei luoghi nei quali la si vive. Questa parola \u201cinserzione\u201d \u00e8 pericolosa perch\u00e9 alcuni religiosi l\u2019hanno presa come una moda, e sono accaduti dei disastri per mancanza di discernimento. Ma \u00e8 davvero importante\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abE le frontiere sono tante. Pensiamo alle suore che vivono negli ospedali: loro vivono nelle frontiere. Io sono vivo grazie a una di loro. Quando ho avuto il problema al polmone in ospedale, il medico mi diede penicillina e strectomicina in certe dosi. La suora che stava in corsia le triplic\u00f2 perch\u00e9 aveva fiuto, sapeva cosa fare, perch\u00e9 stava con i malati tutto il giorno. Il medico, che era davvero bravo, viveva nel suo laboratorio, la suora viveva nella frontiera e dialogava con la frontiera tutti i giorni. Addomesticare le frontiere significa limitarsi a parlare da una posizione distante, chiudersi nei laboratori. Sono cose utili, ma la riflessione per noi deve sempre partire dall\u2019esperienza\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Come l\u2019uomo comprende se stesso<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Chiedo allora al Papa se questo valga e come anche per una frontiera culturale importante che \u00e8 quella della sfida antropologica. L\u2019antropologia a cui la Chiesa ha tradizionalmente fatto riferimento e il linguaggio con la quale l\u2019ha espressa restano un riferimento solido, frutto di saggezza ed esperienza secolare. Tuttavia l\u2019uomo a cui la Chiesa si rivolge non sembra pi\u00f9 comprenderli o considerarli sufficienti. Comincio a ragionare sul fatto che l\u2019uomo si sta interpretando in maniera diversa dal passato, con categorie diverse. E questo anche a causa dei grandi cambiamenti nella societ\u00e0 e di un pi\u00f9 ampio studio di se stesso\u2026<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il Papa a questo punto si alza e va a prendere sulla sua scrivania il Breviario. \u00c8 un Breviario in latino, ormai logoro per l\u2019uso. E lo apre all\u2019Ufficio delle Letture della Feria sexta, cio\u00e8 venerd\u00ec, della XXVII settimana. Mi legge un passaggio tratto dal Commonit\u00f3rium Primum di san Vincenzo di Lerins: ita \u00e9tiam christi\u00e1nae religi\u00f3nis dogma sequ\u00e1tur has decet prof\u00e9ctuum leges, ut annis sc\u00edlicet consolid\u00e9tur, dilat\u00e9tur t\u00e9mpore, sublim\u00e9tur aet\u00e1te (\u00abAnche il dogma della religione cristiana deve seguire queste leggi. Progredisce, consolidandosi con gli anni, sviluppandosi col tempo, approfondendosi con l\u2019et\u00e0\u00bb).<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">E cos\u00ec il Papa prosegue: \u00abSan Vincenzo di Lerins fa il paragone tra lo sviluppo biologico dell\u2019uomo e la trasmissione da un\u2019epoca all\u2019altra del depositum fidei, che cresce e si consolida con il passar del tempo. Ecco, la comprensione dell\u2019uomo muta col tempo, e cos\u00ec anche la coscienza dell\u2019uomo si approfondisce. Pensiamo a quando la schiavit\u00f9 era ammessa o la pena di morte era ammessa senza alcun problema. Dunque si cresce nella comprensione della verit\u00e0. Gli esegeti e i teologi aiutano la Chiesa a maturare il proprio giudizio. Anche le altre scienze e la loro evoluzione aiutano la Chiesa in questa crescita nella comprensione. Ci sono norme e precetti ecclesiali secondari che una volta erano efficaci, ma che adesso hanno perso di valore o significato. La visione della dottrina della Chiesa come un monolite da difendere senza sfumature \u00e8 errata\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abDel resto, in ogni epoca l\u2019uomo cerca di comprendere ed esprimere meglio se stesso. E dunque l\u2019uomo col tempo cambia il modo di percepire se stesso: una cosa \u00e8 l\u2019uomo che si esprime scolpendo la Nike di Samotracia, un\u2019altra quella del Caravaggio, un\u2019altra quella di Chagall e ancora un\u2019altra quella di Dal\u00ed. Anche le forme di espressione della verit\u00e0 possono essere multiformi, e questo anzi \u00e8 necessario per la trasmissione del messaggio evangelico nel suo significato immutabile\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abL\u2019uomo \u00e8 alla ricerca di se stesso, e ovviamente in questa ricerca pu\u00f2 anche commettere errori. La Chiesa ha vissuto tempi di genialit\u00e0, come ad esempio quello del tomismo. Ma vive anche tempi di decadenza del pensiero. Ad esempio: non dobbiamo confondere la genialit\u00e0 del tomismo con il tomismo decadente. Io, purtroppo, ho studiato la filosofia con manuali di tomismo decadente. Nel pensare l\u2019uomo, dunque, la Chiesa dovrebbe tendere alla genialit\u00e0, non alla decadenza\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abQuando una espressione del pensiero non \u00e8 valida? Quando il pensiero perde di vista l\u2019umano o quando addirittura ha paura dell\u2019umano o si lascia ingannare su se stesso. \u00c8 il pensiero ingannato che pu\u00f2 essere raffigurato come Ulisse davanti al canto delle sirene, o come Tannh\u00e4user, circondato in un\u2019orgia da satiri e baccanti, o come Parsifal, nel secondo atto dell\u2019opera wagneriana, alla reggia di Klingsor. Il pensiero della Chiesa deve recuperare genialit\u00e0 e capire sempre meglio come l\u2019uomo si comprende oggi per sviluppare e approfondire il proprio insegnamento\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Pregare<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Pongo al Papa un\u2019ultima domanda sul suo modo di pregare preferito. \u00abPrego l\u2019Ufficio ogni mattina. Mi piace pregare con i Salmi. Poi, a seguire, celebro la Messa. Prego il Rosario. Ci\u00f2 che davvero preferisco \u00e8 l\u2019Adorazione serale, anche quando mi distraggo e penso ad altro o addirittura mi addormento pregando. La sera quindi, tra le sette e le otto, sto davanti al Santissimo per un\u2019ora in adorazione. Ma anche prego mentalmente quando aspetto dal dentista o in altri momenti della giornata\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abE la preghiera \u00e8 per me sempre una preghiera \u201cmemoriosa\u201d, piena di memoria, di ricordi, anche memoria della mia storia o di quello che il Signore ha fatto nella sua Chiesa o in una parrocchia particolare. Per me \u00e8 la memoria di cui sant\u2019Ignazio parla nella Prima Settimana degli Esercizi nell\u2019incontro misericordioso con Cristo Crocifisso. E mi chiedo: \u201cChe cosa ho fatto per Cristo? Che cosa faccio per Cristo? Che cosa devo fare per Cristo?\u201d. \u00c8 la memoria di cui Ignazio parla anche nella Contemplatio ad amorem, quando chiede di richiamare alla memoria i benefici ricevuti. Ma soprattutto io so anche che il Signore ha memoria di me. Io posso dimenticarmi di Lui, ma io so che Lui mai, mai si dimentica di me. La memoria fonda radicalmente il cuore di un gesuita: \u00e8 la memoria della grazia, la memoria di cui si parla nel Deuteronomio, la memoria delle opere di Dio che sono alla base dell\u2019alleanza tra Dio e il suo popolo. \u00c8 questa memoria che mi fa figlio e che mi fa essere anche padre\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">* * *<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Mi rendo conto che proseguirei ancora a lungo questo dialogo, ma so che, come il Papa disse una volta, non bisogna \u00abmaltrattare i limiti\u00bb. Complessivamente abbiamo dialogato per oltre sei ore, nel corso di tre appuntamenti il 19, il 23 e il 29 agosto. Qui ho preferito articolare il discorso senza segnalare gli stacchi per non perdere la continuit\u00e0. La nostra \u00e8 stata in realt\u00e0 una conversazione pi\u00f9 che un\u2019intervista: le domande hanno fatto da sfondo, senza restringerla in parametri predefiniti e rigidi. Anche linguisticamente abbiamo attraversato fluidamente l\u2019italiano e lo spagnolo, senza percepire di volta in volta i passaggi. Non c\u2019\u00e8 stato nulla di meccanico, e le risposte sono nate nel dialogo e all\u2019interno di un ragionamento che qui ho cercato di rendere, in maniera sintetica, cos\u00ec come ho potuto.<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Entrevista-al-Papa-Francisco.pdf\">Entrevista al Papa Francisco(PDF Espa\u00f1ol)<\/a><\/p>\n<p class=\"bawpvc-ajax-counter\" data-id=\"10609\"> (168)<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_10609\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"10609\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 luned\u00ec 19 agosto. Papa Francesco mi ha dato appuntamento alle 10,00 in Santa Marta. Io per\u00f2 eredito da mio<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_10609\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"10609\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_editorskit_title_hidden":false,"_editorskit_reading_time":0,"_editorskit_is_block_options_detached":false,"_editorskit_block_options_position":"{}","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":["post-10609","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articoli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10609","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=10609"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10609\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10613,"href":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10609\/revisions\/10613"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=10609"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=10609"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=10609"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}