{"id":10580,"date":"2013-09-30T15:47:04","date_gmt":"2013-09-30T15:47:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/?p=10580"},"modified":"2013-10-01T07:59:35","modified_gmt":"2013-10-01T07:59:35","slug":"lettera-ai-vescovi-brasiliani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilsorrisodiclaudiocantaluppi.org\/?p=10580","title":{"rendered":"Lettera ai vescovi brasiliani"},"content":{"rendered":"<p>Vescovi emeriti che hanno operato nella realt\u00e0 brasiliana, riflettono sul nuovo pontificato, e rilanciano il documento delle catacombe di S. Domitilla sottoscritto da oltre 500 vescovi alla fine del Concilio Vaticano II<\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\">(<strong><span style=\"text-decoration: underline;\"><a href=\"http:\/\/www.redescristianas.net\/2013\/08\/23\/carta-a-los-obispos-de-brasildom-jose-maria-pires-arzobispo-emerito-de-paraiba-dom-tomas-balduino-obispo-emerito-de-goias-dom-pedro-casaldaliga-obispo-emerito-de-sao-felix-do-araguaia\/\"><span style=\"color: #0000ff; text-decoration: underline;\">Fonte: Rete Mondiale delle Comunit\u00e0 Ecclesiastiche<\/span><\/a><\/span><\/strong>)<\/span><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Don Jos\u00e9 Maria Pires, arcivescovo emerito di Paraiba. Don Tom\u00e1s Balduino, vescovo emerito di Goi\u00e1s. Don Pedro Casald\u00e1liga, vescovo emerito di S\u00e3o F\u00e9lix do Araguaia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cari fratelli dell\u2019episcopato<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Siamo tre vescovi emeriti che, d\u2019accordo con gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, nonostante non siamo pi\u00f9 pastori di una Chiesa locale, partecipiamo sempre al Collegio episcopale, e, insieme al Papa, ci sentiamo responsabili della comunione universale della Chiesa Cattolica. Ci ha rallegrato molto l\u2019elezione di Papa Francesco nella pastorizia della Chiesa, per i suoi messaggi di rinnovamento e cambiamento, con i suoi costanti richiami ad una maggiore semplicit\u00e0 evangelica e maggior zelo di amore pastorale di tutta la Chiesa. Ci ha emozionato anche la sua recente visita in Brasile, in particolare le sue parole ai giovani e ai vescovi. Ci ha perfino riportato alla memoria lo storico Patto delle Catacombe. Ci rendiamo conto, noi vescovi, di ci\u00f2 che significa, dal punto di vista della teologia, questo nuovo orizzonte ecclesiastico? In Brasile, in un\u2019intervista, il Papa ha ricordato la famosa massima medievale: Ecclesia semper renovanda (la Chiesa si rinnova sempre). Pensando alla nostra responsabilit\u00e0 come vescovi della Chiesa Cattolica, ci permettiamo questo gesto di confidenza di scriverle queste riflessioni, con una richiesta fraterna di sviluppare un maggiore dialogo sull\u2019argomento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>La Teologia del Vaticano II sul ministero episcopale<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il Decreto Christus Dominus dedica il 2\u00b0 capitolo alla relazione tra vescovo e Chiesa Particolare. Si presenta ogni Diocesi come \u201cporzione del Popolo di Dio\u201d (non \u00e8 pi\u00f9 solo un territorio) e afferma che, \u201cin ogni Chiesa locale c\u2019\u00e8 e opera veramente la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica e apostolica\u201d (CD 11), perci\u00f2 tutta la Chiesa locale non \u00e8 solo un pezzo di Chiesa o una filiale del Vaticano, ma una vera Chiesa di Cristo, cos\u00ec come la designa il Nuovo Testamento (LG 22). \u201cOgni Chiesa locale \u00e8 congregata dallo Spirito Santo, per mezzo del Vangelo, ha la sua consistenza propria nel servizio della carit\u00e0, questo \u00e8, nella missione di trasformare il mondo e testimoniare il Regno degli Dei. Questa missione si esprime nella Eucarestia e nei sacramenti. Ci\u00f2 si vive nella comunione con il suo pastore, il vescovo\u201d. Questa teologia pone il vescovo non sopra o fuori dalla sua Chiesa, ma come cristiano inserito nel gregge e con un ministero di servizio ai suoi fratelli. A partire da questo annuncio, ogni vescovo, locale o emerito, cos\u00ec come gli ausiliari e coloro che lavorano in funzioni pastorali senza diocesi, tutti, in quanto portatori del dono ricevuto da Dio nell\u2019ordinazione, sono membri del Collegio Episcopale e responsabili del cattolicesimo della Chiesa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>La sinodalit\u00e0 necessaria nel XXI secolo<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019organizzazione del papato come struttura monarchica centralizzata fu istituita a partire dal pontificato di Gregorio VII, nel 1078. Nel 1\u00b0 millennio del Cristianesimo, il primate del vescovo di Roma era organizzato di forma pi\u00f9 collegiale e la Chiesa tutta era pi\u00f9 sinodale. Il Concilio Vaticano II orient\u00f2 la Chiesa verso la comprensione dell\u2019episcopato come un ministero collegiale. Questa innovazione incontr\u00f2, durante il Concilio, l\u2019opposizione di una minoranza discorde. La presa di posizione, in realt\u00e0, non fu pienamente portata a termine. Inoltre, il Codice di Diritto Canonico del 1983 e i documenti emanati dal Vaticano, a partire da allora, non hanno dato la priorit\u00e0 alla collegialit\u00e0, ma restrinsero il suo campo e crearono barriere al suo esercizio. Ci\u00f2 ha favorito la centralizzazione e il crescente potere della Curia romana, a scapito delle Conferenze nazionali e continentali e dello stesso Sinodo dei vescovi, di carattere solamente consultivo e non deliberante, essendo queste organizzazioni detentrici, insieme al Vescovo di Roma, del supremo e pieno potere in relazione alla Chiesa intera. Ora, il papa Francesco sembra voglia restituire alle strutture della Chiesa Cattolica e ad ognuna delle nostre diocesi un\u2019organizzazione pi\u00f9 sinodale e di comunione collegiale. Verso questo orientamento, ha costituito una commissione di cardinali di tutti i continenti per studiare una possibile riforma della Curia Romana. Tuttavia, per fare passi concreti ed efficienti in questo cammino \u2013 che sta gi\u00e0 succedendo \u2013 il Papa ha bisogno della nostra partecipazione attiva e cosciente. Dobbiamo fare ci\u00f2 come forma di comprensione della stessa funzione di vescovi, non come meri consiglieri e ausiliari del Papa, che lo aiutino quando lo chieda o lo desideri, ma come pastori, incaricati col Papa di vegliare sulla comunione universale e la diligenza di tutte le Chiese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Il cinquantennale del Concilio<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In questo momento storico, che coincide anche con il cinquantennale del Concilio Vaticano II, il primo contributo che possiamo dare alla Chiesa \u00e8 assumere la nostra missione di pastori che esercitino il sacerdozio del Nuovo Testamento, non come sacerdoti della legge antica, ma come profeti. Questo ci obbliga a collaborare effettivamente con il vescovo di Roma, esprimendo con pi\u00f9 libert\u00e0 e autonomia la nostra opinione sugli argomenti che richiedano una revisione pastorale e teologica. Se i vescovi di tutto il mondo esercitassero con pi\u00f9 libert\u00e0 e responsabilit\u00e0 fraterne il dovere del dialogo e dessero la loro opinione pi\u00f9 liberamente su diversi argomenti, sicuramente, si romperebbero certi tab\u00f9, e la Chiesa potrebbe riprendere il dialogo con l\u2019umanit\u00e0, che il Papa Giovanni XXIII aveva iniziato e che Papa Francesco sta segnalando. L\u2019occasione, perci\u00f2, \u00e8 quella di assumere il Concilio Vaticano II attualizzato, superare una volta per tutte la tentazione della Cristianit\u00e0, vivere dentro una Chiesa plurale e povera, di aiuto per i poveri, una teologia di partecipazione, di liberazione, di diaconia, di profezia, di martirio\u2026Una Chiesa esplicitamente ecumenica, di fede e politica, di integrazione della Nostra America, rivendicando gli uguali diritti per le donne, superando le chiusure provenienti da una teologia sbagliata. Concluso il Concilio, alcuni vescovi \u2013 molti provenienti dal Brasile \u2013 celebrarono il patto delle Catacombe di Santa Domitilla. Approssimativamente 500 vescovi li seguirono in questo compromesso di radicale e profonda conversione personale. Fu cos\u00ec che si inaugur\u00f2 la recezione valente e profetica del Concilio. In questi giorni, molte persone, di diverse parti del mondo, stanno pensando a un nuovo Patto delle Catacombe. Per questo, desiderando contribuire alla riflessione ecclesiastica di essi, inviamo annesso il testo originale del Primo Patto. Il clericalismo denunciato dal Papa Francesco sta sequestrando la centralit\u00e0 del Popolo di Dio nella comprensione di una Chiesa i cui membri, nel battesimo, sono elevati alla dignit\u00e0 di \u201csacerdoti, profeti e re\u201d. Lo stesso clericalismo va escludendo il protagonismo ecclesiastico dei laici e delle laiche, facendo s\u00ec che il sacramento dell\u2019ordine si sovrapponga al sacramento del battesimo e alla radicale egualit\u00e0 in Cristo di tutti i battezzati e le battezzate. Inoltre, in un contesto mondiale nel quale la maggioranza dei cattolici si trova a sud (America Latina e Africa) \u00e8 importante dare altri volti alla Chiesa rispetto a quello attuale, espresso nella cultura occidentale. Nei nostri paesi, \u00e8 buona cosa avere la libert\u00e0 di \u201cdeoccidentalizzare\u201d il linguaggio della fede e della liturgia latina, non per creare una Chiesa differente, ma per arricchire la cattolicit\u00e0 ecclesiastica. E\u2019 in gioco il nostro dialogo con il mondo, alla fine. E\u2019 in questione qual \u00e8 l\u2019immagine di Dio che diamo nel mondo e della quale diamo testimonianza per il nostro modo di essere, per il linguaggio delle nostre celebrazioni e par la forma che prende la nostra pastorale. Questo punto \u00e8 quello che ci deve preoccupare di pi\u00f9 ed esigere la nostra attenzione. Nella Bibbia, per il popolo di Israele, \u201ctornare al primo amore\u201d, significava riprendere la mistica e la spiritualit\u00e0 dell\u2019Esodo. Per le nostre chiese dell\u2019America Latina, \u201ctornare al primo amore\u201d \u00e8 riprendere la mistica del Regno di Dio nel cammino insieme ai poveri e al servizio della loro liberazione. Nelle nostre diocesi, le pastorali sociali non possono essere mere appendici dell\u2019organizzazione ecclesiastica o espressioni minori della nostra diligenza pastorale. Al contrario, \u00e8 ci\u00f2 che ci costituisce come Chiesa, assemblea riunita dallo Spirito per dare testimonianza che il Regno sta venendo e che, di fatto, preghiamo e desideriamo: venga il tuo Regno! Questa ora \u00e8, senza dubbio, soprattutto per noi, i vescovi, con urgenza, l\u2019ora dell\u2019azione. Il Papa Francesco, dirigendosi ai giovani nella Giornata Mondiale e nel dargli appoggio nelle loro mobilitazioni, cos\u00ec si \u00e8 espresso: \u201cvoglio che la Chiesa scenda in strada\u201d. Questo \u00e8 un eco dell\u2019entusiastica parola dell\u2019apostolo Paolo ai Romani: \u201c\u00e8 ora di svegliarci, \u00e8 ora di vestire le armi della luce (13, 11). Sia questa la nostra mistica e nostro profondo amore. Abbracci, con fraterna amicizia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>MANIFESTO DELLE CATACOMBE<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>NOI, VESCOVI riuniti nel Concilio Vaticano II, coscienti delle deficienze della nostra vita di povert\u00e0 come comanda il Vangelo; invitati gli uni dagli altri in una iniziativa nella quale ognuno di noi ha evitato la presunzione; uniti a tutti i nostri fratelli dell\u2019episcopato; contando soprattutto, con la grazia e la forza di nostro Signore Ges\u00f9 Cristo, con la preghiera dei fedeli e dei sacerdoti delle nostre rispettive diocesi; mettendoli con il pensiero e con la preghiera davanti alla Trinit\u00e0, alla Chiesa di Cristo e davanti i sacerdoti e i fedeli delle nostre diocesi, con umilt\u00e0 e con coscienza della nostra debolezza, ma comunque con tutta la determinazione e tutta la forza che Dio ci vuole dare come sua grazia, ci impegneremo a fare ci\u00f2 che segue:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1 \u2013 Ci guadagneremo da vivere nel modo ordinario della nostra popolazione in ci\u00f2 che riguarda la casa, il cibo, mezzi di locomozione, e a tutto ci\u00f2 che ne consegue. (Mt 5, 3, 6, 33s; 8 \u2013 20).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2 \u2013 Rinunceremo per sempre alla ricchezza, sia reale che apparente, specialmente nel vestire (vestiti costosi, colori sgargianti) e simboli di metallo prezioso a favore di altri segni pi\u00f9 evangelici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3 \u2013 Non possederemo beni mobili o immobili, non avremo conti in banca a nome proprio. Se fosse necessario possedere qualcosa, metteremo tutto a nome della diocesi, o delle opere sociali o di carit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>4 \u2013 Per quanto sia possibile affideremo la gestione finanziaria e materiale della nostra diocesi ad una commissione di laici competenti e coscienti del loro ruolo apostolico, per essere meno amministratori e pi\u00f9 pastori e apostoli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>5 \u2013 Rinunceremo a farci chiamare con nomi e titoli che esprimano grandezza e potere (Eminenza, Eccellenza, Monsignore) sia verbalmente che per iscritto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>6 \u2013 Nel nostro comportamento e relazioni sociali eviteremo tutto ci\u00f2 che possa sembrare concessione di privilegi, supremazia, o anche preferenza verso i ricchi e i possidenti (per esempio in banchetti offerti o accettati, in servizi religiosi).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>7 \u2013 Allo stesso modo eviteremo di propiziare o adulare la vanit\u00e0 di chicchessia, ricompensare o sollecitare aiuto, o per qualsiasi altra ragione. Inviteremo i nostri fedeli a considerare i loro aiuti come una normale partecipazione al culto, nell\u2019apostolato e nell\u2019azione sociale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>8 \u2013 Daremo tutto ci\u00f2 che sar\u00e0 necessario del nostro tempo, riflessione, cuore o mezzi al servizio apostolico e pastorale delle persone e dei gruppi lavorativi ed economicamente pi\u00f9 sfavoriti. Appoggeremo i laici, i religiosi, diaconi o sacerdoti che il Signore chiama ad evangelizzare i poveri e i lavoratori condividendo la loro vita e il lavoro.<\/p>\n<p>9 \u2013 Cercheremo di trasformare le opere di beneficienza in opere sociali basate sulla carit\u00e0 e sulla giustizia<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>10 \u2013 Lavoreremo perch\u00e9 i responsabili politici facciano leggi, strutture e istituzioni sociali che sono necessarie per la giustizia, l\u2019eguaglianza, e lo sviluppo armonico e totale dell\u2019uomo e di tutti gli uomini, e , cos\u00ec, per la venuta di un ordine sociale nuovo, degno degli uomini e dei figli di Dio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>11 \u2013 Poich\u00e9 la funzione di vescovo incontra la sua piena realizzazione evangelica nel servizio alle persone in situazione di miseria fisica, culturale o morale, ci impegneremo a:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>partecipare, a seconda delle nostre possibilit\u00e0, nei progetti urgenti degli episcopati delle nazioni povere;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>chiedere in maniera unanime agli organismi internazionali l\u2019attuazione di strutture economiche e culturali che non fabbrichino nazioni povere in un mondo sempre pi\u00f9 ricco, affinch\u00e9 permettano che la maggioranza povera esca dalla sua miseria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>12 \u2013 Ci impegneremo a condividere la nostra vita, in carit\u00e0 pastorale, con i nostri fratelli in Cristo, sacerdoti, religiosi e laici, perch\u00e9 il nostro ministero costituisca un vero servizio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In questo modo:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ci sforzeremo per \u201crivedere la nostra vita\u201d con essi;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cercheremo collaboratori per poter essere pi\u00f9 animatori secondo lo Spirito che comandanti nel mondo;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Proveremo ad essere il pi\u00f9 umanamente possibile presenti, e ad accogliere;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ci mostreremo aperti a tutti, qualunque sia la religione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>13 \u2013 Quando torneremo alle nostre diocesi porteremo a conoscenza queste risoluzioni ai nostri fedeli, chiedendogli che ci aiutino con la loro comprensione, collaborazione e le loro preghiere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Che Dio ci aiuti ad essere fedeli al Vangelo di Ges\u00f9.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(Catacomba di Domitilla, Roma, 16 novembre 1965)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fonte: Rete Mondiale delle Comunit\u00e0 Ecclesiastiche<\/p>\n<style type=\"text\/css\"><!--\nP { margin-bottom: 0.21cm; direction: ltr; color: rgb(0, 0, 0); widows: 2; orphans: 2; }\n--><\/style>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">Lettera ai vescovi brasiliani<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">Don Jos\u00e9 Maria Pires, arcivescovo emerito di Paraiba. Don Tom\u00e1s Balduino, vescovo emerito di Goi\u00e1s. Don Pedro Casald\u00e1liga, vescovo emerito di S\u00e3o F\u00e9lix do Araguaia.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">Cari fratelli dell\u2019episcopato<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">Siamo tre vescovi emeriti che, d\u2019accordo con gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, nonostante non siamo pi\u00f9 pastori di una Chiesa locale, partecipiamo sempre al Collegio episcopale, e, insieme al Papa, ci sentiamo responsabili della comunione universale della Chiesa Cattolica. Ci ha rallegrato molto l\u2019elezione di Papa Francesco nella pastorizia della Chiesa, per i suoi messaggi di rinnovamento e cambiamento, con i suoi costanti richiami ad una maggiore semplicit\u00e0 evangelica e maggior zelo di amore pastorale di tutta la Chiesa. Ci ha emozionato anche la sua recente visita in Brasile, in particolare le sue parole ai giovani e ai vescovi. Ci ha perfino riportato alla memoria lo storico Patto delle Catacombe. Ci rendiamo conto, noi vescovi, di ci\u00f2 che significa, dal punto di vista della teologia, questo nuovo orizzonte ecclesiastico? In Brasile, in un\u2019intervista, il Papa ha ricordato la famosa massima medievale: Ecclesia semper renovanda (la Chiesa si rinnova sempre). Pensando alla nostra responsabilit\u00e0 come vescovi della Chiesa Cattolica, ci permettiamo questo gesto di confidenza di scriverle queste riflessioni, con una richiesta fraterna di sviluppare un maggiore dialogo sull\u2019argomento.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><b>La Teologia del Vaticano II sul ministero episcopale<\/b><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">Il Decreto Christus Dominus dedica il 2\u00b0 capitolo alla relazione tra vescovo e Chiesa Particolare. Si presenta ogni Diocesi come \u201cporzione del Popolo di Dio\u201d (non \u00e8 pi\u00f9 solo un territorio) e afferma che, \u201cin ogni Chiesa locale c\u2019\u00e8 e opera veramente la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica e apostolica\u201d (CD 11), perci\u00f2 tutta la Chiesa locale non \u00e8 solo un pezzo di Chiesa o una filiale del Vaticano, ma una vera Chiesa di Cristo, cos\u00ec come la designa il Nuovo Testamento (LG 22). \u201cOgni Chiesa locale \u00e8 congregata dallo Spirito Santo, per mezzo del Vangelo, ha la sua consistenza propria nel servizio della carit\u00e0, questo \u00e8, nella missione di trasformare il mondo e testimoniare il Regno degli Dei. Questa missione si esprime nella Eucarestia e nei sacramenti. Ci\u00f2 si vive nella comunione con il suo pastore, il vescovo\u201d. Questa teologia pone il vescovo non sopra o fuori dalla sua Chiesa, ma come cristiano inserito nel gregge e con un ministero di servizio ai suoi fratelli. A partire da questo annuncio, ogni vescovo, locale o emerito, cos\u00ec come gli ausiliari e coloro che lavorano in funzioni pastorali senza diocesi, tutti, in quanto portatori del dono ricevuto da Dio nell\u2019ordinazione, sono membri del Collegio Episcopale e responsabili del cattolicesimo della Chiesa.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><b>La sinodalit\u00e0 necessaria nel XXI secolo<\/b><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">L\u2019organizzazione del papato come struttura monarchica centralizzata fu istituita a partire dal pontificato di Gregorio VII, nel 1078. Nel 1\u00b0 millennio del Cristianesimo, il primate del vescovo di Roma era organizzato di forma pi\u00f9 collegiale e la Chiesa tutta era pi\u00f9 sinodale. Il Concilio Vaticano II orient\u00f2 la Chiesa verso la comprensione dell\u2019episcopato come un ministero collegiale. Questa innovazione incontr\u00f2, durante il Concilio, l\u2019opposizione di una minoranza discorde. La presa di posizione, in realt\u00e0, non fu pienamente portata a termine. Inoltre, il Codice di Diritto Canonico del 1983 e i documenti emanati dal Vaticano, a partire da allora, non hanno dato la priorit\u00e0 alla collegialit\u00e0, ma restrinsero il suo campo e crearono barriere al suo esercizio. Ci\u00f2 ha favorito la centralizzazione e il crescente potere della Curia romana, a scapito delle Conferenze nazionali e continentali e dello stesso Sinodo dei vescovi, di carattere solamente consultivo e non deliberante, essendo queste organizzazioni detentrici, insieme al Vescovo di Roma, del supremo e pieno potere in relazione alla Chiesa intera. Ora, il papa Francesco sembra voglia restituire alle strutture della Chiesa Cattolica e ad ognuna delle nostre diocesi un\u2019organizzazione pi\u00f9 sinodale e di comunione collegiale. Verso questo orientamento, ha costituito una commissione di cardinali di tutti i continenti per studiare una possibile riforma della Curia Romana. Tuttavia, per fare passi concreti ed efficienti in questo cammino \u2013 che sta gi\u00e0 succedendo \u2013 il Papa ha bisogno della nostra partecipazione attiva e cosciente. Dobbiamo fare ci\u00f2 come forma di comprensione della stessa funzione di vescovi, non come meri consiglieri e ausiliari del Papa, che lo aiutino quando lo chieda o lo desideri, ma come pastori, incaricati col Papa di vegliare sulla comunione universale e la diligenza di tutte le Chiese.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><b>Il cinquantennale del Concilio<\/b><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">In questo momento storico, che coincide anche con il cinquantennale del Concilio Vaticano II, il primo contributo che possiamo dare alla Chiesa \u00e8 assumere la nostra missione di pastori che esercitino il sacerdozio del Nuovo Testamento, non come sacerdoti della legge antica, ma come profeti. Questo ci obbliga a collaborare effettivamente con il vescovo di Roma, esprimendo con pi\u00f9 libert\u00e0 e autonomia la nostra opinione sugli argomenti che richiedano una revisione pastorale e teologica. Se i vescovi di tutto il mondo esercitassero con pi\u00f9 libert\u00e0 e responsabilit\u00e0 fraterne il dovere del dialogo e dessero la loro opinione pi\u00f9 liberamente su diversi argomenti, sicuramente, si romperebbero certi tab\u00f9, e la Chiesa potrebbe riprendere il dialogo con l\u2019umanit\u00e0, che il Papa Giovanni XXIII aveva iniziato e che Papa Francesco sta segnalando. L\u2019occasione, perci\u00f2, \u00e8 quella di assumere il Concilio Vaticano II attualizzato, superare una volta per tutte la tentazione della Cristianit\u00e0, vivere dentro una Chiesa plurale e povera, di aiuto per i poveri, una teologia di partecipazione, di liberazione, di diaconia, di profezia, di martirio\u2026Una Chiesa esplicitamente ecumenica, di fede e politica, di integrazione della Nostra America, rivendicando gli uguali diritti per le donne, superando le chiusure provenienti da una teologia sbagliata. Concluso il Concilio, alcuni vescovi \u2013 molti provenienti dal Brasile \u2013 celebrarono il patto delle Catacombe di Santa Domitilla. Approssimativamente 500 vescovi li seguirono in questo compromesso di radicale e profonda conversione personale. Fu cos\u00ec che si inaugur\u00f2 la recezione valente e profetica del Concilio. In questi giorni, molte persone, di diverse parti del mondo, stanno pensando a un nuovo Patto delle Catacombe. Per questo, desiderando contribuire alla riflessione ecclesiastica di essi, inviamo annesso il testo originale del Primo Patto. Il clericalismo denunciato dal Papa Francesco sta sequestrando la centralit\u00e0 del Popolo di Dio nella comprensione di una Chiesa i cui membri, nel battesimo, sono elevati alla dignit\u00e0 di \u201csacerdoti, profeti e re\u201d. Lo stesso clericalismo va escludendo il protagonismo ecclesiastico dei laici e delle laiche, facendo s\u00ec che il sacramento dell\u2019ordine si sovrapponga al sacramento del battesimo e alla radicale egualit\u00e0 in Cristo di tutti i battezzati e le battezzate. Inoltre, in un contesto mondiale nel quale la maggioranza dei cattolici si trova a sud (America Latina e Africa) \u00e8 importante dare altri volti alla Chiesa rispetto a quello attuale, espresso nella cultura occidentale. Nei nostri paesi, \u00e8 buona cosa avere la libert\u00e0 di \u201cdeoccidentalizzare\u201d il linguaggio della fede e della liturgia latina, non per creare una Chiesa differente, ma per arricchire la cattolicit\u00e0 ecclesiastica. E\u2019 in gioco il nostro dialogo con il mondo, alla fine. E\u2019 in questione qual \u00e8 l\u2019immagine di Dio che diamo nel mondo e della quale diamo testimonianza per il nostro modo di essere, per il linguaggio delle nostre celebrazioni e par la forma che prende la nostra pastorale. Questo punto \u00e8 quello che ci deve preoccupare di pi\u00f9 ed esigere la nostra attenzione. Nella Bibbia, per il popolo di Israele, \u201ctornare al primo amore\u201d, significava riprendere la mistica e la spiritualit\u00e0 dell\u2019Esodo. Per le nostre chiese dell\u2019America Latina, \u201ctornare al primo amore\u201d \u00e8 riprendere la mistica del Regno di Dio nel cammino insieme ai poveri e al servizio della loro liberazione. Nelle nostre diocesi, le pastorali sociali non possono essere mere appendici dell\u2019organizzazione ecclesiastica o espressioni minori della nostra diligenza pastorale. Al contrario, \u00e8 ci\u00f2 che ci costituisce come Chiesa, assemblea riunita dallo Spirito per dare testimonianza che il Regno sta venendo e che, di fatto, preghiamo e desideriamo: venga il tuo Regno! Questa ora \u00e8, senza dubbio, soprattutto per noi, i vescovi, con urgenza, l\u2019ora dell\u2019azione. Il Papa Francesco, dirigendosi ai giovani nella Giornata Mondiale e nel dargli appoggio nelle loro mobilitazioni, cos\u00ec si \u00e8 espresso: \u201cvoglio che la Chiesa scenda in strada\u201d. Questo \u00e8 un eco dell\u2019entusiastica parola dell\u2019apostolo Paolo ai Romani: \u201c\u00e8 ora di svegliarci, \u00e8 ora di vestire le armi della luce (13, 11). Sia questa la nostra mistica e nostro profondo amore. Abbracci, con fraterna amicizia.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><b>MANIFESTO DELLE CATACOMBE<\/b><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">NOI, VESCOVI riuniti nel Concilio Vaticano II, coscienti delle deficienze della nostra vita di povert\u00e0 come comanda il Vangelo; invitati gli uni dagli altri in una iniziativa nella quale ognuno di noi ha evitato la presunzione; uniti a tutti i nostri fratelli dell\u2019episcopato; contando soprattutto, con la grazia e la forza di nostro Signore Ges\u00f9 Cristo, con la preghiera dei fedeli e dei sacerdoti delle nostre rispettive diocesi; mettendoli con il pensiero e con la preghiera davanti alla Trinit\u00e0, alla Chiesa di Cristo e davanti i sacerdoti e i fedeli delle nostre diocesi, con umilt\u00e0 e con coscienza della nostra debolezza, ma comunque con tutta la determinazione e tutta la forza che Dio ci vuole dare come sua grazia, ci impegneremo a fare ci\u00f2 che segue:<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">1 \u2013 Ci guadagneremo da vivere nel modo ordinario della nostra popolazione in ci\u00f2 che riguarda la casa, il cibo, mezzi di locomozione, e a tutto ci\u00f2 che ne consegue. (Mt 5, 3, 6, 33s; 8 \u2013 20).<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">2 \u2013 Rinunceremo per sempre alla ricchezza, sia reale che apparente, specialmente nel vestire (vestiti costosi, colori sgargianti) e simboli di metallo prezioso a favore di altri segni pi\u00f9 evangelici.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">3 \u2013 Non possederemo beni mobili o immobili, non avremo conti in banca a nome proprio. Se fosse necessario possedere qualcosa, metteremo tutto a nome della diocesi, o delle opere sociali o di carit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">4 \u2013 Per quanto sia possibile affideremo la gestione finanziaria e materiale della nostra diocesi ad una commissione di laici competenti e coscienti del loro ruolo apostolico, per essere meno amministratori e pi\u00f9 pastori e apostoli.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">5 \u2013 Rinunceremo a farci chiamare con nomi e titoli che esprimano grandezza e potere (Eminenza, Eccellenza, Monsignore) sia verbalmente che per iscritto.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">6 \u2013 Nel nostro comportamento e relazioni sociali eviteremo tutto ci\u00f2 che possa sembrare concessione di privilegi, supremazia, o anche preferenza verso i ricchi e i possidenti (per esempio in banchetti offerti o accettati, in servizi religiosi).<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">7 \u2013 Allo stesso modo eviteremo di propiziare o adulare la vanit\u00e0 di chicchessia, ricompensare o sollecitare aiuto, o per qualsiasi altra ragione. Inviteremo i nostri fedeli a considerare i loro aiuti come una normale partecipazione al culto, nell\u2019apostolato e nell\u2019azione sociale.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">8 \u2013 Daremo tutto ci\u00f2 che sar\u00e0 necessario del nostro tempo, riflessione, cuore o mezzi al servizio apostolico e pastorale delle persone e dei gruppi lavorativi ed economicamente pi\u00f9 sfavoriti. Appoggeremo i laici, i religiosi, diaconi o sacerdoti che il Signore chiama ad evangelizzare i poveri e i lavoratori condividendo la loro vita e il lavoro.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">9 \u2013 Cercheremo di trasformare le opere di beneficienza in opere sociali basate sulla carit\u00e0 e sulla giustizia<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">10 \u2013 Lavoreremo perch\u00e9 i responsabili politici facciano leggi, strutture e istituzioni sociali che sono necessarie per la giustizia, l\u2019eguaglianza, e lo sviluppo armonico e totale dell\u2019uomo e di tutti gli uomini, e , cos\u00ec, per la venuta di un ordine sociale nuovo, degno degli uomini e dei figli di Dio.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">11 \u2013 Poich\u00e9 la funzione di vescovo incontra la sua piena realizzazione evangelica nel servizio alle persone in situazione di miseria fisica, culturale o morale, ci impegneremo a:<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">partecipare, a seconda delle nostre possibilit\u00e0, nei progetti urgenti degli episcopati delle nazioni povere;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">chiedere in maniera unanime agli organismi internazionali l\u2019attuazione di strutture economiche e culturali che non fabbrichino nazioni povere in un mondo sempre pi\u00f9 ricco, affinch\u00e9 permettano che la maggioranza povera esca dalla sua miseria.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">12 \u2013 Ci impegneremo a condividere la nostra vita, in carit\u00e0 pastorale, con i nostri fratelli in Cristo, sacerdoti, religiosi e laici, perch\u00e9 il nostro ministero costituisca un vero servizio.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">In questo modo:<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">Ci sforzeremo per \u201crivedere la nostra vita\u201d con essi;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">Cercheremo collaboratori per poter essere pi\u00f9 animatori secondo lo Spirito che comandanti nel mondo;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">Proveremo ad essere il pi\u00f9 umanamente possibile presenti, e ad accogliere;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">Ci mostreremo aperti a tutti, qualunque sia la religione.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">13 \u2013 Quando torneremo alle nostre diocesi porteremo a conoscenza queste risoluzioni ai nostri fedeli, chiedendogli che ci aiutino con la loro comprensione, collaborazione e le loro preghiere.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">Che Dio ci aiuti ad essere fedeli al Vangelo di Ges\u00f9.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">(Catacomba di Domitilla, Roma, 16 novembre 1965)<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">(<strong><a href=\"http:\/\/www.redescristianas.net\/2013\/08\/23\/carta-a-los-obispos-de-brasildom-jose-maria-pires-arzobispo-emerito-de-paraiba-dom-tomas-balduino-obispo-emerito-de-goias-dom-pedro-casaldaliga-obispo-emerito-de-sao-felix-do-araguaia\/\">Fonte: Rete Mondiale delle Comunit\u00e0 Ecclesiastiche<\/a><\/strong>)<\/p>\n<p class=\"bawpvc-ajax-counter\" data-id=\"10580\"> (286)<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_10580\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"10580\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 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