FEMMINICIDIO: PAUROSA VALANGA.

Secondo i dati delle Nazioni Unite (UN WOMEN) aggiornato alla fine del 2020, ogni giorno nel mondo 137 donne perdono la vita ad opera soprattutto di familiari o amici. Senza menzionare il fatto, secondo lo stesso studio, che “una su tre ha sperimentato qualche forma di abuso fisico o sessuale”. Il numero di donne colpite, offese o violentate è impressionante: “…una vigliaccheria e un degrado per tutta l’umanità. Per gli uomini e per tutta l’umanità” (papa Francesco). In Italia, secondo l’Istat, in media, viene terminata l’esistenza di 3 donne ogni settimana. 

Occorre intervenire senza alcun indugio, perché questa guerra nascosta tra le pareti domestiche, ma anche negli ambienti di lavoro, negli spazi sociali, semina vittime a non finire. La violenza sulle donne deve essere affrontato dal mondo politico, sociale, religioso e associazionistico, in maniera tale che gli inevitabili disaccordi e malumori in tutte le famiglie o altri contesti sociali non abbiano a sfociare nella violenza di genere. Prendano, cioè, una piega diversa da quella che comunemente sembra prevalere. 

Sono ben consapevole che gli interventi, sia dall’esterno come dall’interno, soprattutto a livello di ambiente familiare, esige un dosaggio illuminato e discreto di interventi a monte (scuola, dopo scuola, luoghi di ritrovo, sul lavoro…). Sembra strano che a volte la TV, dopo l’ennesimo caso, intervisti i vicini di casa, i quali si dichiarano meravigliati e sbigottiti per l’esito drammatico: “sentivamo i nostri vicini di casa o nell’appartamento adiacente al nostro che a volte gridavano e urlavano, ma non pensavamo mai che il tutto finisse così tragicamente…” E via di seguito.

Mi vengono in mente i volti e gli occhi assopiti dal sonno di molte infermiere mascherate nelle varie corsie degli ospedali. Durante la recente crisi del Covid, queste donne in tuta si son prodigate e hanno rischiato per salvare altre vite umane. Non sono io il primo a raccontare che la storia dell’umanità è sempre stata arricchita da donne modello. Ricordiamo Giovanna D’d’Arco, patrona della Francia, arsa viva sul rogo a 19 anni; Madre Teresa, premio Nobel per la pace nel 1979; Margaret Thatcher, la cosidetta “Lady di Ferro”, la prima donna a ricoprire la carica di Primo Ministro in Inghilterra (1979-1990); Malala Yousafzai, premio Nobel per la pace, che continua a battersi per il diritto all’istruzione; Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina, nominata senatrice a vita per i suoi meriti in campo scientifico.  Questa lista incompleta potrebbe essere arricchita a dismisura con altre personalità femminili, come Matilda di Canossa, Maria Montessori, Grazia Deledda e via di seguito.

Occorre un investimento massiccio in molti settori della vita privata e pubblica per avviare una diversa visione della vita in comune: una rinascita e ri-conversione, senza per nulla diminuire il ruolo maschile. E neppure quello femminile, insostituibile e così prezioso per l’umanità intera.

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