LA PACE: RISVOLTI OSCURI.

50 PREMI NOBEL hanno recentemente ribadito la loro posizione ed impegno per la pace, sottolineando ancora una volta che le enormi spese militari, affrontate da molti paesi tra cui il nostro, devono essere riviste e subire un rallentamento. A cosa servono le “buone” intenzioni e dichiarazioni tranquillizzanti se poi, nell’ordine dei fatti, si compete con accanito impegno nel commercio delle armi, pesanti e leggere? Queste non sono giocattoli, ma armi che sfidano non solo l’ideale della pace per tutti, ma mettono a repentaglio il diritto alla vita di tante persone, anche bambini. Secondo i PREMI NOBEL:

La spesa militare, a livello globale, è raddoppiata dal 2000 a oggi, arrivando vicino a duemila miliardi di dollari americani all’anno. E’ in aumento in tutte le zone del mondo. I singoli governi sono sotto pressione e incrementano la spesa militare per stare al passo con altri paesi. Questo meccanismo alimenta una corsa agli armamenti in crescita esponenziale. Certo tutte queste risorse potrebbero essere utilizzate per scopi pacifici. In passato, la corsa agli armamenti ha spesso condotto a un’unica conseguenza: lo scoppio di guerre sanguinose e devastanti.

Ma, come in tanti altri casi, anche per questo commercio pericoloso, a cosa servono solo parole e buone intenzioni? Quando nei convegni internazionali, tanti paesi parlano di pace e poi vendono le armi a paesi che sono o si apprestano ad andare in guerra? Non si tratta forse di una forma subdola di ipocrisia?

Oltre a procurare profitti a dismisura per produttori ed esportatori di armi letali in tutto il mondo, questa ipocrisia è foriera di danni ingenti all’interno di nuclei familiari, per non parlare del sovra-affollamento e riempimento di spazi piuttosto limitati, in tanti cimiteri. 

I vari premi Nobel si domandano, e a ragione, se sia proprio il caso di accettare le spese per la fabbrica e spaccio di armi per circa duemila miliardi di dollari all’anno. In questa febbricitante corsa alla produzione di ordigni bellici, l’Italia gioca un suo ruolo rilevante con una spesa annua di circa 30 miliardi. Non siamo in stato di guerra, ma cosa esportiamo in tanti paesi, dove molte popolazioni fanno fatica a vivere una esistenza decente per mancanza di cibo, acqua potabile, vettovaglie e cure mediche?

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