Cari fratelli e sorelle

Vi ringrazio di cuore per le espressioni di apprezzamento e di comunione che mi confermano che siete con me per continuare questa missione in cui oggi compio 53 anni: essere prete senza essere clericale, cioè senza fare dell’ordinazione una carta di orgoglio personale. Rinnovo con Dio e con voi l’impegno a non porsi mai come autorità ecclesiastica o come “persona sacra” più di ogni altro essere umano.Nell’omelia della Messa di ordinazione, Dom Helder Camara ha detto di avermi ordinato sacerdote perché, con il mio modo di essere sacerdote, aiutassi tutti i battezzati a vivere il sacerdozio fondamentale che il battesimo conferisce a tutti noi. Ho cercato di vivere questa missione, anche in una Chiesa che si ostina ad andare nella direzione opposta.  Cerco di collocarmi in questo mondo laico e plurale, come monaco e presbitero, seguendo Gesù che si è sempre assunto come laico e itinerante.  Forse la sfida più grande di questi giorni è liberare Gesù e il Vangelo dalle gabbie della religione idolatra e assassina che usa Dio per legittimare, come dice Papa Francesco, “un sistema che uccide”.In questa elezione brasiliana, e soprattutto dopo, profetizziamo, come Gesù, la distruzione dei templi della religione autoreferenziale e viviamo la profezia dell’amore nella difesa rivoluzionaria della Vita per tutti, in comunione con l’universo. Grazie e abbraccio dal fratello Marcelo Barros.—————————————————–Intervista di Claudia Fanti sul Manifesto

1 – In tutta la campagna elettorale il fattore religioso è sembrato di fondamentale importanza, e ancor più in quella per il secondo turno. Come lo spieghi?

In Brasile, in queste elezioni, si sta approfondendo in modo più aperto ciò che è sempre persistito nel corso della nostra storia: il carattere colonialista delle Chiese tradizionali e il loro attaccamento ossessivo ai sistemi autoritari e imperiali.

Ai tempi della conquista, la Chiesa cattolica arrivò in Brasile a braccetto con i colonizzatori, nelle cui fattorie manteneva cappellani che legittimavano religiosamente la schiavitù di neri e indios.

Nei tempi della colonia, con pochissime eccezioni, i sacerdoti e i vescovi hanno sempre sostenuto i re del Portogallo. Nei primi decenni del XIX secolo, quando quasi tutti i Paesi del continente erano indipendenti, il Papa scriveva ancora bolle che obbligavano i cattolici latinoamericani a sottomettersi ai re di Spagna e Portogallo.

   Nel XIX secolo, la Chiesa cattolica rimase la religione dell’Impero brasiliano. Nella seconda metà del XIX secolo, le chiese evangeliche arrivarono dal sud degli Stati Uniti. Hanno portato con sé una cultura tipica del Sud: razzista, schiavista e favorevole alla supremazia bianca con un profilo protestante.

    Fino alla metà del XX secolo in Brasile era normale che i vescovi cattolici nominassero i candidati per i quali il popolo poteva votare e la Lega Elettorale Cattolica (LEC) diceva per chi i cattolici non potevano votare.

Già nella decada de 1960, quando diversi dei nostri paesi sono caduti in dittature militari, in tutti, la maggioranza delle autorità ecclesiastiche hanno appoggiato i militari contro il fantasma del Comunismo. Ai nostri giorni, non pochi sacerdoti e pastori usano gli stessi argomenti per sostenere Bolsonaro. Niente di nuovo sotto il sole.

Con il rinnovamento del Concilio Vaticano II e in America Latina con la proposta delle comunità ecclesiali di base e della Teologia della Liberazione, è stato proposto un altro modello di Chiesa e un altro concetto di missione. Tuttavia, sotto i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, la maggior parte dei vescovi da loro nominati e il rapporto politico che hanno avuto con i governi della dittatura e dell’élite hanno provocato quello che stiamo vivendo ora.

    In queste elezioni in Brasile si vedono i frutti di ciò che il Vaticano, cosi come i vescovi e sacerdoti ad esso legati hanno seminato. È una lotta religiosa per ristabilire in Brasile un nuovo regime di cristianità. L’unica novità è la gara a chi riesce ad attuarla per primo: se i cattolici o gli evangelici pentecostali che sono aumentati di numero, hanno acquisito maggiore visibilità e sognano un Brasile pentecostale. Bolsonaro è solo uno strumento nella lotta per questo ideale.

Attualmente, tra i dieci brasiliani più ricchi del mondo ci sono due pastori pentecostali: Edir Macedo, vescovo-proprietario della Chiesa Universale del Regno di Dio e Silas Malafaia, proprietario di una delle grandi catene dell’Assemblea di Dio. Ma tra i tanti ricchi ci sono anche alcuni sacerdoti cantori che si fanno pagare più di centomila reais per ogni esibizione. Per chi voterebbero questi signori?

Inoltre: l’unica cosa che conta per loro è se il candidato sarà di beneficio alla Chiesa e se sosterrà i programmi di quella Chiesa. Il resto non ha importanza.

2 – Di fronte alle fake news, Lula si è addirittura sentito indotto a scrivere una lettera al popolo evangelico per garantire il suo pieno rispetto per tutte le religioni. Servirà a qualcosa?

Soltanto dopo la votazione di di questo secondo turno in questa  domenica, potremo saperlo. All’interno di molte comunità evangeliche e pentecostali, l’atmosfera è così tesa e sono tante le pressioni, che molte persone che pensano di votare per Lula preferiscono non dirlo. Sono voti silenziosi, quasi clandestini.

Anche in non poche parrocchie e gruppi cattolici si sono verificati attacchi a sacerdoti e persino a vescovi che parlano di Democrazia e cercano di proporre un voto più critico (non si parla nemmeno di indicare il candidato).

 Probabilmente la lettera di Lula agli evangelici non cambierà il voto di chi è già convinto che Bolsonaro sia il candidato di Dio. Tuttavia può avere una certa efficacia tra gli indecisi, che sono ancora molti.

 La lettera presenta due aspetti:

 il primo mira a eliminare la falsa notizia che un eventuale governo Lula chiuderebbe le Chiese. È facile dimostrare che si tratta di una fake news.

  L’altro contenuto della lettera è quello di dire che il Brasile è un Paese laico e plurale e che il governo deve rispettarlo. I fondamentalisti, sia cristiani che musulmani, non vogliono né laicità né pluralismo. Si sentono il popolo eletto con il diritto di imporre la loro religione e cultura… nel nome di Gesù Cristo.

3 – Ad Aparecida, il santuario della Patrona del Brasile, i bolsonaristi hanno creato incidenti e attaccato l’arcivescovo. Vescovi e preti sono vittime di aggressioni sulle reti sociali. Viceversa, vari leader religiosi di diverse tradizioni hanno lanciato un appello in difesa della coesistenza armoniosa tra tutte le religioni. Qual è in Brasile lo stato del pluralismo religioso?

   I bolsonaristi che hanno creato incidenti ad Aparecida e che sulle reti attaccano sacerdoti e vescovi non sono evangelici o pentecostali. Sono cattolici. Negli ultimi anni in Brasile si sono rafforzati gruppi come il Centro Don Bosco e altri che quotidianamente attaccano qualsiasi persona o iniziativa più aperta o legata a Papa Francesco, alla CNBB e alle pastorali sociali. L’anno scorso hanno condotto una sporca campagna contro la Campagna di Fraternità Ecumenica.

Il clero e la gerarchia cattolica non sono preparati ad affrontare questo dissenso. Spesso, rispondendo a questi attacchi, essi danno fiato agli avversari perché si pongono sullo stesso piano del dogmatismo, dell’intolleranza religiosa, e rivelano anche di avere una visione della cristianità meno chiusa e meno odiosa, ma ugualmente autoritaria e centrata sul potere. Questo tipo di argomentazione: “Chi critica il Papa dovrebbe lasciare la Chiesa” o “Se non accetti il Vaticano II, non sei un cattolico” mi sembra un colpo al piede. È come se, combattendo contro l’avversario, si scoprisse improvvisamente di avere la stessa pelle?

Il pluralismo culturale e religioso è qualcosa di sconosciuto sia ai bolsonaristi che a molti dei nostri…. Molti gruppi rimangono ancora nella confessionalità non plurale: sono “cattolici PT” o “evangelici progressisti”. In Brasile, quasi ogni giorno viene attaccata qualche comunità religiosa afro-discendente o qualche tempio del Candomblé o dell’Umbanda. Coloro che lo fanno non sono atei o comunisti. Sono cristiani che praticano il razzismo religioso e nel nome di Gesù. Sono ancora pochi i cristiani (sacerdoti o pastori) che si preoccupano di questo.  

4 – Nel 2018 oltre il 70% degli evangelici ha votato per Bolsonaro. È cambiato qualcosa all’interno di questo mondo, che peraltro si appresta a diventare maggioritario?

  Come ho chiarito in precedenza, lo sapremo solo con il risultato del secondo turno elettorale. L’impressione attuale è che non ci siano stati cambiamenti significativi, anche se esiste una militanza evangelica progressista che sta svolgendo un’importante missione di chiarificazione e liberazione.

Anche vale la pena chiarire È bene chiarire che la stampa denomina come “evangelici” le Chiese pentecostali e quelle del pentecostalismo autonomo o neo-pentecostali. Come ho già spiegato, il flirt con la destra autoritaria è un’eredità del Cristianesimo cattolico. Non seguo i dati della ricerca elettorale, ma credo che la maggior parte del 70% dei voti per Bolsonaro provenga dalle Chiese pentecostali e neo pentecostali e non tanto dal protestantesimo storico.

Un’osservazione importante a questo proposito è che il fenomeno pentecostale è caratterizzato dal fatto che tutti i fedeli ricevono direttamente l’illuminazione dello Spirito. Non dipendono da una gerarchia. Purtroppo, però, in un processo elettorale come questo, le comunità pentecostali assomigliano alla vecchia Chiesa cattolica in cui vescovi e sacerdoti imponevano chi votare e chi non votare. Un’eredità sfortunata.

5 – Tra i cattolici, invece, ben la metà ha votato 4 anni fa per Bolsonaro. E poco meno del 40% voterà di nuovo per lui. Come è possibile che ciò avvenga in un paese in cui la teologia della liberazione e le Cebs hanno avuto tanta importanza? E tanto più considerando i buoni rapporti tra Lula e papa Francesco?

In Brasile, la demolizione perpetrata sotto l’ispirazione di Papa Giovanni Paolo II e del Vaticano a partire dall’inizio degli anni ’80, la sostituzione dei pastori aperti con vescovi chiaramente contrari alle Ceb e alla pastorale sociale è stata molto intensa.

In tutta l’America Latina, la Teologia della Liberazione e le Cebs hanno cercato di inserirsi nella Chiesa così com’era, diventando così dipendenti dai cambiamenti nella gerarchia ecclesiastica.

Per alcuni anni si diceva che, mentre in Europa le Comunità di Base e altri movimenti di base sembravano critici nei confronti della gerarchia, in America Latina le Cebs e la Teologia della Liberazione lottavano contro il sistema sociale e politico, ma non contro la gerarchia. Questo si spiega con il fatto che avevamo vescovi che erano profeti delle comunità. Quando questi hanno mancato, le comunità furono semplicemente ignorate o addirittura combattute. E non erano sufficientemente educati alla trasgressione evangelica. In molte diocesi hanno resistito profeticamente, ma in termini di teologia ancora manca approfondire la superazione dalle strutture della vecchia Cristianità.

In questa struttura di Cristianità, non è possibile vivere la fede come spiritualità di liberazione. Il sistema ecclesiastico può anche accettare strategicamente i Cebs e i TL, ma la sua costituzione di base è conservatrice e autoritaria.

La sinodalità che Papa Francesco ora propone si adatta bene ai ministeri e li rispetta, ma non può essere vissuta in modo profondo a partir della struttura gerarchica. Per principio, la gerarchia è potere sacro e modello piramidale e la sinodalità è circolarità. Non esiste cerchio quadrato o piramidale.

Questo spiega perché oggi in Brasile ci sono sacerdoti e vescovi che fanno pubblicità a Bolsonaro contro il comunismo e ci sono sacerdoti che negano la comunione a un fedele che viene a ricevere la comunione e, per caso, ha sulla camicia, una spilla rossa del PT.

5 – Il fattore ambientale, di fronte allo scempio provocato da Bolsonaro, quanto incide realmente sul voto?

In queste elezioni, il problema ecologico pesa come fattore elettorale per una piccola minoranza di brasiliani. La stragrande maggioranza delle persone non si è ancora resa conto di questo problema. In Brasile, non so quanti sacerdoti e persino vescovi abbiano letto o preso sul serio la Laudato Si’. Molte diocesi organizzano la Pastorale ambientale, ma questa rimane del tutto marginale rispetto alla pastorale diocesana nel suo complesso. L’immensa popolazione povera ha scarso accesso alla discussione dei problemi ambientali… E i grandi mezzi di comunicazione non aiutano.

6 – Se Lula vincerà, troverà un paese fortemente polarizzato. Sarà costretto a spostarsi al centro?

A partire del momento nel quale Lula ha dichiarato la sua candidatura a queste elezioni, ha assunto una posizione che si potrebbe definire di centro. Nella sua campagna elettorale unisce dieci partiti, di cui solo due non sono chiaramente di destra.

  La posizione politica di Lula è sempre stata quella che possiamo definire come Neosviluppo. Tuttavia, spesso l’élite brasiliana e la stampa lo costringono a fare qualche dichiarazione critica nei confronti del bolivarianismo e del presidente Hugo Chávez, oltre che, naturalmente, di Cuba e del governo cubano. Nell’ultimo dibattito televisivo, Bolsonaro ha accusato Lula di essere amico di comunisti e dittatori e ha citato i presidenti di Colombia, Argentina e Cile. È probabile che l’attuale governo Lula, formato da ministri di vari partiti, abbia difficoltà ad allinearsi a una politica di sostegno agli organismi latinoamericani come la CELAC (Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi è un blocco intergovernativo regionale composto da 33 Paesi. È stato creato nel febbraio  di 2010), UNASUL (Unione di Nazioni Sulamericane) e altri.

               Per la popolazione più povera che vive ogni giorno la lotta per la sopravvivenza, non è facile dimostrare che votare per questo o quello candidato farà qualche differenza. La moltitudine di persone in situazioni di fame, gettate sui marciapiedi delle città o che vivono come schiavi nelle campagne sono ancora al di sotto delle discussioni politiche. La maggior parte di loro non vota nemmeno. Non sono cittadini. 

                 Il Brasile che Lula troverà oggi come presidente è più conservatore, più diseguale, più elitario e più diviso di quello che ha trovato quando, per la prima volta, è diventato presidente nel gennaio 2003.

              Speriamo che Lula vinca, ottenga un mandato che gli permetta di revocare i decreti e le misure che i governi di Temer e Bolsonaro hanno preso contro i lavoratori, contro i pensionati, e avvii la discussione di una riforma politica che ci permetta di discutere di un nuovo patto sociale e ci porti progressivamente alla discussione futura di una nuova Costituzione.

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