GUERRE e PREVARICAZIONI: SENZA FINE?

La parola guerra non è affatto uscita dal vocabolario e dalle conversazioni quotidiane, condivise da tutte le etnie e nazionalità. Ieri come oggi, questa parola è stata sovente percepita come una fonte inesauribile di guai e complicazioni, anche se ora vengono usati strumenti nuovi, come nel caso delle guerre stellari, condotte con mezzi super-sofisticati dalle nazioni che (responsabilmente?!) decidono di investire e spendere per tali ordigni somme inimmaginabili. Per poi, da parte delle stesse nazioni, contare anche i centesimi per i fondi stanziati con l’intento di porre fine (così si dice) alla cosiddetta guerra contro le varie povertà che gente come noi, troppa gente, vive sulla propria pelle: una “guerra” senza tregua e, secondo il mio parere personale, condita di ottime dichiarazioni ma con risultati, se non proprio deludenti, certo inferiori alle solite previsioni iniziali. 

Il titolo della presente riflessione allude ad una discussione fra amici avuta in merito alle dichiarazioni di leader politici sulla guerra nell’est dell’Ucraina. Sembra che le braci sotto la cenere fumigante da vari anni siano venute allo scoperto e abbiano indotto varie fazioni (filo-ucraine o filo-russe) a ri-utilizzare strategie bellicose mai archiviate del tutto. E questo, a dispetto delle tantissime prese di posizione espresse: dichiarazioni che hanno immancabilmente evidenziato il valore della pace tra diverse nazioni più o meno confinanti, e, a maggior ragione, all’interno della propria nazione, anche quando dentro i suoi confini, circolano persone con eredità culturali, politiche o razziali diverse. 

Durante la conversazione animata e a volte rissosa, non era affatto difficile quasi immaginare il luccichio di armi invisibili. E anche quando si parlava di pace, affiorava quasi sempre la consapevolezza che tale valore, durante la millenaria storia umana, era stato continuamente offuscato da bellicosità a non finire, rinforzando la convinzione, propria ed altrui, che tale valore era stato purtroppo estromesso dall’esperienza di tante persone. Senza menzionare altri luccichii in casa nostra, come nel caso di guerriglie, sopraffazioni, soprusi che continuano a distanza di decenni. Alludo alle varie mafie che si nutrono di risentimenti atavici, ingranditi o semi-inventati e perseguono scopi ignobili con un unico riconoscibile risultato: la sopraffazione di popolazioni impreparate a tali duelli e l’inquinamento di sistemi economici e relazionali.

Per veramente costruire la pace, occorre una cospicua dose di fiducia nella capacità umana, nessuno escluso, di realizzare tale sogno. Per il mondo di oggi, mai completamente sazio di potere e di varie sopraffazioni commerciali, economiche e politiche, azzarderei a ripetere quello che Martin Luther King, alla presenza di varie centinaia di migliaia di suoi seguaci a Washington (1963) proclamò senza esitazione: “I have a dream… Io nutro un sogno”. E nulla e nessuno indusse Martin Luther King a desistere dal suo sogno profetico: bando alle discriminazioni di ogni genere per costruire insieme una società più fraterna e condivisibile.

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