Bintou visita il regno di Osupà.

Questa storia inizia una notte al chiaro di Luna, una di quelle notti in cui la Luna è così grande da fare invidia al Sole. A Bintou soo sempre piaciute le notti, anche se non le è permesso di stare fuori per molto tempo. La nostra piccola amica ha passato ore a sognare con la Luna dalla piccola finestra della sua stanza. La Luna, nella tradizione del popolo di Bintou, così come il Sole, le cascate, le piante, è una divinità, conosciuta come Osupà, la signora delle notti. Bintou ha sentito che anche quando non è in cielo, la Luna esiste. E che è responsabile del raccolto, e segna le stagioni. Sapeva che la Luna così come il Sole erano osservati quotidianamente dai saggi del villaggio, che ne ottengono strategie per migliorare le condizioni di vita del suo popolo.

Tuttavia, per lei la Luna era un amuleto di quelli che aspettiamo di vedere e sogniamo di toccare, e quella notte Osupà era così grande che sembrava fare il bagno nelle acque del grande fiume. Ha sempre fantasticato che la Luna visitasse Oxùm quando era così grande, e che ballassero in riva al fiume tutta la notte aspettando il Sole. Vero o no, questa era una delle fantasie che alla nostra piccola amica piaceva di più.

Ci credeva così tanto in questa storia che, quella notte, decise di andare sulla riva del fiume per scorgere con i suoi occhi quella danza. In attesa che tutti si coricassero, la nostra amica ha ascoltato dalla stanza le conversazioni di sua nonna e di sua madre, che organizzavano ogni anno, durante la Luna piena, il rituale per ringraziare dell’abbondanza.

Abbondanza è molto più che cibo abbondante, perché è abbondanza quella di idee, di bambini concepiti e nati, di caccia fruttuosa, dell’armonia del villaggio. La Luna piena era un momento per ringraziare, la Luna crescente per chiedere e quella calante per prendersi cura di tutto ciò che era brutto, in modo che facesse la stessa strada della Luna che stava scomparendo, fino a quando non guadagnava la forza di riemergere di nuovo. Mentre mamma e nonna parlavano, Bintou pensava a come sarebbe stato incontrare mamma Oxùm  e Osupà, ballando insieme. E vale la pena ricordare che, nella testa della nostra amica, la Luna era una donna con i capelli a volte dorati e a volte argentati. Si può chiedere tutto alla Luna, pensava, e lei esaudisce i desideri di chi si merita che diventino realtà. Questa idea nasceva perché lei sentiva sempre gli anziani dire “fallo nella forza della Luna”, vai a piantare nella forza della Luna, un diluvio è successo nella forza della Luna, e così via. Qualcuno con tali dimensioni, potere e dominio può essere solo una donna, pensò: chi sarebbe in grado di spostare così tanti elementi se non fosse una donna?

 Ha aspettato che tutti dormissero, così, quasi nel cuore della notte, non si udì altro che il vento tra gli alberi del villaggio, ed è stato allora che lei si è alzata. Prese la piccola lampada che aveva lasciata preparata sotto il letto e aprì leggermente la porta della sua stanza, seguita dalla sua scimmietta. Quando uscì si imbatté in una notte che assomigliava al giorno, sembrava che la Luna fosse cresciuta ancora di più, ai suoi occhi Osupà sembrava pulsare nei colori giallo e argento. Dopo alcuni secondi di contemplazione, si diresse verso la Luna e, andando sempre verso il fiume, portando la lampada spenta, giocò con la sua ombra. Con la scimmietta sulle spalle fece l’ultimo passo verso le rive del fiume e, quando arrivò, rimase stupita nel vedere che Osupà era proprio dentro il fiume. L’incontro tra le divinità era così bello, aveva tanta luce e i fiori sulla riva del fiume emanavano un odore di rugiada e lavanda. Bintou e la sua scimmietta erano paralizzate da tanta bellezza. Dopo un po’ pensò: ‘ ma dove sono? Stanno ballando in fondo al fiume? Non sento i tamburi’.

Tutto ciò che sentì fu la mitezza delle acque che scendevano con calma dopo la piccola cascata dove Osupà sembrava bere. Bintou si sedette e aspettò così a lungo che si addormentò. Pochi minuti dopo fu sorpresa da un tocco morbido sul viso come gocce di pioggia, quando aprì gli occhi, notò un girotondo con diversi bambini e una donna, ma non era mamma Oxùm. Con un sorriso la donna la raggiunse e lei fu portata dai bambini al centro di un cerchio e lì suonarono e ballarono al suono di un tamburo che veniva dal fondo del fiume. Lei non disse una parola, ballò e sorrise, era felice. Quando la musica si fermò, si sedette nel girotondo e proprio lì si addormentò, e si svegliò nella sua stanza. Non ricordava come ci era arrivata, ma ricordava gli odori, i suoni, e il sorriso di quella donna. La nostra piccola amica raccontò a sua nonna cosa era successo e lei, sorridendo, le disse che “fu la forza della Luna”.

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