L’arte della magia

C’era una volta un ragazzo che, a furia di sentir parlare dell’arte della magia, la voleva imparare. Però, quando chiedeva in giro per trovare chi gliela insegnasse, tutti gli rispondevano che non la conoscevano e non volevano saperne un bel niente. Allora il ragazzo se ne andò nel bosco, solo soletto, e cominciò a gridare: – Chi vuole insegnarmi la magia? -. E l’eco ripeteva: Magia! Magia!

Dopo un po’ da un cespuglio uscì una donnetta piccola così, vecchia vecchia e senza denti, con gli occhi rossi. aveva la schiena curva e lunghi capelli bianchi mossi dal vento. Con voce lugubre disse al ragazzo: – Seguimi! – e intanto gli faceva segno d’andarle dietro.

Lei sì, poteva insegnargli la magia! Il ragazzo la seguì e ben presto penetrarono nel folto del bosco dove, in mezzo ad una palude, c’era una capanna cadente, dall’aspetto sinistro. Le pareti erano di fango, coperte d’erba; il tetto era fatto di canne. Nella capanna c’era una graziosa fanciulla di nome Lisa, ma la vecchia non spiegò chi fosse e che mai facesse là. C’erano anche tre grossi rospi, e sul camino una caldaia bolliva e ribolliva, piena di una strana pappa nera nera, con dentro certi ossicini bianchi bianchi. La vecchia mise un rospo di sentinella davanti alla porta; al secondo ordinò di preparare il letto per il ragazzo, e il terzo lo mise sul tavolo a far da lume. La povera bestia cercava di fare il meglio che poteva, ma riusciva solo a spandere un debole chiarore, simile a quello delle lucciole. La vecchia e Lisa cenarono, ma il ragazzo disse di non aver fame e volle andare a letto. Gli indicarono un pagliericcio in un angolo e subito si addormentò, pensando con gioia che il giorno dopo avrebbe avuto la sua prima lezione: e magari la sua maestra sarebbe stata proprio la piccola e graziosa Lisa! Intanto la vecchia mormorava alla ragazza: – Ne abbiamo preso un altro! Chissà che squisitezza, cucinato allo spiedo con pepe e lardo! Domattina svegliami presto, lo uccideremo. Dopo un po’ anche la vecchia andò a dormire, ma Lisa rimase sveglia perché le dispiaceva che quel bel ragazzo finisse arrosto. Andò a guardarlo mentre dormiva e vide che aveva due belle guance rosa e lunghi riccioli biondi; gli occhi erano chiusi, ma lei ricordava benissimo che avevano il colore del cielo. Si vergognò di se stessa, perché ormai da tanti anni era la serva della vecchia strega che l’aveva rapita quando era piccola e portata nella foresta, insegnandole l’arte magica. Perciò Lisa sapeva come si fa a volare con la rapidità di una freccia, come si diventa invisibili, come ci si trasforma in animali… alla fine la fanciulla, commossa e pentita, decise di salvare quel bel ragazzino e lo svegliò piano piano. – Alzati mio caro e vieni con me! Se resti qui morirai! – Ma voglio imparare l’arte magica! – disse il ragazzo, che si chiamava Federico. – Meglio che non la impari, ma se proprio ci tieni, avrai tempo per farlo. Adesso però fuggi, e se vuoi verrò con te. – Si forse è meglio, – disse Federico. –Dopotutto non ho una gran voglia di rimanere qui, con quella vecchia orrenda e i suoi orribili rospi. – Allora andiamo! – disse la ragazza, e aprì l’uscio piano piano per non svegliare la vecchia. Ma era notte fonda, e quella dormiva. Lisetta e Federico uscirono di casa e la fanciulla, prima di allontanarsi di corsa col ragazzo, sputò sulla soglia. Il rumore della porta che si chiudeva svegliò la vecchiaccia che si mise a strillare: – In piedi, Lisa! E’ l’alba! Lo sputo sulla soglia rispose al posto suo: – Sono già alzata. Dormi ancora, devo spazzare il pavimento e accendere il fuoco. La vecchia si girò dall’altra parte e si riaddormentò. Quando si svegliò di nuovo si mise a strillare: – E’ acceso il fuoco Lisetta? E lo sputo rispose: – la legna è bagnata e non s’accende. Riposa ancora, finché il fuoco divamperà. La strega rimase a letto, e intanto i due ragazzi correvano sempre più lontano. Di lì a poco, però, sorse il sole, e la vecchia, balzando giù dal letto, si mise a gridare: – Maledetta! Il sole è alto e tu non mi hai svegliata! Dove sei? Nessuno le rispose, perché il sole aveva asciugato lo sputo: così lei capì che i due ragazzi erano fuggiti. Furiosa prese il manico della scopa, lo batté contro l’uscio e la casa sparì. Poi si mise a pestare una vescica, e più pestava e più quella faceva fumo. Allora sedette sul manico della scopa e volò via, in tutto simile a una nuvola. Dall’alto poté vedere i due ragazzi che fuggivano, e li inseguì con la rapidità del vento. Ma Lisa, che era esperta di magia quanto la vecchia, si accorse della nube che si avvicinava sempre di più e disse: – Vedi quella nuvola? E’ la strega che ci viene dietro. Noi due siamo stanchi e non ce la facciamo più a correre, temo che ci raggiungerà. Vediamo un po’ se riesco ad ingannarla. Io mi trasformerò in un albero di susine, e tu sarai uno dei miei frutti -. E Lisetta diventò un bell’albero di susine selvatiche, carico di frutti: quello sul ramo più alto era Federico. La vecchia, che l’inseguiva a folle velocità, a un certo punto ebbe sete, e vedendo quell’albero carico di frutta pensò: – Fa troppo caldo. Mi riposerò all’ombra e mangerò qualche susina -. A poco a poco le mangiò tutte, tranne l’ultima, che era poi Federico. La strega se ne era accorta e tentava di coglierla, ma il susino allungò i rami a dismisura. Allora la strega cominciò a batterli con una lunga canna, e tanto fece che la susina-Federico cadde a terra. ma Lisetta si trasformò in un laghetto, e cambiò Federico in un’anatra. La strega gettò in aria una pantofola, e quella diventò un enorme uccello rapace che piombò sull’anatra; ma questa si tuffò sott’acqua e il suo nemico volle inseguirla: solo che un’ondata l’annegò, mentre l’anatra tornava a galla tranquillamente. Al colmo della rabbia, la strega gettò nell’acqua l’altra pantofola trasformandola in coccodrillo. Questo cercò di afferrare l’anatra e spalancò la bocca che si riempì d’acqua: subito il liquido si mutò in pietra e il coccodrillo morì soffocato. Allora la strega decise di bere tutta l’acqua del lago, per acchiappare finalmente l’anatra; ma al primo sorso l’acqua si mutò in fuoco e la brutta vecchia scoppiò. Finalmente l’anatra tornò ad essere Federico, e il Lago Lisetta: la strega era morta, e a loro non restava che vivere per sempre felici e contenti.

(fiaba popolare tedesca)

(16)

 56 total views,  1 views today

Lascia un commento