PANDEMIA: QUALE?

E’ una parola che affiora di frequente in tutto il mondo, alle prese con un virus che scavalca frontiere e sbarramenti umani con indescrivibile facilità. E obbligando vari governi, come quello italiano, a correre ai ripari, cercando finanziamenti di tutto rilievo. Nel frattempo un’altra pandemia è stata tenuta sotto silenzio: la produzione e il commercio di armi più o meno sofisticate non si è fermato: in molti nazioni si continua a combattere e a morire. Lo scorso Aprile, il segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Gutierres, aveva chiesto il “cessate il fuoco” ai tanti governi coinvolti, in modo tale da consentire ad organizzazioni umanitarie di portare e prestare soccorso alle persone bisognose di assistenza medica, anche per il diffondersi del Corona Virus. Non tutti i governi hanno risposto favorevolmente all’ invito del segretario generale delle Nazioni Unite.

Anche le tregue firmate con tanto di protocollo e fanfare pubblicitarie sono state in seguito dimenticate. In territori come lo Yemen, Gaza, Colombia, Afghanistan, Sud Sudan e altri, l’attività di gruppi militari armati va di pari passo con la quasi assoluta mancanza di assistenza sanitaria o dispositivi di protezione. La OXFAM calcola che, a livello globale, più di un miliardo di persone (anziani, donne e bambini) sono stremate da violenze, conflitti e carestie, con i pochi ospedali ridotti a macerie o con personale e servizi ridotti, senza servizi igienico-sanitari sufficienti, anche in accampamenti, organizzati dall’ ONU, privi di spazi adeguati per mantenere il distanziamento necessario, in caso di contagio.

In Italia, durante il lockdown, gran parte delle fabbriche e sistemi produttivi han chiuso i loro battenti, ma non le aziende che producono armi. In Italia gli interessi dell’industria bellica son prevalse anche durante una emergenza luttuosa. Ad onor del vero, occorre aggiungere che è stata inoltrata una richiesta atta a ridefinire i parametri della spesa pubblica: in particolare la sospensione per un anno del programma di acquisto dei cacciabombardieri F35 e di altre spese militari. Se si proseguisse su questa strada, si potrebbe dare ossigeno ad altre priorità, come, per es., reperire i fondi per sostenere o perfezionare un definanziato sistema sanitario.

Fanno riflettere le informazioni del rapporto annuale dello Stockholm International Peace Research Institute: durante il 2019 sono stati spesi 1.917 miliardi dollari per le armi in tutto il mondo. Nello stesso anno il bilancio dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità è poco sopra i due miliardi. In seguito al diffondersi della pandemia, son diventati più numerosi gli appelli accorati perché tutti concorrino a rinnovare i loro sforzi per costruire un mondo in cui la tutela della vita e dei diritti fondamentali siano condivisi da tutti e ovunque. E’ un ottimo desiderio. Ma credibile, appunto perché sostenuto da iniziative concrete?

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