Martiri Ecologici

Sono stato abituato, con il passare degli anni, a pensare e, a volte, anche leggere la testimonianza sofferta di numerosi martiri: adulti in genere, ma anche giovani che hanno affrontato la morte per la fede cristiana, o per cause nobili come la libertà di pensiero e di azione all’ interno di sistemi politici dittatoriali o comunque intolleranti verso la diversità di pensiero, di azione e di religione. Durante gli ultimi anni, sulla scena mondiale, si sono aggiunti anche i cosiddetti martiri ecologici, cioè di coloro che si sono battuti per la salvaguardia del creato, opponendosi allo sfruttamento senza limiti o a distruzioni ingiustificate. E ci hanno lasciato la pelle!
Il primo esempio è quello di Ken Saro-Wiwa (1941-1995): in Nigeria, si oppone all’estrazione (Shell) di petrolio, causando un enorme degrado ambientale della terra e delle acque. Processato da un tribunale militare, viene impiccato.
In Brasile, la suora americana Dorothy Stang (1931-2005) si batte per la salvaguardia del creato. Riceve minacce da parte di imprese che disboscavano a mano libera e viene assassinata nel 2005. Così pure, per la loro opposizione alla deforestazione dell’ Amazzonia, José Claudio Ribeira da Silva e sua moglie sono uccisi in una imboscata nella città di Nova Ipixuna nel 2011.
In Cambogia, Chut Wutty (1972-2012) fonda una organizzazione per la protezione delle risorse naturali del paese. Critica apertamente multinazionali: queste, con l’ appoggio del governo militare, spogliano foreste intere. Muore il 26 Aprile del 2012, sotto il fuoco incrociato di militari, mentre accompagnava due giornaliste a visitare una di queste foreste.
In Honduras Berta Caceres (1973-2016) vince il prestigioso premio Goldman per la sua difesa di acqua dolce che scorre nel fiume Gualcarque, minacciato dalla costruzione di una diga. Interrompendo la distribuzione alle numerose coltivazioni, questa avrebbe avuto gravi conseguenze per i terreni agricoli e numerosi agricoltori. Nell’ ottobre del 2015 inizia la costruzione della diga e il 2 marzo del 2016 Berta viene raggiunta da colpi di arma da fuoco.
L’ associazione Global Witness elenca 448 ambientalisti uccisi solo in Brasile fra il 2002 e il 2013. Nel 2014, il Collaborative Partnership on Forests che raduna una ventina di organizzazioni, conferisce un riconoscimento postumo a Chut Wutty e a tutti coloro che si battono per la protezione delle foreste e popolazioni indigene.
Emblematico il caso di una quattordicenne, Heng Chanta, in Cambogia che viene uccisa dalla polizia perché si opponeva alla distruzione del villaggio per avviare una piantagione di alberi da gomma.
I saggi e gli scritti sulla salvaguardia e protezione dell’ambiente si sono moltiplicati durante gli ultimi anni. Anche se, come abbiamo appena visto, non mancano coloro che cadono sotto la mannaia di istituzioni governative e multinazionali che coltivano la mentalità del grilletto facile, quando i loro interessi finanziari corrono il rischio di fastidiose (secondo loro!) opposizioni. Anche mantenere la “casa comune” in ordine, ben ossigenata e verde può irritare gli imperi finanziari, immemori che ogni sviluppo umano deve adeguarsi a regole ben precise per tutti gli abitanti del pianeta.

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