AMAZZONIA

 Deforestazione in crescita con Bolsonaro.
Deforestazione in crescita con Bolsonaro.

Perché insistere a dismisura, secondo alcuni, su questa regione del Sud America, racchiusa da ben 9 stati: Brasile, Bolivia, Colombia, Ecuador, Guyana, Guyana francese, Perù, Suriname e Venezuela? E nonostante la sua ampiezza (6,7 milioni di Km quadrati), poco esplorata, soprattutto nelle sue zone interne, abitata da tempo immemore da tribù indigene, racchiuse da questa immensa distesa di piante visibili solo dall’alto. 

Questa regione è chiamata il più grosso polmone del sistema “terra”, con la presenza di un terzo delle riserve forestali primarie del nostro pianeta. La regione amazzonica custodisce la più grande foresta pluviale al mondo e il più ricco sistema fluviale: il rio delle Amazzoni raccoglie il 20% di acqua dolce sulla terra. La foresta (gli scienziati non hanno dubbi!) condiziona il clima dell’intero pianeta. Gli stessi scienziati calcolano che circa l’ 80% della foresta amazzonica è ancora ben conservato, ma quasi il 20% è già andato distrutto.  I vasti interessi economici, legati allo sfruttamento per l’estrazione di minerali e al disboscamento per incrementare monoculture stanno lasciando il loro segno. Oltre ai danni ambientali, producono problemi sociali con popolazioni che sono costrette a spostarsi e popolare le periferie delle città, vivendo in condizioni di sfruttamento e di miseria. Lontano dal loro habitat naturale!

La comunità cattolica ha voluto puntare il suo cannocchiale su questa regione. Desiderando di onorare diversi missionari uccisi da sicari e bande armate, senza scrupoli, al soldo di alcuni fazendeiros decisi a tutto pur di impossessarsi del territorio. E soprattutto con il desiderio di affiancare le popolazioni indigene che si battono per la difesa dei loro diritti. 

Un particolare impulso, in questa direzione, è stato dato dalla convocazione, da parte di Papa Francesco, del sinodo dei vescovi a beneficio dell’ Amazzonia. La sua mossa era stata preceduta dal cosiddetto documento di Aparecida, approvato dai vescovi di tutte le nazioni del Sud-America, in cui si dichiarava che la Chiesa deve

ricercare un modello di sviluppo alternativo, integrale e solidale, fondato su un’etica attenta alla responsabilità per un’ autentica ecologia naturale e umana, che sia radicata nel Vangelo della giustizia, nella solidarietà e nella destinazione universale dei beni; che superi la logica utilitarista ed individualista, che rifiuta di sottoporre ai criteri etici i poteri economici e tecnologici.

Si tratta di essere convinti e di agire di conseguenza, a mio parere, su tre sfide o questioni in gioco:

  1. Il primo rischio è l’attacco indiscriminato e irresponsabile con danni enormi a un ecosistema di fondamentale importanza per tutto il genere umano;
  2. Il secondo rischio è quello di ingrossare le fila di coloro che popolano in condizioni disagiate le periferie urbane;
  3. Il terzo rischio è rappresentato dalle forze esigue della Chiesa presenti sul territorio, dove le immense distese territoriali e la grande varietà di popoli e lingue usate sono ostacoli notevoli agli sforzi rivolti all’ evangelizzazione dell’ Amazzonia.

Ci auguriamo che il sinodo della Chiesa Cattolica possa (Ottobre 2019) aiutare governanti e gruppi impegnati ad affrontare con coraggio le sfide attuali della foresta amazzonica e delle loro popolazioni. Anche se ignorata dalle grosse testate o agenzie che promuovono, a parole, la comunicazione ed il rispetto delle risorse naturali del pianeta terra, la Chiesa testimonia con i fatti e con il martirio una fedeltà all’ integrità di tutto il creato. Anche in zone poco conosciute, come l’Amazzonia.

Rileggiamo con attenzione l’Enciclica del papa “laudato siì”, e facciamo in modo che trovi piena applicazione prima nelle coscienze di tutti e poi nei fatti concreti.

                            Tony Paganoni, scalabriniano

 

Mentre stavamo per pubblicare questo articolo, ci è arrivato il comunicato del CELAM (organismo episcopale latinoamericano), ne indichiamo alcune frasi:” L’Amazzonia è una regione con una ricca biodiversità, è multietnica, multiculturale e multi-religiosa, uno specchio di tutta l’umanità che, a difesa della vita, richiede cambiamenti strutturali e personali di tutti gli esseri umani, gli Stati e la Chiesa. Questa realtà va oltre il campo strettamente ecclesiastico dell’Amazzonia, perché si concentra sulla Chiesa universale e anche sul futuro dell’intero pianeta. D’accordo con il papa affermiamo che non dobbiamo lasciare che i segni della distruzione e della morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo”.

 

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