Bintou e il grande racconto di sua nonna

Da giorni il villaggio era in festa, ma stavolta Bintou
era differente, meno chiacchierona, sorrideva poco, certe volte solo con gli occhi. Non era triste, ma sembrava diversa, il suo vestito reggeva senza necessità di stringere i nodi, perché stava danzando senza scatenarsi come al solito. Nessuno stava sentendo la sua risata forte, che un tempo risuonava quando parlava con sua cugina Darà, e non fuggì con lei per un bagno nel fiume. Quando la festa finì, andò nella sua capanna, tolse le vesti festive, e andò a bagnarsi nel fiume in silenzio, senza che neppure la sua scimmietta riuscisse a farla ridere. Darà le chiese che cosa fosse successo, e Bintou disse che non era nulla. Ma la nonna della nostra amica stava osservando, trovò Bintou che guardava la luna, sospirando, e le suggerì che, nel caso Bintou incontrasse sua nipote, l’amata Keré, di dirle che provava nostalgia. A ques­te parole, Bintou abbracciò sua nonna, e le raccontò di tutto quello che aveva provato in quelle settimane, il senso di responsabilità per i segreti che le erano stati rivelati, e le-sue preoccupazioni. La nonna sorrise, e le raccontò una storia di quando lei aveva l’età della nostra piccola amica.
“Ai miei 8 anni la mamma mi portò al lago della gran­de montagna. Di questo voglio parlarti. Mia madre era la guardiana dei segreti delle anziane, e tutti gli anni passava­no una settimana presso il lago, per cogliere erbe e prepara­re medicine che curavano le nostre malattie. Era un periodo di molto lavoro, che doveva servire per il resto dell’anno: si coglievano le erbe, si lavavano, si coprivano con il fango del lago, e poi si seccavano per 7 giorni. Quando arrivai al lago, rimasi a bocca aperta: il lago luccicava dei colori del sole Che andava a dormire. L’acqua era violetta, dai toni meravi-
gliosi. La notte fu fredda, e al suono di una piccola campana, alle prime luci del giorno, ci svegliammo in silenzio, ci lavammo con l’acqua gelida del lago, e andammo a cogliere le erbe, intonando canti alla signora delle erbe, Ossaim. Le donne sapevano esattamente quali erbe cogliere, come tagliarle e come collocarle nelle gerle che pendevano dalle nostre spalle. Stendemmo dei panni bianchi e le erbe cominciarono a seccare al sole, che era spuntato da dietro la montagna. Eravamo molto stanche, e dormimmo. Nel sogno, vidi sorgere dalle acque una signora anziana, dai passi lenti, vestita di panni bianchi e dagli occhi dei colori dell’arcobaleno. Si avvicinò e sussurrò una parola nell’orecchio di ognuna. L’ultima fui io: ero molto ansiosa di udire la sua voce. Ma quando si avvicinò al mio orecchio, sentii soltanto un soffio di brezza. Ci rimasi male, e mi svegliai.
Era il giorno del mio compleanno, fui ricevuta con una festa. Devo aver avuto un comportamento insolito, durante la festa, visto che mia madre mi chiese cosa non andava, perché non sembravo felice. Allora le raccontai del sogno, e della delusione di non aver ricevuto una parola dalla vecchia signora. Non mi ha detto nulla perché sono ancora bambina? Bisogna che smetta di esserlo, dissi. Mia madre mi accarezzò e disse che non era il caso di ostacolare il proprio tempo, che non si può intendere tutto e subito. Non ci sono medicine migliori del sorriso di un bambino, non esiste situazione che non diventi buona con la presenza dell’amore di un bambino. Allora, sii la figlia di 8 anni che tu sei, continua a giocare e saltare, e a fare la tua parte in famiglia. E, quando crescerai, non dimenticare di quello che sei adesso, perché in molte situazioni avrai
bisogno della bambina che sei ora. Quando il peso della vita adulta arriverà, cerca le soluzioni come fanno i bambini, ridi dei tuoi errori, credi in te, mantieni la fiducia in te e negli altri, ricomincia dopo gli errori, come un bambino fa con i suoi giochi. Così, capirai che ci sono momenti in cui bisogna tornare a fare le cose come i bambini per risolvere i problemi degli adulti. Torna a ridere e giocare, la tua infanzia ti aspetta”.
Bintou baciò e abbracciò sua nonna, e poi corse nel suo lettino. Pensò tanto alle parole che aveva sentito, riflettendo sul fatto che le tante vite che lei sentiva dentro di sé dovevano manifestarsi solo al momento giusto. Pia­no piano si addormentò, con il sorriso sulle labbra.
L’indomani Bintou fu la prima ad alzarsi, chiamò Darà per cogliere frutta. Poi andarono al fiume, colsero manioca con la famiglia, e terminarono il gior­no facendo bambole di fango presso l’albero del serpente, luogo pericoloso e proibito. Bintou e Darà andarono a cuocere nel forno le bambole. Qualcuna di queste scoppiò nel forno, sporcando la casa. Così, le due cugiriette furono messe in castigo, a raccogliere legna con i fratelli. Ma la nonna di Bintou osservava felice, ed ebbe la certezza che l’amata Keré era davvero tornata.

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