CIAO LOTTE

Lotte Dann Treves e Andrea Cantaluppi

Non ha mai voluto che qualcuno o qualcosa le impedisse di essere uno spirito libero che combatte per le cose che ritiene importanti per se e per gli altri.

Così, stufa di essere prigioniera di un corpo che pericolosamente diventava sempre più decadente, ieri notte ha deciso di lasciarlo e di andarsene dove lei vuole.

Non ha più voluto abitare un involucro che racchiudeva una sensibilità unica, una ironia amabile, una fantasia galoppante. D’altro canto, dopo 105 anni, ci si può permettere il lusso di fare una sonora pernacchia al tempo che passa se questo non si dimostra galantuomo, ma soltanto un intollerabile prepotente.

Lotte ha arricchito chiunque avesse incontrato.     Narrava con semplicità e quasi scusandosene, la sua straordinaria vita. Da giovane birichina in una Germania che andava sempre più incupendosi, a brillante laureata, tra le prime in Italia, in medicina. Costretta a fuggire dalle leggi raziali mussoliniane in quella piovosa Londra dove incontrò il suo Uomo, voce di una Italia antifascista che avrebbe poi contribuito alla formazione della nostra Costituzione. Sperimentatrice in laboratori di ricerca a traduttrice di testi scientifici.

Discreta, attenta, disponibile, ma inflessibile sulle proprie convinzioni.

Circa due anni fa ho avuto il piacere di accompagnarla ad un incontro con alunni delle medie. Incredibile ma vero, quei ragazzi riuscirono ad ascoltare la sua flebile e ironica voce che narrava a loro la sua e la loro storia per oltre due ore attenti e partecipi.

Ah detto basta. Non ha voluto funerali. Ha preteso insistentemente che, dopo la cremazione, venisse accompagnata presso la tomba di Paolo, quell’uomo, marito e padre di Claudio che è sepolto nel cimitero monumentale milanese dedicato alle persone illustri.

Tornerà a dargli tormento sollecitandolo a fare cose, ma sempre con quel garbo di stampo inglese al quale tutto si perdonava.

Sono contento di averti conosciuto e di avermi dedicato momenti della tua vita.

Un abbraccio delicato a te e uno fortissimo al tuo Claudio.

 

Andrea Cantaluppi

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