Alle poesie complete di Antonio Machado

(alle poesie complete di Antonio Machado)

 

 

Vorrei lasciare in questo libro

tutto il mio cuore.

Questo libro che ha visto

con me i paesaggi

e vissuto ore sante.

Che pena quei libri

che ci riempiono le mani

di rose e di stelle

e lentamente passano!

Che tristezza profonda

guardare i pannelli

di pene e dolori

che un cuore porta!

Veder passare gli spettri

di vite, che si cancellano,

vedere l’uomo nudo,

in Pegaso senz’ali.

Vedere la vita e la morte,

la sintesi del mondo,

che in spazi profondi

si guardano e si abbracciano.

Un libro di poesie

è un autunno morto:

i versi son le foglie

nere sulla bianca terra,

e la voce che li legge

è il soffio del vento

che li affonda nei cuori

-intime distanze-

Il poeta è un albero

con frutti di tristezza

e con foglie secche

per pianger ciò che ama.

Il poeta è il medium

della Natura

che spiega la sua grandezza

con le parole.

Il poeta capisce

Tutto l’incomprensibile,

e chiama amiche

cose che si odiano.

Sa che i sentieri

son tutti impossibili,

e per questa notte

li percorre con calma.

Nei libri di versi,

fra rose di sangue,

passano le tristi

e eterne carovane

che lasciano il poeta,

quando piange la sera,

circondato e stretto

dai suoi fantasmi.

Poesia è amarezza,

celeste miele che sgorga

da un invisibile favo

che fabbricano i cuori.

Poesia è l’impossibile

fatto possibile. Arpa

che invece di corde

ha cuori e fiamme.

Poesia è la vita

che attraversiamo in ansia

aspettando colui che porta

la nostra barca senza rotta.

Dolci libri di versi

sono gli astri che passano

nel muto silenzio

verso il regno del Nulla,

scrivendo nel cielo

strofe d’argento.

Oh! Che pene profonde

e mai riparate,

le voci dolenti

che cantano i poeti!

 

Vorrei in questo libro

Lasciar tutto il mio cuore…

 

                                                         7 agosto 1918

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(a las poesias completas de Antonio Machado)

 

Dejarìa en este libro

toda mi alma.

Este libro que ha visto

conmigo los paisajes

y vivido horas santas.

Qué pena de los libros

que non llenan las manos

de rosas y de estrellas

y lentamente pasan!

Qué tristeza tan honda

es mirar los retablos

de dolores y penas

que un corazòn levanta!

Ver pasar los espectros

de vidas que se borran,

ver al hombre desnudo

en Pegaso sin alas.

Ver la vida y la muerte,

la sìntesis del mundo,

que e espacios profundos

se miran y se abrazan.

Un libro de poesìas

es el otono muerto:

los versos son las hojas

negras en tierra blancas,

y la voz que los lee

es el soplo del viento

que les hunde en los pechos

-entrenables distancias-

El poeta es un àrbol

con frutos de tristeza

y con hojas marchitas

de llorar lo que ama.

El poeta es el médium

de la Naturaleza

que explica su grandeza

por medio de palabras.

El poeta comprende

todo lo incomprensible,

y a cosas que se odian,

él, amigas las llama.

Sabe que los senderos

son todos imposibles,

y por eso de noche

va por ellos en calma.

En los libros de versos,

entre rosas de sangre,

van pasando las tristes

y eternas caravanas

que hicieron al poeta

cuando llora en las tardes,

rodeado y cenido

por sus propios fantasmas.

Poesìa es amargura,

miel celeste que mana

da un panal invisible

que fabrican las almas.

Poesìa es lo imposible

Hecho posible. Arpa

que tiene en vez de cuerdas

corazones y llamas.

Poesìa es la vida

que cruzamos con ansia

esperando al que lleva

sin rumbo nuestra barca.

Libros dulces de versos

son los astros que pasan

por el silencio mudo

al reino de la Nada,

escribiendo en el cielo

sus estrofas de plata.

Oh, qué penas tan hondas

Y nunca remendiadas,

las voces dolorosas

que los poetas cantan!

 

Dejarìa en el libro

Este toda mi alma…

 

Federico Garcìa Lorca                                                                              7 de agosto 1918

 

     

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