Seisen balla

Seisen ha un lungo corpo.

La sua testa rasata

minaccia la luce del cielo

e i suoi piedi arrivano giù

fino alla cantina delle mele.

Quando balla per noi

a una delle nostre rare

feste,

la sala da pranzo,

con il suo carico di monaci senza peso

e di monache,

ondeggia intorno alle sue anche

come un Hula Hoop.

I venerabili antichi pini

d’un colpo si liberano del loro impegno di sentinelle

e si lasciano coinvolgere,

così come le montagne di San Gabriel

e le piatte città

di Claremont, di Upland

e l’Inland Empire.

Un oceano parla all’altro

dicendo Ma che diavolo

andiamo anche noi, svegliamoci.

La Via Lattea disfa i suoi raggi

per aderire alle anche di Seisen,

e così fanno i mondi lontanissimi

e i mondi mai nati,

per non citare i buchi più che neri

dell’anti-materia pensierosa,

o gli oggetti mentali fluttuanti

come questa poesia,

che sputtanano l’atmosfera.

Tutto ruota intorno ai suoi fianchi,

e a ciò che i suoi fianchi racchiudono;

tutto è illuminato dal suo volto,

dalla sua espressione senza padroni.

E infine c’è quel pazzo sofferente

qui, no, qui

che pensa che

Seisen sia comunque una donna,

e vuole andare a mettersi in un posto

in cui Seisen non Danza.

 

Leonard Cohen

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